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29 aprile 2012

Abitare. Cortile

Nel mio quartiere c'è un giardinetto e leggermente in lontananza 3 bei parchi.










In genere, ogni due palazzoni, c'è una bella serie di aiuole, però non ci si può mettere piede, è tutto recintato, da una parte è giusto così altrimenti il prato si rovinerebbe, dall'altra è un peccato perchè a noi non resta che calpestare solo l'asfalto, senza il magico contatto con l'erba.. anche il suo profumo molto spesso ci è precluso, perchè per goderne bisognerebbe starci a stretto contatto.

Restano i cortili. Ma come sono? Sono dei quadrati o dei rettangoli dove il verde si riduce notevolmente perchè sono adibiti a posteggio (garage), quindi ci sono aiuole minuscole.
Stamattina ho fatto un giro nel cortile della casa dove abito, è brutto, però ci son un po' di fiorellini, di coccinelle, anche uno scoiattolo che gira per il quartiere. E' un peccato che non sia tutto verde, si vedrebbe molta più vita e anche la vista e ne beneficerebbe!

25 aprile 2012

Fondazione Merz, ahiaiaiii

La scorsa settimana (14-22 aprile) è stata quella della cultura: in tutta Italia molti musei e castelli si potevano visitare gratuitamente e io, fotograficamente parlando, ne volevo approfittare per vedere la mostra dedicata a Josef Koudelka alla Fondazione Merz di Torino.

Lo so che terminò il 2 aprile, ma nel sito dei Beni culturali c'era scritto: J.Koudelka, Traces, 21-22 aprile 2012, Fondazione Merz.
Mando un'email il venerdì. Non rispondono neanche al sabato mattina. Sabato mattina allora provo a telefonare: 3 volte e tutte e 3 le volte squilla a vuoto. Mi reco lì, citofono. Niente. Su un cancello c'è il cartello recante la scritta: "Chiuso per lavori, ecc., riaprirà il .." (un giorno di maggio).

24 aprile 2012

Emozione non fa rima con perfezione

I libri di fotografia più venduti sono quelli legati alla tecnica, per imparare a fare "belle foto", ma che vuol dire?
Niente, anzi, vuol dire semplicemente imitare le foto che siamo soliti vedere pubblicate in giro.
Non riesco a capire perchè si debba copiare ciò che ci viene proposto, anzi, ciò che subiamo, perchè è un vero bombardamento di immagini colorate, perfette, dove sia il paesaggio, le cose e le persone sono perfette.
Inutile dire che la realtà è completamente diversa.

Ma realizzare una fotografia significa fermarsi o perlomeno rallentare quando qualcosa o qualcuno ci colpisce, quando cioè la nostra mente è stimolata da espressioni, fatti, cose, colori, luci, atmosfere. Colori, certo, a me la fotografia a colori piace molto, ma non vivo per esaltarli all'ennesima potenza, mettendo la saturazione a mille, espediente atto ad attirare più allocchi possibili.

Una bella fotografia va ben oltre la tecnica e le regole-regolette. Ci sarebbero tante cose da imparare sia dal punto di vista chimico che ottico, ma che centra questa intelligenza e bravura con l'occhio, con la visione personale? Che ognuno faccia il suo lavoro: che i tecnici e gli scienziati sfornino buone lenti e che i fotografi riprendano ciò che vogliano anche con lenti scrause (scarse). Io uso molto il treppiede e cerco di avere la più vasta nitidezza possibile, ma questo perchè devo cercarle di venderle, in realtà per passione mi piace molto fare le foto al volo per strada, foto in cui si nota il transito mio e degli altri, in cui in un lampo cerco ad esempio di raggruppare il casino che c'è nelle strade, impacchettarlo e proporlo.

Una foto perfetta come esposizione, fuoco, nitidezza, temperatura colore e quant'altro rischia di divenire irreale per la troppa fedeltà alla realtà, perchè è come se dietro alla macchina foto non ci fosse una persona, ma un robot. Le foto che lasciano qualcosa e che invogliano ad uscire sono quelle disturbate, che lasciano un alone di mistero. I libri di tecnica invece cosa lasciano? Noia e basta!

12 aprile 2012

I migliori libri sulla fotografia


Noto con grande dispiacere che come sempre i libri più venduti riguardano la tecnica fotografica.
Praticamente la gente vuole, anzi deve, seguire un certo ben determinato canone, non importa se non si è spinti da alcun motivo per fare quella serie di foto e se non saranno molto diverse dalle foto altrui. L'importante è seguire ciò che viene calato dall'alto a tutta la massa che dovrà solo seguire semplici regolette per sentirsi inserita.

