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26 ottobre 2024

I fotografi professionisti si appiattiscono verso il basso con le banalità del cliente

 In questa società fatta di apparenza, maschere, conformismo e chi più ne ha più ne metta, nessun fotografo professionista (a parte le solite eccezioni) decide di osare e dire la propria.

Tutti si limitano, infatti, a fare il loro compitino da bravo studentelli e chierichetti.

"Il cliente vuole le foto così e gliele faccio così".

Allora dillo prima, sin da subito anzi, che non sei un vero fotografo, ma solo un impiegato/operaio della fotografia.

Un cliente, ancora meglio sarebbe un committente, deve venire date perché vuole avere delle immagini che solo tu sai creare perché hai una certa visione, fantasia, ecc.

Invece no, il cliente arriva e già sa quello che vuole.

"Aaaah - dico io - è arrivato l'esteta".

Invece no, spesso è solo un freddo manager, che se davvero fosse esperto di immagine, arte e comunicazione, farebbe altro, invece se fa il manager sarà esperto di altro, perciò di immaginare deve lasciare parlare e fare il fotografo (o videomaker) assoldato per l'occasione.

Se da una parte c'è una clientela che vuole fotografie banali, ecco però che dall'altra parte c'è una pletora di fotografi che vuole ottenere qualche €uro sicuro e per farlo deve accontentare, ma soprattutto assecondare il cliente di turno:

questa massa di fotografi non osa, non propone, non sperimenta, ma si appiattisce verso il basso.

25 ottobre 2024

Clamoroso errore dei fotografi ritrattisti

Quando si realizzano dei ritratti, siano essi in studio con uno sfondo bianco o ambientati in qualsiasi posto, sia in un interno che in esterno, bisogna non dico conoscere chissà quanto il soggetto, cioè la persona da ritrarre, ma cercare di comprenderla, analizzando il suo viso, la sua postura, il suo sguardo, chiedendole varie cose sulla sua vita, sui suoi pensieri, ecc., e poi bisogna...

LASCIARLA LIBERA DI ESPRIMERSI.

Insomma, bisogna RACCONTARE una persona attraverso un singolo ritratto (o una manciata di fotografie).

Invece, cosa accade nella maggioranza dei casi?

Che il cosiddetto ritrattista, non fa altro che mettere a posto le luci, sceglie una buona inquadratura, e alla fine se è tutto corretto, se ha seguito le regolette, lui si sente alquanto soddisfatto, quando invece la foto è da buttare, perché la fotografia è FREDDA, in quanto il soggetto pare un pezzo di legno, si nota un distanza abissale tra lui e il fotografo.

Quello che molti fotografi non comprendono è che la tecnica è soltanto la base, poi bisogna avere cose da dire, bisogna volerle dire, bisogna far esprimere il soggetto, altrimenti il ritratto sarà soltanto della luce e dello sfondo, non della persona!

Prima di pensare a come fare la foto tecnica, bisogna pensare a come fare per far risaltare ed esaltare il soggetto.

Ci vuole un pizzico di intraprendenza, di visione, di coraggio, bisogna osare, altrimenti viene fuori una foto piatta e fredda.

Perciò smettetela di dire al soggetto di mettersi così e cosà e basta. 

Non siate ridicoli e penosi!

Se vi piacciono le regolette, la tecnica, ecc., ci sono tanti altri lavori in cui vi troverete sicuramente bene, ad esempio potreste andare a fare gli ingegneri o i commercialisti. 

Nessuno vi obbliga a fare i fotografi e la fotografia può benissimo fare a meno di voi!

24 ottobre 2024

Basta immagine standardizzate per la tua attività

Tutti i vari negozi, locali, tutte le varie attività in generale, vogliono mostrarsi al meglio anche attraverso la fotografia e/o il video.

Bene, anzi, ottimo.

Peccato che si comportino tutte allo stesso modo, sia quelli che fanno da sé, sia quelli che si rivolgono alle varie agenzie (siano essere fotografiche che web o di 'comunicazione'), ottenendo un servizio standardizzato con immagini mediocri, non perché fatte male, ma perché prive di idee e di voglia di osare.

