Vi consiglio di andare a vedere le opere di due noti fotografi internazionali:
Viviane Sassen
e
Michael Wolf
Questo blog utilizza solo strumenti di Google, non sono presenti software, app, plugin o altro di fornitori terzi.
6 luglio 2017
4 luglio 2017
Contro la nitidezza in fotografia (e non solo)
In un libro dedicato alla Street Photography, ho trovato un aforisma di Henri Cartier-Bresson che recita quanto segue: "La nitidezza è un concetto borghese".
Effettivamente, le persone dal ceto medio in sù, vogliono foto di sé e della loro famiglia alquanto perfette (io le definisco perfettine, perché quelle perfette le fanno pochi grandi fotografi), dove loro sono fermi, vestiti bene, in posa col sorriso ipocrita d'ordinanza (ipocrita perché lo mostrano solo per l'occasione, per mostrarsi felici ai posteri che anche loro dovranno figliare e fingersi felici in famiglia).
Ma la realtà è fatta di attimi sfuggenti, difficili da cogliere, che ritraiano al volo, che quindi sono poco definiti, mossi, misteriosi ed è grazie a queste caratteristiche che rimaniamo a fissare una fotografia, perché vogliamo capire cosa stesse succedendo.
Troppo facile ammirare una fotografia nitidissima che ci dà tante informazioni e che, al pari dei video 4K, 8K o quello che è e sarà, ci mostrano ogni righina anche lontana 10 km!
Tutta questa realtà super definita è iper-realistica, ma è questo che noi vogliamo? Starcene chiusi in casa a vedere la realtà grazie agli occhi degli altri? Per vedere la realtà esco con le mie gambe e vado a vederla. Io da una foto o da un filmato cerco ambiguità, mistero, cerco qualcosa che mi faccia dire "chissà cos'è successo dopo (o prima)", e questa domanda non dipende comunque nè dalla nitidezza nè dal movimento, però se c'è del movimento non congelato è già più probabile che mi venga.
Ecco, a proposito ho trovato questo bellissimo articolo di Roberto Cotroneo che tra le altre cose dice questo:
"Qualche mese fa, vedendo una mostra dedicata al grande maestro Henri Cartier-Bresson mi rendevo conto di quanto il fascino delle sue immagini sia tutto nel movimento, nell’effetto sfocato di persone che entrano nell’immagine, che stanno camminando, o che stanno uscendo dall’inquadratura."
Se vediamo una figura non precisa camminare furtiva lungo delle scale, noi possiamo chiederci chi fosse oppure immedesimarci in lui, pensare di essere lì, perché tanto il suo volto è irriconoscibile. Capita che con una foto non nitida è possibile farsi certi viaggi..
Ovviamente non ha senso mettere in posa le persone e sbagliare ogni impostazione della macchina fotografia per simulare l'effetto mosso.. Non esistono scorciatoie. Se voi siete fotografi amanti del posato dovete continuare a fare foto ben ferme e nitide, sempre più nitide.
Io ho fatto un po' di tutto e so riconoscere quando una scena, un servizio devono essere nitidi e quando posso fare ciò che mi piace. L'importante è non fossilizzarsi, speciamente rimandendo legati alla nitidezza perchè è una cosa totalmente inutile: cosa mi frega di leggere la marca dei pantaloni di quel tizio (e da qui capite quanto la nitidezza sia borghese perché è utile alla pubblicità e al commercio) o la targa di quell'automobile? Mica sono un vigile urbano o una spia o altro!
C'è bisogno di vita, di azione, di poesia, non di nitidezza che non vuol dire niente!
Pensate HCB (e tutti i suoi simili e seguaci) ai giorni nostri, pensate quanti improperi riceverebbe perché gli occhi dei suoi soggetti non sono totalmente a fuoco, non sono nitidi e non sono splendendi e super illuminati da un bel ring-flash! AH AH AH Ciò vi fa capire la stupidità dei manieristi digitali odierni che pensano di essere bravi solo perché il loro obiettivo è costosissimo!
Perché, nel titolo di questo post, ho scritto tra virgolette "non solo"?
