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30 dicembre 2017

Ho la passione della fotografia. E con la tua passione neanche mi ci pulisco il culo!

Molti si affacciano nel mondo professionistico della fotografia parlano della loro passione.

Della loro passione alla gente frega meno di zero.

Questo perché i possibili acquirenti di fotografie/servizi fotografici, vogliono i risultati, vogliono una mole di fotografie di alto livello al pari di quello dei veri professionisti.

Inoltre ci sono generi molto richiesti dalle aziende, verso cui è praticamente impossibile nutrire passione.
Penso allo still-life.

Vorrei sapere se chi parla di passione, ha uno sguardo sincero e unico o se invece ha uno sguardo corrotto dalle immagini posate pubblicitarie.
La propria cultura, la storia dell'immagine e il proprio sguardo sono cose troppo importanti, molto più della passione che di per sé non vuol dire niente, se non che ti piace fare click e guardare le tue foto.

La fotografia professionale non è un discorso onanistico.
Anzi, è consigliato guardare molti lavori degli altri pro e valutare con occhi critici i propri lavori.

Un finto pro lo riconoscete non tanto dalle foto mosse, quanto dal riempire costantemente il web di sue foto, peggio ancora se le firma a caratteri cubitali.

SIAMO TUTTI FOTOGRAFI. POCHI SONO I VERI PRO!

Ormai è ben risaputo che tutti quanti possono essere dei fotografi perché l'acquisto e l'utilizzo di materiale fotografico è praticamente alla portata di tutti.
Certo, la maggioranza delle persone non potrà o non vorrà acquistare attrezzatura costosa o altre cose di cui magari ignora l'esistenza, ma in certi ambiti può andare bene anche attrezzatura base.

Molti pensano di diventare dei fotografi professionisti semplicemente perché fanno delle belle fotografie. Ma facendo i paragoni tra i diversi corpi macchina e le lenti, ecco che viene fuori una cosa assurda: secondo loro, alla fine, il più bravo è quello che spende di più.

Questa tesi è ovviamente una stronzata facilmente confutabile, al pari di quella che ci vuole tutti fotografi.

Sulla carta TUTTI possono diventare dei professionisti perché non ci sono calcoli astrusi da fare, non si devono superare esami, pagare licenze, ecc., ma nella TEORIA ecco che bisogna approcciarsi alle richieste del mercato e dei clienti. Inoltre bisogna conoscere la STORIA dell'IMMAGINE fotografica, i trend attuali e le opere dei fotografi contemporanei più famosi, per capire che tipo di immagine realizzare già da domani, senza dormire sui presunti allori.

Se la professione del fotografo significasse riprendere delle margherite, dei girasoli, dei segnali stradali, il tramonto e cose di questo tipo, allora i professionisti dovrebbero davvero preoccuparsi del digitale.
Invece la realtà è ben diversa, perché nel professionismo bisogna badare a ciò che fa egregiamente la concorrenza, bisogna diventare bravi come i più bravi e poi bisogna differenziarsi, non certo sul prezzo, per poter ambire ad ottenere una facoltosa e buona clientela.

Quando si diventa un professionista bisogna approcciarsi a generi fotografici a cui un dilettante non si approccerebbe mai. Penso ad esempio allo STILL-LIFE. Oppure al reportage di eventi.
Solitamente chi scatta foto per passione lo fa di domenica per riprendere cose belle che lo circondano: bambini, animali, tramonti, qualche fiore, ecc. Magari farà qualche foto agli eventi, ma un professionista non ne fa alcune, ne fa per ore e di tutti i tipi, ad esempio foto panoramiche, ritratti, reportage vero e proprio stando nel vivo dell'azione, ecc. Mentre nello still-life c'è tutto un lavoro di oggetti da posizionare perfettamente, di luci (anche da riflettere) e ombre (da eliminare).

Ogni giorno è un duro giorno per il professionista, non perché ci sono tanti amatori che si credono dei professionisti e che tentano di entrare nel mercato, bensì perché bisogna lavorare tanto e bene, trovando le parole giuste per distinguersi.


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