In pratica, sono poche le attività che si sentono libere di esprimersi, infatti la maggioranza di uniformizza, col risultato che le fotografie di un locale saranno totalmente uguale a quelle della concorrenza, rendendole le varie attività indistinguibili, se non per com'è fatto il locale e ciò che offrono (cosa che non sempre avviene perché non solo le immagini saranno simili, ma pure i locali e ciò che viene venduto, perché tutti hanno paura di vendere ciò che i rivali non vendono, vogliono andare tutti sul 'sicuro').

Della tua attività deve venire fuori l'anima, non immagine preconfezionate, standardizzate.

21 ottobre 2024

Il vero Fotografo scrive con la luce come uno SCRITTORE

Tanti fotografi non sono appassionati di fotografia, ma di attrezzatura, di regole, di tecnica e della replica + o - esatta della realtà che 9 volte su 10 è la parte migliore del mondo o quella all'opposto (nel 1° caso vogliono edulcorare un certo territorio leccando il ciapet al mondo del turismo, nel 2° caso vogliono attirare l'attenzione con lo scandalo, il sangue, ecc.).

Non c'è mai la voglia di approfondire, che ne so, la mediocrità come hanno fatto per decenni Martin Parr e Gabriele Basilico (il primo ha ritratto i vari comportamenti della massa consumistica scivolata sempre più verso il basso, il fondo, senza mostrare mai la volontà e la grinta per cambiare la propria vita, figurarsi il mondo; il secondo le periferie mai inquadrate dagli altri fotografi, facendole vedere e facendocele leggere bene, in maniera chiara, totale, donando loro dignità).

La maggioranza dei fotografi non ha un concetto da approfondire, una visione del mondo da mostrare, ma si limita ad eseguire un compitino sentendosi brava, solamente perché brava tecnicamente, come la fotografia fosse una materia scientifica, come se un fotografo fosse un ingegnere.

Ma Fotografia significa SCRITTURA CON LA LUCE!

Uno scrittore scrive con la penna, ma nessuno pensa che possa mai mettersi a scrivere di penne o di fogli, ma ci si aspetta che approfondisca vari aspetti della vita.

Quindi ecco che io sono convinto che un Fotografo (con la F maiuscola non a caso), debba ESPRIMERSI, debba dire la sua, e lo può fare sia riprendendo la realtà, sia creandola in studio, prendendo modelli, persone, facendogli fare determinate cose, scene, creando situazioni (no, non le stupidissime pose che vengono solitamente fatte fare alle pseudo modelle).

Quando un cliente o ancor meglio un committente si rivolge ad un fotografo, cosa succede?

Nella maggioranza dei casi, purtroppo, succede che c'è una richiesta BEN CHIARA, col PH di turno che deve limitarsi a creare una cosa decisa da un altro, ma in certi casi, ecco che il cliente o committente CHIEDE ESPRESSAMENTE AL FOTOGRAFO di creare una o una serie di immagini fotografiche NUOVE e ORIGINALI, ideate a realizzate da lui.

Nessuno andrebbe mai da uno scrittore per dirgli cosa scrivere.

Non si capisce perché un cliente va da un fotografo per dirgli cosa ritrarre e magari pure come.

In conclusione, dal mio punto di vista, un Fotografo per creare delle immagini e affinché siano 'importanti', deve allontanarsi dall'idea di fotografia del cliente di turno, così come deve stracciare le regole del marketing, altrimenti verranno fuori soltanto fotografie di basso livello, basate su NON-IDEE di bassa lega, perché incentrate sul perbenismo, sul conformismo, convinti che così sarà possibile ottenere il consenso della massa a cui ci si rivolge.

Ma immagini prive di personalità, perfettine, pulitine, fighettine, non attireranno mai l'attenzione del pubblico, sia esso massa o nicchia.

In sintesi, un fotografo deve diventare/essere un AUTORE, perciò deve PENSARE e CREARE.

Chi non pensa e non crea non è un fotografo, ma un mero replicatore della realtà senza arte né parte.

"Eh ma anche Basilico replicava", sì, ma primo replicava a suo modo, sempre nello stesso modo, e secondo dietro c'erano fior studi, pensieri, concetti, visione, sensibilità.

