11 agosto 2014

Selfie e autoscatto per gli ignorantoni

Dannato selfie, anzi, dannati italioti!

Sono molti quelli che nei commenti sul web, scrivono che non si deve più usare la parola selfie, bensì autoscatto.

Che ignoranza!!

Selfie sta per autoritratto, mentre l'autoscatto è lo scatto automatico della macchina fotografia per realizzare una fotografia a distanza di tempo (2, 5 o 10 secondi, ad es.).

31 luglio 2014

Voglio tornare a scrivere di fotografia!

Ciao a tutti, a distanza di 1 anno nel quale neanche mezzo avvinazzato mi ha chiesto dov'ero finito e se ero ancora vivo (STRONZI SCHIFOSI!), voglio tornare a scrivere due o quattro righe sulla fotografia.

Sono oberato di impegni (scommesse clandestine, traffici illeciti, saponette da alzare da terra, no questo no ahahah) per cui non ho più tanto tempo né energie e voglia di andare in giro a fare le foto.

Ci sono molti che spendono migliaia di euro (era più facile ai tempi delle lire quando basta scrivere "milioni" senza insulse g + l e i +a) e iniziano fin da subito a cercare lavori, facendo esperienza lavorando. Fanno bene, intascano soldini, anche se in nero o magari sotto la soglia della decenza, ma c'è libertà, facciano pure.

Il problema sapete qual è?
Il problema è che uno si mette a fare foto pensando che le proprie foto siano importanti.
Pensando che anche le foto che gli son state commissionate siano importanti.

Invece di veramente importante c'è il pensiero.
Intendo dire che se uno non esce da casa senza la voglia e un'idea di fare qualcosa di sensato, beh, secondo me dovrebbe starsene a casa.

Ad esempio io ho sempre voluto creare delle "mini-collezione" riguardanti certi aspetti della città, così c'è stato un periodo in cui riprendevo solo i cartelloni pubblicitari strappati, quello in cui cercavo i riflessi nelle vetrine, quello in cui cercavo le strade più desolate delle periferie più periferiche, quello in cui cercavo di unire più cose possibile all'interno di un fotogramma per avere complessità, diversità di forme, colori, periodi, provenienza, ecc. Queste possono essere (o sono?) delle idee.
Fare una foto sotto casa, una al mare, una al cane e una commissionata è il nulla assoluto.

Io, pur avendo letto alcuni libri di tecnica fotografica, apprezzo molto di più l'idea, la concettualità, della foto che banalmente viene definita bella (e che molto spesso è tale solo perché la gente che la sta "criticando" semplicemente vede un bel soggetto).

Se volete leggere dei consigli sulla STREET PH ho appena trovato per voi questo interessante articolo.

08 agosto 2013

I turisti imperversano nelle fotografie d'arte

I turisti rappresentano un ottimo soggetto fotografico, rappresentante, tra l'altro, il nostro essere in questi tempi liquidi: un posto vale l'altro (quest'estate vado in Messico, quest'inverno in Kenya, un altr'anno in India, ecc.), si cerca il posto e l'effetto cartolina (fregandosene degli aspetti negativi letti magari di sfuggita nei giornali e poi dal vivo non cercati anche perché tenuti nascosti dai governi e dalle loro propagande o perché siti in zone lontane in cui non passeranno i bus turistici che cercano solo il bello già visto e fossilizzato in cartolina), comfort uguali, standardizzati in ogni luogo e soprattutto in ogni hotel e via dicendo.


Filippo D'Arino, su TorinoSette (La Stampa), dice bene: i turisti non si uniscono per cambiare il mondo, non hanno uno scopo, si ritrovano assieme per caso perché è un modo sicuro per passare il tempo delle ferie/vacanze. E' un agglomerato di persone medie che generalmente durante l'anno sono dedite a fare i conti della serva, a frequentare supermercati e stadi e che improvvisamente si interessando di arte, architettura, cultura.

