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25 dicembre 2010

17 dicembre 2010

I giornali rovinano la fotografia


Le prime pagine dei giornali, soprattutto dei quotidiani, presentano spesso fotografie riguardanti o il maltempo con bufere di pioggia e neve, o scontri fra manifestanti e polizia, o primi piani di vip.


Nei primi due casi vediamo fotografie scioccanti, ma in tutti i casi (compreso quindi anche il terzo qui citato e tanti gli altri) ci si attiene all'attualità, quindi la fotografia non deve presentare altri messaggi, per questo dev'essere forte, eccitante all'occhio e al cuore, più che alla testa che non sarà portata a riflettere ma a preoccuparsi di quel dato recente evento o ad entusiasmarsi, non ci devono essere messaggi generali sulla condizione umana, ad esempio.
Il lettore non potrà fare altro che rimanere in superficie, perchè è lì, sulla superficie, che c'è il messaggio e purtroppo questo tipo di foto sono quelle che la fanno da padrone e "influenzano" il mondo in cui la gente guarda anche alle fotografie "artistiche".

Il dramma più grave è l'evento appena accaduto.
Non si mette in relazione nulla, non si relativizza.


Non c'è poesia in queste fotografie, realizzate (anzi, scattate) da un professionista così come dal primo che capitava da lì, fotografie che non fanno evolvere la massa che infatti rimarrà sempre legata al concetto di bellezza (perlomeno in fotografia) che pretende di reputare "bello" ciò che risulta essere bello.
Mi spiego, un uomo medio non potrà non trovare bella la fotografia di un tramonto, di un cane, di un fiore, per il semplice fatto che è il soggetto ad essere bello (anche se in realtà queste tre cose sono normali perchè presenti da sempre) e gli mostra il suo, e di tutti, mondo ideale, così come sempre questo fantomatico uomo medio troverà scioccanti le immagini citate all'inizio, immagini di fatti che in realtà sono anch'essi normali: da quanti millenni gli uomini si scontrano? E da quanti miliardi di anni ci sono tempeste sulla Terra?

16 dicembre 2010

L'ambiente è il nostro dio

Guardando questa fotografia, sicuramente scattata con le lacrime agli occhi da parte di Amy Helene Johansson in India nel 2009 e chiamata "Unsafe Journey" (io avrei scelto "Unsafe Life"), ho pensato a quanto non sia il fantomatico DNA ad influenzare le nostre vite, ma l'ambiente nel quale viviamo, infatti questa donna, come tante altre, può essere bella e intelligente (predisposta allo studio, a lavorare manualmente e/o di concetto, etc.), ma difficilmente potrà sottrarsi alla vita che da sempre conduce fra povertà, sfruttamento nell'ambiente di lavoro e pericoli vari (pensate che in India sono almeno 100 milioni le ragazze rapite e sfruttate sessualmente), perchè la nostra vita è influenzata dall'ambiente nel quale viviamo a parte dalla famiglia: ad esempio il figlio di Berlusconi non fa mica l'operaio, non abita mica in periferia, non ha mica frequentato scuole coi tetti d'amianto e che crollano.

Una ragazza può essere bella in maniera inaudita, ma se nasce in Romania o Ucraina ci saranno più probabilità che finisca sulla strada che su una passerella, a differenza di una bella ragazza italiana, tedesca, etc.

La fotografia è visibile, insieme a tanti altri ritratti, presso il National Portrait Gallery di Londra fino al 20 febbraio 2011

PS: molto interessante una serie sull'appartenenza chiamata "Belco Pride", by Lee Grant

14 dicembre 2010

Fotografi che odiano le donne


Come ci sono stilisti che odiano le donne perchè costrette ad indossare le loro creazioni, ci sono fotografi che odiano le donne perchè vogliono avere fotografie di un soggetto classico, riconosciuto come bello da tutti, senza però impegnarsi a tirare fuori l'unicità dell'individuo, ma semplicemente mettendone una in fila all'altra per avere tanta carne da mostrare, come in una macelleria, oppure che vogliono giocare con i loro set di luci appena acquistati cercando, grazie alle pupe fotografate, di ottenere pareri, consigli o meglio, approvazioni.

Poi a parte stilisti e fotografi, ci sono uomini che le odiano per principio e donne che si odiano, come in questo caso.

E per fortuna c'è anche chi compie ritratti magnifici come Mickiky.

6 dicembre 2010

Cry

Non siamo abituati a vedere foto di persone che piangono dolorosamente, specie se dell'Occidente; per questo motivo mi ha colpito questa foto d'agenzia per la stampa che ritrae la madre di un soldato statunitense morto, intenta a struggersi al pensiero del figlio morto ora sotto terra.

Non siamo abituati a vedere fotografie simili, così come non siamo abituati a fotografare i funerali e anche le persone vecchie e sofferenti. Siamo invece bombardati da immagini di modelle e modelli sorridenti, giovani e muscolosi che ci regalano l'illusione della bellezza e perchè no di un miglioramento continuo che sfida la realtà mortale e che quasi ci illude di poter vivere eternamente.
La fotografia di un certo tipo, che vuole documentare la realtà nella sua totalità va bene solo se ritrae il diverso, allora va bene e serve per farci stringere il cuore e piangere, ma non troppo, per la massa sfortunata che vive oltre i nostri confini. Fa niente che molte volte sia sfortunata a casa del nostro stile di vita, a noi serve perdere due gocce dagli occhi, mandare un sms e sentirci finalmente buoni come lo eravamo da bambini.

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