11 ottobre 2024

Un VERO Fotografo se ne frega delle macchine fotografiche

Quando sono in giro a realizzare servizi fotografici o anche quando faccio foto per i fatti miei, ogni tanto mi capita di incontrare persone che mi dicono:

"Anche io sono un appassionato di fotografia!"

E io penso sùbito: "Ma io sono un appassionato di fotografia o delle immagini fotografiche? Uhm, direi delle seconde! Stai a vedere che ora mi parlano delle..."

Loro: "Ho una Yashica, Contax, Canon, Fuji, Nikon XYZ 2730 del 1974 bla bla bla bla"; "Aaaaah bei tempi quando si sviluppavano i rullini e le lastre"

Scusate, ma quella non è FOTOGRAFIA, quella è roba meccanica, è tecnica, è chimica, non c'entra nulla col CREARE fotografiche, con l'ESSERE dei fotografi, ovvero gente che SA VEDERE o che sa CREARE.

Non a caso sono tutti rimasti amatori della domenica.

21 settembre 2024

Saper fotografare non vuol dire saper sviluppare rullini

Oggi ho incontrato un conoscente che negli anni 80 lavorò come fotografo, penso come assistente, nello studio di un fotografo torinese ancora sul mercato.

Si è rivelato molto esperto, davvero molto bravo, ma... te pareva se non mi cadeva sulla tecnica!

In pratica dal punto di vista tecnico era sicuramente eccezionale, ma la fotografia, come dico sempre, non è tecnica, perché questa serve per avere una buona base. La fotografia è... prendere la realtà e farla propria, farsi un autoritratto attraverso la realtà, mostrarla con i propri occhi aka il proprio cervello, le proprie idee. Significa selezionare, scegliere, optare per una cosa anziché per un'altra per ben determinati motivi o semplicemente perché la nostra mente predilige in automatico una certa cosa.

Questo signore, alla fine del nostro discorso, giustamente non è andato a parare sullo sviluppo dei rullini?

Ehhhhhhhhh una volta c'era da fare una gran bel lavoro con lo sviluppo dei negativi!

Ma meno male che oggi ci sono i programmi al computer, dico io.

Oggi poi per modo di dire, dato che stiamo parlando di almeno 20 anni di fotografia digitale!

27 luglio 2024

La gioia di fotografare

A tante persone piace fotografare, anche se non si sa bene cosa o chi, e ne vorrebbero fare una porofessione di questa cosiddetta passione.

Peccato che molti professionisti non siano molto felici del loro mestiere, in quanto magari sognavano certe cose e invece svolgono servizi ripetitivi.

Ma il problema sta nella loro testa, nella loro mente, primo perché é impossibile svolgere tutti quanti certi super servizi, secondo perché per essere felici bisogna esserlo dentro indipendentemente da ciò che succede fuori, da dove siamo, da quanto veniamo pagati, ecc.

O c'è quella certa energia vitale intrinseca, o non c'è.

E se non c'è, la felicità può venire solo causa terzi, ma sarà alquanto passeggera.

Ci dev'essere una sorta di gioia quando si guarda il mondo, anche un piccolo pezzo di mondo, mentre tutti invece cosa fanno? Guardano la loro attrezzatura, badano ai dettagli tecnici, se ne fregano del loro occhio, della loro visione, della loro mente che potrebbe 'farsi un ritratto' attraverso le loro foto.

Come dice il mitico Franco Fontana, ogni giorno bisogna alzarsi e rimanere agganciati all'adolescenza, perché diventi vecchio appena la perdi.

"Perdere l’adolescenza vuole dire perdere il senso del gioco, del divertimento, l’amore per la vita."

E di persone non ancora vecchie ma che in realtà lo sono, ne conosco, e sapete perché? Perché hanno voluto distaccarsi dall'adolescenza, periodo in cui si vogliono conoscere tante cose, ci si esprime davvero molto in diversi modi e si guarda il mondo in modo attivo e acuto, con occhi belli vivaci.

25 luglio 2024

Il copyright vale anche per i video su Repubblica.it?

Ho appena letto che Microsoft dovrà versare dei soldini al quotidiano la Repubblica per via dell'uso di alcuni articoli nel suo sito/motore di ricerca Bing.

Mi pare giusto.