La cosa bizzarra che questo giornalista e scrittore fa notare, è che questa gente dedita a frequentare posti già colmi di altre persone, la vediamo dunque sempre ammassata (ma soprav-vivendo come singoli atomi) e sempre in piedi (per ovvi motivi di non-spazio).


Lui menziona una mostra fotografica a riguardo, non so dove e non so di chi, e dunque io non posso non menzionare Andreas Gursky e Martin Parr, del secondo realizzai uno slide-show tempo fa, cliccate QUI!

Se Parr si è specializzato nella fotografia della borghesia, del ceto medio e medio-basso (al mare o durante le feste, non importa, ma sempre evidenziando le particolarità del soggetto e dell'ambiente), Gursky invece ci offre una visione più asettica in cui notiamo davvero questa massa che non solo sta stretta in un singolo posto artificiale (supermercato, piscina, Borsa, fabbrica, città, ecc.), ma che viene ancor più massificata tramite l'aspetto, gli indumenti, le divise. Non solo stanno in tantissimi nello stesso posto, ma sono vestiti tutti uguali facendo tutti quanti la stessa cosa. La nostra è una situazione sì ben organizzata che ci rifornisce immediatamente di tutto quanto, ma è soprattutto alienante perché un'alta percentuale di questa gente annulla sè stessa per ore e ore ogni giorno.

04 luglio 2013

La faccia cattiva della creatività

In certi frangenti della propria vita, vuoi perché non si ha niente da fare, vuoi perché si ricevono tanti stimoli, vuoi perché si pensa davvero di aver trovato un'illuminazione che ci renderà felici, ci si sente creativi. Termine che vuol dire tutto e niente. Infatti al giorno d'oggi ogni cosa, anche il lavoro più squallido, si pubblicizza attraverso questa parola, ogni cosa assume rilevanza se è creativa. Chi non usa la creatività sembra essere tagliato fuori.

Ma la creatività a cosa serve?

Se serve per perpetuare lo status quo, se serve a continuare a farci vivere nella stessa maniera, serve solo a fare soldi e ciò che si vede di bello è solo un'illusione utile appunto a fare soldi e 

Ad esempio le foto della Benetton sono creatività. Gli spot Carosello sono creatività.
Ma se compriamo ciò che vediamo pubblicizzato la nostra vita cambierà materialmente e cervelloticamente (tutti direbbero spiritualmente, ma dato che non credo allo spirito e all'anima, parlo di cervello. Questa è creatività sovversiva! eheh )?  
No. Avremmo semplicemente dato soldi a chi si è mostrato in maniera originale. Niente di meno e niente di più.

Per cui, se voi vi sentite artisti, non dovete per forza buttarvi nella fotografia pubblicitaria, ma potete usare le vostre capacità per mostrare come stanno le cose e per spingerci più in là, verso una sorta di illuminazione :)

20 giugno 2013

Voglio fare il fotografo

Mi fa ridere, anzi, innervosire, tutta quella pletora di gente che dice di voler fare il fotografo (non essere, forse perché pensa di esserlo o forse perché non ha il dono naturale di riuscire a vedere tante cose, tante possibili fotografie, quando va in giro), senza volersi minimamente informare su tutti i problemi in cui incapperà.

Il primo? Sapere cosa offrire.
Il secondo? Sapere a chi offrire le cose del punto uno.

Tanto per iniziare.. e mi sembra già parecchio, non pensate?

Ma chi vuole fare il fotografo, pensa di fare un lavoro poco impegnativo, in cui conti soltanto la propria abilità nel fare una foto perfettina. Capirai. Se qualcuno/tanti clicca/no "Mi piace" su FesiBiuk non vuol dire che si è o che si fa il fotografo, perché tanto nessuno di quelli lì pagherebbe per avere una tua foto, a meno che non li riprendi durante un evento, una gara.
Per non parlare di quelli che sono già abbastanza inseriti, pur essendo agli inizi, ma che si lamentano delle loro collaborazioni, perché sporadiche o poco remunerative. Vale il discorso di prima: non basta essere bravi a fare una foto perfettina (fuoco ok, esposizione ok.. capirai, con le macchine e i negativi RAW di oggi non è molto complicato averle perfette in automatico o sistemarle in due secondi al computer) per ottenere grandi incassi.

