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8 agosto 2013

I turisti imperversano nelle fotografie d'arte

I turisti rappresentano un ottimo soggetto fotografico, rappresentante, tra l'altro, il nostro essere in questi tempi liquidi: un posto vale l'altro (quest'estate vado in Messico, quest'inverno in Kenya, un altr'anno in India, ecc.), si cerca il posto e l'effetto cartolina (fregandosene degli aspetti negativi letti magari di sfuggita nei giornali e poi dal vivo non cercati anche perché tenuti nascosti dai governi e dalle loro propagande o perché siti in zone lontane in cui non passeranno i bus turistici che cercano solo il bello già visto e fossilizzato in cartolina), comfort uguali, standardizzati in ogni luogo e soprattutto in ogni hotel e via dicendo.


Filippo D'Arino, su TorinoSette (La Stampa), dice bene: i turisti non si uniscono per cambiare il mondo, non hanno uno scopo, si ritrovano assieme per caso perché è un modo sicuro per passare il tempo delle ferie/vacanze. E' un agglomerato di persone medie che generalmente durante l'anno sono dedite a fare i conti della serva, a frequentare supermercati e stadi e che improvvisamente si interessando di arte, architettura, cultura.

La cosa bizzarra che questo giornalista e scrittore fa notare, è che questa gente dedita a frequentare posti già colmi di altre persone, la vediamo dunque sempre ammassata (ma soprav-vivendo come singoli atomi) e sempre in piedi (per ovvi motivi di non-spazio).


Lui menziona una mostra fotografica a riguardo, non so dove e non so di chi, e dunque io non posso non menzionare Andreas Gursky e Martin Parr, del secondo realizzai uno slide-show tempo fa, cliccate QUI!

Se Parr si è specializzato nella fotografia della borghesia, del ceto medio e medio-basso (al mare o durante le feste, non importa, ma sempre evidenziando le particolarità del soggetto e dell'ambiente), Gursky invece ci offre una visione più asettica in cui notiamo davvero questa massa che non solo sta stretta in un singolo posto artificiale (supermercato, piscina, Borsa, fabbrica, città, ecc.), ma che viene ancor più massificata tramite l'aspetto, gli indumenti, le divise. Non solo stanno in tantissimi nello stesso posto, ma sono vestiti tutti uguali facendo tutti quanti la stessa cosa. La nostra è una situazione sì ben organizzata che ci rifornisce immediatamente di tutto quanto, ma è soprattutto alienante perché un'alta percentuale di questa gente annulla sè stessa per ore e ore ogni giorno.

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