Ma ho una domanda:

i diritti d'autore verranno riconosciuti anche agli autori dei vari video che proprio Repubblica prende dalla rete senza pagarli, per poi proporceli con tanta e bella pubblicità prima che inizino, quindi guadagnandoci?

14 giugno 2024

Non mi piace fotografare gli eventi

Quando sento il termine 'Evento' mi viene in automatico la nausea.

Non ho mai capito perché, ma finalmente ce l'ho fatta.

Infatti, dopo tanti eventi a cui non ho partecipato, l'altro giorno ho optato per andare a vedere le auto della 1000 Miglia arrivate a Torino.

Non l'avessi mai fatto.

Pieno zeppo di gente che fotografava con altri di fianco o davanti, in pratica facevano tutti le stesse foto (il che non è per forza detto, perché quando mi recai a Venezia per il Carnevale, fotografai la gente normale dallo sguardo un po' triste, operatori ecologici e immondizia, scarpe strane, gente che fumava e appunto gruppi di fotografi assembrati intenti a fotografare la stessa maschera), per non parlare di chi stava sempre in piedi facendo le foto in verticale col telefonino. 

Lì ho proprio visto la morte della fotografia!

Come dire: "Massì, c'è il telefonino che fa tutto, io posso stare col cervello spento!"

Ormai la gente non si impegna neanche più per fare bene una foto. 

A me gli eventi non piacciono perché tu fotografo non decidi niente e neanche puoi 'dire' qualcosa di tuo, in quanto sei totalmente passivo, proprio come durante le manifestazioni sportive o i congressi, ecc..

Posto, orario di inizio e fine, orario in cui far partire le varie cose, luce/luci, soggetto, abbigliamento, colori, posture, 'storytelling' e qualsiasi altra cosa su cui in altri ambiti puoi mettere mano, lì negli eventi scompare.

Devi fare il reporter.

Ma che ci vuole a fare il reporter? Vai lì dove già sai che succederà qualcosa e fai clic a ripetizione come tutti. Poi, certo, puoi fare molte foto migliori di quelle altrui, ad esempio avvicinandoti ai soggetti, ma rimangono pur sempre foto di fatti evanescenti e in cui non hai applicato alcun concetto esistenziale che invece possiamo rintracciare ad esempio nella fotografia urbana alla Gabriele Basilico.

La stessa vacuità di pensiero che alla fine possiamo ritrovare anche nelle fotografie di reportage impegnato in cui compaiono poveri sotto i portici o bambini africani. 

Si tratta di soggetti facili con cui colpire la massa, sentendosi buoni, ma non si fa altro che rinfacciare a queste persone la loro condizione, senza però poter offrire una soluzione, ritenendoli per forza sfortunati, quando magari molti bimbi africani sono felici pur non avendo i computer e le scarpe firmate perché stanno sempre all'aria aperta con gli amici mentre noi soffochiamo isolati dentro 4 mura, così come i senza tetto, dato che molti di loro hanno proprio scelto quella vita lì. E noi 'normali', invece, sempre a catalogare e a reputare inferiori i 'diversi'.

Tutt'altro spessore, invece, le foto di chi vuole esaltare stili di vita diversi. Quelle sì che mi piacciono, proprio perché si nota davvero il rispetto e una mentalità aperta.

13 giugno 2024

Il fotografo è un autore

Il fotografo, quando è un professionista dell'immagine, deve immaginare e creare una nuova immagine.

Per questo motivo dico che il fotografo deve essere un autore.

E per esserlo non conta l'attrezzatura, che la si può sempre noleggiare o farla usare da qualcun altro, così come non conta l'esperienza, conta invece l'immaginazione, il pensiero, l'autorialità.

Si fa presto a dire: "Io sono un fotografo perché con le macchine fotografiche ci lavoro dal 1980, mentre oggi bla bla bla"

Chi dice così è chi in realtà si limita a banali aspetti tecnici e spesso, purtroppo, per sopperire all'autorialità usa pessimi espedienti tipo far virare i colori sul seppia, trasformare le foto in bianco e nero lasciando a colori i fiori degli sposini e altre cavolate simili.

A questa gente frega niente di avere un pensiero, di voler dire qualcosa. Gli basta soltanto fare clic e si sentono realizzati perché in cambio gli danno qualche soldino.

Sito personale

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