Che poi mi viene da pensare: "Non è che questi figuri, oltre a voler fare un mestiere secondo loro poco usurante, lo vogliono fare per incassare facilmente tanti soldini?" Allora smettetela di parlare di passione fotografica. Non c'è niente di bello nel fare click. Il bello, e si chiama sentimento, c'è se si riesce a far passare un messaggio o se si riesce a creare un'atmosfera. Se vi piace cincischiare con le macchine sempre più sofisticate o con i programmi di fotoritocco, non siete dei fotografi, siete dei meccanici e degli smanettoni. Non avete poesia, siete dei tecnici. Non spacciatevi per fotografi!

Se si vuole fare il fotografo bisogna vedere e capire come lavorano i fotografi che più ci piacciono e vedere se la tematica da loro affrontata si confà con il nostro carattere.
Quindi avere così in mente anche il tipo di cliente a cui ci potremmo rivolgere.
Gente che si sposa o associazioni culturali/sportive e aziende? Le ultime due sono sicuramente più stimolanti.

13 giugno 2013

Zizola alla Sandretto

Forza, andiamo a vedere come risultano e risaltano i poveri nelle fotografie, così ci sentiremo tutti più buoni :)
Non dico ciò perchè sono menefreghista, anzi, io vorrei che si aiutassero meglio i rifugiati politici, ma secondo me gli italiani, anche se si definiscono democratici, guardano i poveri per sentirsi meglio: si autoconfrontano, ne escono vincitori e per non rischiare di finire come i poveri (d'Italia o del mondo) continuano a comportarsi come hanno fatto fino ad ora, ovvero badando al proprio ombelico (pancia e conto corrente). Alla fine quel che vediamo sono manifestazioni di operai che badano agli operai, di studenti che badano agli studenti, di poliziotti che badano ai poliziotti e così via. Insomma, per non pensare ai poveri del mondo c'è sempre qualche scusa ("Hanno tagliato questa cosa, non si può più andare avanti, ecc.").
A proposito di conto corrente, non sarebbe male una mostra sui fotografi alla canna del gas. Eh già, perché l'attrezzatura e i viaggi (anche brevi, ma ripetuti) costano e dalla realizzazione alla pubblicazione ce ne passa, e dalla pubblicazione al pagamento ancora di più, eheh


--- Mostra fotografica "Urban Survivors. Sopravvivere nelle baraccopoli "

Inaugurazione
18 giugno ore 18.30 presso l'Auditorium con Loris De Filippi - Presidente di Medici Senza Frontiere Italia.

I fotografi Pep Bonet, Alixandra Fazzina, Stanley Greene, Jon Lowenstein e Francesco Zizola, cinque tra i più importanti fotogiornalisti al mondo dell'agenzia Noor, hanno visitato le baraccopoli di Dacca (Bangladesh), Port-au-Prince (Haiti), Johannesburg (Sud Africa), Karachi (Pakistan) e Nairobi (Kenya) per raccontare le storie di chi ogni giorno lotta per sopravvivere lontano dai riflettori.

La mostra è in esposizione dal 18 al 30 giugno 2013 dalle ore 10:00 alle ore 19:00, il giovedì fino alle 23:00 ---

11 giugno 2013

Eggleston 30-40 years later

LOL

PH: Laurence Dyke

LINK: Guardian

10 giugno 2013

Street photography, cos'è, quante ce ne sono?

Ieri ho letto una discussione sulla Street Photography, su com'è si è evoluta, su com'è cambiata e quindi sulle differenze fra i diversi autori.

