Ci fu un tempo in cui gli street photographers ricercavano la poesia nel quotidiano, l'armonia dei gesti, le divertenti combinazioni, i contrasti fra i diversi tipi di persone che s'incrociavano per caso nei centri delle metropoli, il tutto unito da un'accurata composizione ed esposizione. Tra questi figurano sicuramente Bresson - link - e Doisneau - link - (questo fece una foto - link - che oggi lo condannerebbe alla gattabuia a vita per pedofilia...altri tempi!).
Vennero "spazzati via" da fotografi più crudi, che ricercavano la vera vita quotidiana, con le sue sofferenze, ingiustizie, miserie, banalità senza fine, ripetitive...insomma una vita grigia e senza futuro. Fra questi cito Robert Frank, famoso per il libro di metà anni 50 dal tito "Americans" e Walker Evans. Se il primo ci faceva entrare maggiormente nella vita delle persone ritratte in giro per gli U.S.A., come in queste 2 foto - link1 e link2- , il secondo, invece, aveva un rapporto più freddo con l'ambiente circostante: era più descrittivo per mostrare chiaramente, con poca soggettività, le condizioni di vita delle persone di certi territori poco conosciuti degli U.S.A., senza creare un legame fra lo spettatore e il soggetto che avrebbe influenzato troppo portando il primo al provare pietà - link -.
Negli anni 60, invece, ci fu il ritorno nelle città, nei centri, infatti dei nuovi street photographers come Gary Winogrand bazzicavano le grandi metropoli come New York, fotografando i cambiamenti nella società, fotogrando persone sulle quali non gravava più la crisi economica (che fu un enorme fardello per i soggetti dei 2 fotografi citati prima), evolute nei costumi (minigonne presenti già prima del 68, coppie vivaci, rampanti managers - link1 e link 2 - ed ovviamente tutto il resto dell'umanità che si ritrova in città per cercare di avere un pò di visibilità e speranza - link -), persone quasi di un altro mondo, a volte alienate, alienazione visibile anche in certe fotografie dei sobborghi, in cui solitari bambini e mamme sembrano avventurarsi senza motivo e senza troppo convinzione fuori dal loro mondo ovattato perso nel nulla - link -.
Nei 70 queste ricerche sugli "usi e costumi" del popolo occidentale, vennero svolte con l'ausilio del colore, sdoganato nell'arte fotografica da William Eggleston, che infatti fu il primo ad esporre stampe a colori, modalità prima relegata alle cartoline e alle pubblicità, quindi considerata volgare. Con lui la street si evolve, infatti, oltre al già citato colore, abbiamo ritratti oggetti di uso quotidiano prima relegati in seconda fila, se non addirittura non raffigurati - link1 e link2 -.
La ricerca dei simboli, delle cose, che rappresentano al meglio l'uomo medio contemporaneo porterà alla crescita del famoso Martin Parr - link -, esploso fra gli anni 80 e 90, ed ora membro della famosissima agenzia Magnum, impegnato a ritrarre le masse di turisti e la classe media in UK come nel resto del mondo, con un fare da catalogatore, quasi maniacale, con colori iper saturi quasi come se fosse impegnato più a fotografare oggetti per pubblicità che persone, essendo queste omologate sia negli acquisti che nei comportamenti.
Si noti dunque, come la fotografia col passare delle decadi, sia diventata uno strumento di studio sociale: inizialmente si ricercava la bellezza, dopodichè i problemi, dopo ancora le banalità, per chiudere il cerchio nei modi di fare ripetitivi della massa.
Quale può essere il prossimo passo, nel caso il cerchio non sia ancora chiuso?
Io però, e qua forse esagero, per street intendo anche quelle fotografie che mostrano l'ambiente contemporaneo senza alcuna presenza umana per mostrarci, sia oggettivamente che oniricamente, i luoghi più angosciosi con i quali abbiamo a che fare ogni giorno.
La quotidianità (e la sua banalità) è quindi un filo logico che unisce i fotografi di diverse generazioni e potrei includere, fra questi paesaggisti che escludono quasi sempre figure umane, se non per ben determinati progetti, Robert Adams (nessuna parentela col famosissimo Ansel Adams) - link -, Atget - link - e Brassai, il più romantico con le sue visioni di Parigi - link1 e link2 -. Il primo è intento nel perseguire una visione oggettiva ("bisogna essere oggettivi per non diventare oggetti"), il secondo nel ritrarre le architetture e il terzo notturni con nebbie e luci squarcianti affiancate al buio più totale di parchi e vie cittadine.
Come si sta evolvendo la street? E come le foto notturne? Saranno ammesse nella storia della fotografia le foto più oscure e realizzate velocemente, poco descrittive, che lasciano trapelare un'anima spettrale dai luoghi senza storia, senza arte nè parte? E se invece, entrassero nell'arte fotografica, ricerche notturne incentrate su tanti colori, essendo noi abituati a vedere periferie buie e centri storici ritratti con una dominanta giallastra?
La notte è fantastica, ti mette a disposizione un mondo prima pieno di persone e auto, di colori facili da cogliere, proprio perchè prima c'è il giorno.
Questi sono i miei ultimi notturni, freschi freschi:





O forse il futuro sta nel ricreare virtualmente (non per forze tramite computer-grafica) le scene del mondo reale ritratte nel passato dai grandi della fotografia?Esempio con i Lego: link. La foto originale - link - è di Bresson.
Se qualcuno avesse idee e suggerimenti in merito non ha che da commentare, idem nel caso io abbia commesso errori riguardanti i vari fotografi.
6 commenti:
ma le chiami foto tu questi mossi?
Chiamale non-fotografie se vuoi.
Sono visioni notturne, nate da una mia volontà, non fatte a caso, visioni personali ma al naturale, che esprimono la solitudine ed anche il mistero della notte.
Certamente possono non piacere, ma il tuo commento è alquanto banale...
"Ma lo chiami cantare, questo?" (uno a caso su Bob Dylan)
Se tu mi conoscessi abbastanza, sapresti che a volte rifuggo espressamente la rappresentazione perfetta, nitida del reale di cui altre volte mi servo per scopi ben precisi.
Ogni cosa a suo tempo.
E c'è il tempo per lo sguardo oggettivo e quello per lo sguardo soggettivo.
Scusa con il ritardo con cui rispondo al tuo commento... le foto di paesaggio urbano sono belle...una veramente notevole: bridgeparking.jpg
complimenti
Ciao, grazie!
Se ti va qui ne trovi altre, è una mia vecchia pagina:
http://www.danximage.com/indexurban1.html
Anzi, vai qua:
http://www.danximage.com/09/urban/ar01.html
http://www.danximage.com/09/urban/ur01.html
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