Allora io che faccio? Vi metto i link di alcuni grandi libri che vanno oltre e che potete acquistare online da vari siti o anche cercare nelle biblioteche della vostra zona:

Robert Adams, La bellezza in fotografia. Saggi in difesa dei valori tradizionali (Bollati Boringhieri)

Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia (Quodlibet)

Gabriele Basilico, Architetture, città, visioni. Riflessioni sulla fotografia (Bruno Mondadori)

Ando Gilardi, Storia sociale della fotografia (Bruno Mondadori)

Graham Clarke, La fotografia. Una storia culturale e visuale (Einaudi)

Susan Sontag, Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società (Einaudi)

Dyer Geoff, L' infinito istante. Saggio sulla fotografia (Einaudi)

Charlotte Cotton, La fotografia come opera d'arte (Einaudi)







10 aprile 2012

Un modo per fotografare la città

Quando si fotografa la città, se si vuole andare oltre la mera documentazione, che è rispettabilissima essendo utile, si deve girare fino a che non si trovi uno scenario che ci trasmette qualcosa, anche un posto banale e con pochi s-oggetti, ma che appunto ci comunica qualcosa e solitamente ciò non avviene con i posti più famosi, rinomatici e visitati dai turisti.  Lasciate stare i monumenti, siano essi vecchi o contemporanei, lasciate stare le piazze più famose, ma girate, girate e girate dove nessuno si reca con la macchina foto. Non è una questione di originalità, ma di sentimento e di avere un giusto rapporto con la realtà odierna.

Solitamente una grande città è caratterizzata da ampie zone dove si ravvede l'inutilità dei nostri sforzi quotidiani per tirare a campare, perchè, specie nelle giornate grigie e di notte, vediamo ampie distese di terra (in realtà asfalto, con magari ciuffi d'erba o qualche patetico cespuglio - in realtà la pateticità non è del cespuglio, ma degli umani che per non sentirsi troppo contro natura, piantano qualcosa nel loro deserto grigio -) abbandonata che non può non dirci qualcosa come ad esempio: "Viviamo per i numeri dell'economia, viviamo per incassare e spendere, per accumulare..e poi dove stiamo? In un posto sempre più innaturale e disumano".

La differenza fra chi inizia a fotografare e chi vuole fotografare con sentimento, dando un po' di drammaticità alla propria fotografia, sta qui. Il primo è occupato a pensare ai problemi tecnici per riprendere in modo impeccabile un dato soggetto, che solitamente è piacevole per la vista di tutti quanti: il secondo, invece, cerca scenari in cui sia la città a dirgli qualcosa, qualcosa che solo lui sa cogliere e che poi cerca di trasmettere a tutti. Il primo trasmette informazioni, il secondo sentimenti. Non è facile, a volte è snervante.

9 aprile 2012

New topographics books - Libri neotopografici

In un mondo che ci mostra incessantemente volgari foto a colori (adoro la fotografia a colori, non pensate male, ma dev'essere fatta in modo appropriato, ad esempio scegliendo pochi colori e la giusta ora quando il sole impregna di vita ogni cosa) del nostro mondo urbanizzato pieno di auto nuove e persone intente a sopra-(v)vivere (direi sottovivere) nel consumismo che se ne frega delle conseguenze, non può che essere un'ottima cosa quella di liberare la mente da queste volgarità distruttive, tramite le fotografie dei "new topographer" statunitensi che ci mostravano l'urbe per quella che era e che è, un deserto da noi creato, nel quale però neanche le nostre vite possono attecchire. Asfalto bollente, geometrie ripetitive, invasione del consumismo, super razionalizzazione e apparente ordine che ha come contromossa una massa immane di rifiuti per terra e nei fiumi, mega industrie e depositi nucleari, tutte cose che cancellano ogni vero piacere. Sono fotografie che eliminano ogni illusione moderna.

Essendo un appassionato topografo ed avendo, i vecchi neotopografi, festeggiato l'anniversario della loro prima mostra, vi propongo due libri..due libri su, appunto, i saggi neo topografi come Robert Adams, Lewis Baltz, Frank Gohlke, Joe Deal, riguardanti in particolar modo le loro fotografie, e relative mostre, degli anni '70:

Reframing the new topographics (Center for American places, 2011, €30,17)

New topographics (Steidl Publishing, 2010, €51.77)

6 aprile 2012

Gianni Berengo Gardin all'Aquila

Giusto ieri pensavo che mi piacerebbe andare a L'Aquila a vedere la situazione, a fare qualche decina di foto, girando anche per le new town, però son senza soldi..vedremo! Perchè questo? Perchè ho letto che è tutto uguale a 3 anni fa, che solo ora il governo Monti ha stanziato un po' di soldi, alla faccia di Silvio e Tremonti..

Berengo Gardin, invece, ha anche fotografie dell'Aquila pre-terremoto scattate magari negli anni '70 e per il terzo anniversario della tragedia ha pubblicato un libro di confronto fra la vita prima e quella, inesistente, di adesso.
Potete leggere la notizia e guardare alcune foto qui, nel sito dell'Ansa.

Da queste poco foto mi piace il suo unire vedute scenografiche a particolari che sanno più di contemporaneità.
Certo, il bianco e nero è sempre il suo, ovvero bello morbido, niente contrastoni, che magari il nostro saggio reputa volgari, alla Trent Parke.

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