Perché anche nella vita quotidiana e non artistica dobbiamo ricercare solitamente la solidità della nitidezza, inseguendo certezze che in realtà non aggiungono alcunché al nostro bagaglio culturale, umanistico. Anzi, le certezze ci imprigionano!
Effettivamente, le persone dal ceto medio in sù, vogliono foto di sé e della loro famiglia alquanto perfette (io le definisco perfettine, perché quelle perfette le fanno pochi grandi fotografi), dove loro sono fermi, vestiti bene, in posa col sorriso ipocrita d'ordinanza (ipocrita perché lo mostrano solo per l'occasione, per mostrarsi felici ai posteri che anche loro dovranno figliare e fingersi felici in famiglia).
Ma la realtà è fatta di attimi sfuggenti, difficili da cogliere, che ritraiano al volo, che quindi sono poco definiti, mossi, misteriosi ed è grazie a queste caratteristiche che rimaniamo a fissare una fotografia, perché vogliamo capire cosa stesse succedendo.
Troppo facile ammirare una fotografia nitidissima che ci dà tante informazioni e che, al pari dei video 4K, 8K o quello che è e sarà, ci mostrano ogni righina anche lontana 10 km!
Tutta questa realtà super definita è iper-realistica, ma è questo che noi vogliamo? Starcene chiusi in casa a vedere la realtà grazie agli occhi degli altri? Per vedere la realtà esco con le mie gambe e vado a vederla. Io da una foto o da un filmato cerco ambiguità, mistero, cerco qualcosa che mi faccia dire "chissà cos'è successo dopo (o prima)", e questa domanda non dipende comunque nè dalla nitidezza nè dal movimento, però se c'è del movimento non congelato è già più probabile che mi venga.
Ecco, a proposito ho trovato questo bellissimo articolo di Roberto Cotroneo che tra le altre cose dice questo:
"Qualche mese fa, vedendo una mostra dedicata al grande maestro Henri Cartier-Bresson mi rendevo conto di quanto il fascino delle sue immagini sia tutto nel movimento, nell’effetto sfocato di persone che entrano nell’immagine, che stanno camminando, o che stanno uscendo dall’inquadratura."
Se vediamo una figura non precisa camminare furtiva lungo delle scale, noi possiamo chiederci chi fosse oppure immedesimarci in lui, pensare di essere lì, perché tanto il suo volto è irriconoscibile. Capita che con una foto non nitida è possibile farsi certi viaggi..
Ovviamente non ha senso mettere in posa le persone e sbagliare ogni impostazione della macchina fotografia per simulare l'effetto mosso.. Non esistono scorciatoie. Se voi siete fotografi amanti del posato dovete continuare a fare foto ben ferme e nitide, sempre più nitide.
Io ho fatto un po' di tutto e so riconoscere quando una scena, un servizio devono essere nitidi e quando posso fare ciò che mi piace. L'importante è non fossilizzarsi, speciamente rimandendo legati alla nitidezza perchè è una cosa totalmente inutile: cosa mi frega di leggere la marca dei pantaloni di quel tizio (e da qui capite quanto la nitidezza sia borghese perché è utile alla pubblicità e al commercio) o la targa di quell'automobile? Mica sono un vigile urbano o una spia o altro!
C'è bisogno di vita, di azione, di poesia, non di nitidezza che non vuol dire niente!
Pensate HCB (e tutti i suoi simili e seguaci) ai giorni nostri, pensate quanti improperi riceverebbe perché gli occhi dei suoi soggetti non sono totalmente a fuoco, non sono nitidi e non sono splendendi e super illuminati da un bel ring-flash! AH AH AH Ciò vi fa capire la stupidità dei manieristi digitali odierni che pensano di essere bravi solo perché il loro obiettivo è costosissimo!
Perché, nel titolo di questo post, ho scritto tra virgolette "non solo"?
Perché anche nella vita quotidiana e non artistica dobbiamo ricercare solitamente la solidità della nitidezza, inseguendo certezze che in realtà non aggiungono alcunché al nostro bagaglio culturale, umanistico. Anzi, le certezze ci imprigionano!
Iscriviti a:
Post (Atom)