Non è ancora comunque ben chiaro cosa significhi S.P., forse perché i fotografi più famosi, definiti streepher, in realtà realizzavano non solo serie di foto di vita quotidiana o di eventi per strada, ma anche ritratti di persone famose. Quindi dei reportage con all'interno della cosidetta street, ma penso che questo termine sia recente e che venga realizzato da chi lo fa per passione e non per professione.
Di sicuro all'interno di questo genere, possono far parte anche fotografie realizzate in interni come bar, discoteche, stadi, ecc. Insomma, street ph. significa riprendere l'umanità a noi più vicina o lontana, nei luoghi che frequenta, soliti o insoliti.

Anche i reportage di guerra sono vera e propria street photography, perché in mezzo ad un combattimento, proprio come durante la ripresa della vita quotidiana in giro per la città, niente viene impostato, la fotografia non è frutto di un progetto del fotografo, questo, cioé, non ha detto a tizio di fare questo, di stare lì anziché là, così come non ha con sé un assistente che gli posiziona i fari.

Due secondo me sono le caratteristiche fondamentali: 1) il riprendere la solitudine, la povertà e le disgrazie per mostrarle alla gente ignara di ciò (o che snobba ciò), chiusa nel loro piccolo mondo borghese; 2) il riprendere spazi urbani, periferici o centrali, sotto una nuova luce, cercando magari di riprendere azioni sagaci e divertenti.

Io preferisco il secondo tipo di immagine, perché le problematiche del mondo le affronto già leggendo e ovviamente vedendo certe cose di persona, per cui vedo quindi la fotografia come un mezzo per farmi vedere che tutto sommato i lati positivi ci sono, che nonostante tutto la gente sorride ancora, si aiuta ancora, che le differenze non ostacolano l'interagire fra umani.. Vedo la fotografia come uno degli strumenti che mi può dare l'energia vitale per essere attivo: "Dai che non è tutto grigio, dai che non ci sono solo ingiustizie", ecc.

Insomma, fotografia per vedere il mondo maniera diversa, per avere un buon motivo per uscire fiducioso di incontrare qualcuno o qualcosa di particolare e bizzarro che mi farà sorridere o pensare!

Alla fine penso che QUESTO mio video mi rappresenti..

08 giugno 2013

R.I.P.

L'Inverno è stato veramente duro, mi ha spinto a correre anche sopra la neve per non dire in mezzo, poi quando mi sentivo in forma, ecco la notizia-batosta: E' morto Gabriele Basilico.

Fu lui a spingermi, ovviamente in maniera indiretta, a cercare anfratti, luci, decadenze e spazi urbani, di giorno o di notte, molte volte da solo e raramente con un amico.

E' morto a metà febbraio, ma c'era poco da dire come anche ora, se non che non me l'aspettavo. Sembra che un male incurabile l'abbia colto quasi improvvisamente. Altri invece dicono che era malato da circa un anno.

Da fine maggio, comunque, a Cinisello Balsamo c'è una grande mostra (100 stampe) che lo vuole ricordare. Dove? Museo Fotografia Contemporanea.

Questa mostra mi ha spinto a riscrivere in questo mio blog.

Saluti.

19 novembre 2012

Fare soldi col sangue

Cos'è la cosa più eclatante che non può lasciare indifferenti?

Ma la guerra con i suoi scontri, le urla, la sua distruzione, i feriti, il sangue.. i morti.

E allora, se si vuole provare a vivere di fotografia, perché non andare in una bella zona di guerra per poi farsi notare/conoscere da qualche giornale?

Questo è ciò che chiaramente si evince dall'intervista realizzata da Il Post ad un fotografo italiano che da neanche 3 anni vuole sfondare in questo mondo.

"Venire in Siria mi sembrava un’occasione per fare il lavoro che amo: fare buone fotografie e avere maggiore visibilità, farmi conoscere."

Sito personale

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