Perché per fotografia la maggior parte delle persone intende la ricerca della bellezza naturale con atmosfere oniriche?Le macchine fotografiche sono strumenti che possono memorizzare ogni aspetto del mondo, non sono mezzi motorizzati costruiti per trasportarci in luoghi liberi dal cemento e dai muri innalzati da noi umani. Sicuramente c'è la voglia di evadere, non come consente di fare un filmato cinematografico, ma stando a contatto con la realtà, anche se non è quella del vivere quotidiano.
Il fotografo paesaggista per definizione è Ansel Adams, in un certo senso trascendentalista e, se è vero che grazie alla sua maestria e sensibilità venne creato un parco nazionale negli U.S.A., è vero che milioni di persone (non strettamente per colpa sua) si son sentite e si sentono anime candide quando ammirano quei paesaggi naturali, senza badare al fatto che son tali perché protetti dalle istituzioni, non dagli abitanti del Paese e dai loro "amici della Tv" che vendono ogni merce e che, in nome della libertà e dell'economia, han devastato territori immensi di cui non fotografano, forse per inconscia vergogna, neanche un metro cubo. Un altro mito del grande formato e del paesaggio naturale è Josef Sudek:
Prima di loro però fu il tempo, nell'800 dei fotografi inglesi che cercarono il "paradiso terrestre" nella campagna inglese, mostrandoci fantastiche dimore e giardini o casette di contadini che vivevano senza alcun segno di povertà e fatica. Dei quadretti idilliaci. Qui una foto di Roger Fenton, forse condizionato dal suo passato di reporter di guerra in Crimea:
Negli U.S.A., invece, si descrisse inizialmente il vasto paesaggio naturale dei deserti senza alcuna magia come quella presente nel '900 nelle foto di Adams (forse conscio della necessità degli umani di trovare un senso alla vita passata nelle sempre più gigantesche città statunitensi, attraverso una sorta di misticismo) dove le forze della natura si combinano e ci fanno sentire piccoli. Le foto dei primi paesaggisti hanno un sentore di scienza, infatti sono esplorazioni per marcare il territorio e per mostrare come questo spazio venga piano piano colonizzato da carovane e ferrovie, mentre solo dopo 60 anni circa, con Edward Weston si cercherà la spettacolarità, tramutando la documentazione in arte senza alcun contatto con gli interventi umani, come se l'immagine fosse di un quadro astratto e dove non c'è neanche la trascendenza emersoniana di Adams.
Abbiamo visto come lo spazio sia già stata analizzato e visto in maniera diverso e, venendo ai nostri giorni, con problemi ambientali ancora maggiori rispetto a quelli presenti ai tempi di Ansel Adams, penso sia giusto cercare posti fantastici, ma lo è anche analizzare il proprio territorio, cercare di capire il perché di certe cose, se possono essere considerate giuste, comprensibili, se è invece giusto dire "basta" e/o accettarle perché certe cose fan parte della nostra vita piena di comodità (che però rischiano di debellarci il fisico e di rovinare i rapporti umani).
Robert AdamsE' indubbio quindi che io per fotografia intenda l'analisi o la ricerca di certe zone di un determinato territorio, per comprendere il nostro passato recente e per ipotizzare un prossimo futuro. Molte cose che vediamo ogni giorno facciamo finta che non esistano o forse sì, ma reputandole normali e necessarie non osiamo criticarle.
Sicuramente sono contro la critica fine a sé stessa; questo è un vizio che hanno molti, che ho avuto anche io, lo è perché si rischi di divenire negativi verso ogni aspetto della vita, lo è perché prima di criticare bisogna cambiare veramente la propria mentalità e stile di vita, infine perché non si può pretendere che tutto cambi in meglio (soprattutto se questo coincide solo con le proprie idee), considerando che viviamo in gigantesche realtà per le quali noi siamo nessuno.
E' forse con questo atteggiamento mentale ("Non posso cambiare il mondo, perciò cerco di accettarlo così come si presenta ai miei occhi") che dopo Robert Adams (il critico romantico dell'urbanizazzione), Joe Deal (purtroppo ci ha lasciato pochi giorni fa a 62 anni, ne parlerò a breve), Lewis Baltz, etc., compaiono William Eggleston e Stephen Shore.
Loro negli anni '70, e in parte W.E. ancora desso, riprendono ciò che si trova nelle città e il paesaggio intorno ad esse, ma lo fanno a colori, cercando oggetti d'uso comune che col passare degli anni scompaiono, cercando forse anche il non senso e l'omologazione, cercando inoltre combinazioni fra i diversi colori, una luce naturale che abbellisce il quotidiano, dando quindi quasi un senso alle nostre vite urbane, dopo essersi immersi nel non senso che nessun altro vuole affrontare di petto, ma solo viverlo in superficie perché così fan tutti.
E' grazie a loro se la critica alla società si è migliorata, è grazie a loro se un certo tipo di fotografia che si relaziona direttamente col reale (senza quindi orpelli come i flash e le elaborazioni atte a cancellare segni umani ritenuti obbrobriosi) è divenuta senza alcun dubbio arte.


Penso, con sempre maggior convinzione, che sia necessario riprendere luoghi non considerati degni di attenzione da parte della gente comune, ma di farlo con cura, affinché le nostre passeggiate urbane siano portate anche ad ammirare una certa luce, una certa armonia, in modo tale da non cadere in depressione a causa del paesaggio squadrato e ordinato dell'uomo.DANX




4 commenti:
Great essay !!!
Babel Fish bring it in English ... not perfect, but I find it out.
THXXXXXXXX
Next days I'll try to translate it all!
complimenti un bel blog, tratta argomenti interessanti in una atmosfera che si tocca per mano.
eheh complimenti anche al tuo
Posta un commento