11 novembre 2014

Fotografia per fare facili soldini

Quanto mi fa schifo il mondo della fotografia semi professionistica.

Il perché è presto detto! La fotografia viene vista da svariate agenzie senza alcuna arte (ma con una parte!), come un modo per fare business, cioè soldi, con poca difficoltà.
Prima dell'inverno e dell'estate, vengono infatti diffusi annunci su Internet di queste agenzie, totalmente sconosciute, che cercano ragazzi anche alla PRIMA ESPERIENZA, per realizzare fotografie nel settore turistico, praticamente per riprendere la gente che si divente negli hotel, sulle piste da sci o in spiaggia.. per poi vendergliele.

Eh già, perché col cacchio che vi daranno un compenso fisso da fotografo professionista (se dovessi fare una trasferta di lavoro da fotografo professionista, della durata di due settimane, chiederei una bella somma specie se queste foto hanno valenza turistico-commerciale), vi useranno e sfrutteranno come ultima ruota del carro che giustamente siete, invogliandovi a realizzare MIGLIAIA di fotografie al giorno ("Perché tanto col digggitale non costa fare tante foto!!!"), basandosi solamente sulla quantità e non sulla qualità (vogliono appunto una mole impressionante di foto al giorno e, quando gli inviate il c.v., non richiedono un vostro "portfolio" con foto belle grandi, ma le accettano anche in bassa risoluzione, sarà o no sinonimo di poca serietà e professionalità?), sperando che poi voi le vendiate, per cui dovrete fare due lavori: un lavoro tecnico e un lavoro commerciale.

Beh, ho scritto ciò perché mi sono appena imbattuto in un annuncio di questo tipo e volevo invitarvi a stare alla larga!

10 novembre 2014

Foto spettacolare? Meglio la foto fatta col "cuore"

Spesso un (foto)amatore che si crede un (foto)artista, pensa che l'unica cosa che conti sia l'impatto visivo, pensa che la foto debba essere o perfetta tecnicamente o spettacolare, quindi non noiosa o banale.
Un vero artista in senso lato, cioè colui che passa molto tempo a riflettere e pensare e a cui vengono in mente delle idee da (magari) realizzare, va oltre questo banale concetto di fotografia e di arte.
Perché se vogliamo la foto più spettacolare, allora andiamo nello spazio o andiamo a vedere quelli che tagliano le gole.. !
Poi c'è il concetto della fotografia che deve comunicare. Non basta rappresentare? La gente, e chi pensa questa cosa, deve per forza vedere un altro essere felice o triste per provare qualcosa a sua volta? Mi sembra, ancora una volta, un pensiero molto banale!

Su Exibart, preso ad Artissima, c'è un servizio sull'artista Joan Jonas, all'interno del quale ho trovato una bellissima frase della giornalista Francesca Pasini che ha scritto quanto segue:

"La ringrazio perché con cadenza regolare nelle sue performance appaiono i suoi cani, come testimonianza di uno scambio con altri esseri che popolano il pianeta, che lei tratta come oggetti di affetto e non come elementi visivi del paesaggio".

Capito? Sta proprio qui la differenza tra spettacolarità o scena simpatica e non noiosa, e arte che nasce da un concetto di empatia ben più profondo dell'andare in giro a cercare cose simpatiche.

08 settembre 2014

Viva la gente comune

Trovo sia bellissimo fotografare la gente comune, ovviamente quando magari ha qualche particolare che risalta o quando è particolarmente simpatica, quando ci sono i giusti colori e la giusta luce, perché tra giornali e tg leggiamo e vediamo cose tragiche che ci portano a non fidarci più di nessuno, per cui ad alcuni di noi può venire meno la voglia di andare in giro, invece non bisogna farsi sconfiggere dalle brutture umane mondiali!

Non solo da oggi, anche se ora in maniera differente rispetto a qualche anno, mi piace vedere e fotografare la gente nel proprio tempo libero, mi piacerebbe anche seguirla nel resto della propria vita, seguire la vita di gruppi di persone che si associano per fare qualcosa di bello-nuovo-curioso-divertente, insomma, io ho questa curiosità verso alcune persone del mio tempo e del mio luogo.
C'è chi cerca l'esotico, beh, per mostrare un mondo bello e vario non sarebbe male ogni giorno riuscire a fotografare soggetti più unici che rari, ma in generale è difficile e comunque dicevo che cercando l'esotico c'è il rischio di lavorare male perché non si conosce quella data cultura e perché magari alle volte si pensa che quei tratti caratteristici ben ripresi bastino ad avere una fotografia acclamata da tutto il resto del mondo. Invece quell'esotico ben ripreso è già stato documentato e quindi bisogna andare oltre, cercando le giuste azioni ed atmosfere. Insomma, è una cosa mooolto impegnativa e una persona normale come me con pochi spiccioli in tasca non può certo girare il mondo e se lo farebbe, lo farebbe solo per tentare il colpo di "fortuna" per poi vendere le foto e fare i soldi.

Come quelli che vanno in zone di guerra..

Mi si potrebbe replicare che denunziare è una cosa buona e giusta, e sono d'accordo, ma secondo voi chi va in zone di guerra ci va per cambiare il mondo, o perché pensa che una buona foto sia quella in realtà più bella che buona e per bella intende spettacolare, scioccante, ecc.? E soprattutto, non pensate che questo tipo di fotoreporter faccia queste foto cercando gloria e soldi (concorsi internazionali, pubblicazioni su riviste cosidette autorevoli, ecc.)? Ma certo che sì! C'è più passione verso la fama e i soldi che verso la fotografia in sé e le persone ritratte! Questo perché il fotografo è un professionista, e un professionista con partita I.V.A. e quel singolo lavoro, prima di tutto deve pensare alla propria pancia, e se nel mondo tirano sempre le foto di bimbi poveri, anoressici o ancora peggio morti ammazzati, loro ne andranno in cerca!
Io fotografo quel che mi va, se mi porta soldi bene, se non me li porta non importa, e non perché sia ricco, tutt'altro, semplicemente perché vivo la fotografia come un fatto personale.. abito in una città italiana, cammino in questa città italiana, e riprendo quello che capita cercando di fare in modo che comunque le varie foto siano legate da una certa tematica o da un certo stile, anche se è difficile riuscirci!
Documentare un dato evento non mi interessa, sia esso una competizione sportiva o una battaglia, perché il mondo è pieno di fotografi che riprendono tutti i vari eventi della pazza umanità mondiale, io magari approfitto di un evento, anche piccolo, per girare intorno e cercare qualcosa di particolare.

Mi si può obiettare che non è da professionista, che per farsi conoscere e per vendere foto ci sia il bisogno di riprendere più eventi possibili così poi magari si verrà ingaggiati da qualcuno (chi? boh!) per seguirne poi altri con spese già pagate, ecc., però se vediamo le riviste propongono sempre le stesse foto.. cielo blu, gente sorridente, atleti che fanno le stesse azioni, raramente si vede qualcosa di particolare. Ma se ne vediamo altre, tipo National Geographic, oltre ad incredibili foto naturali così incredibili che sembrano irreali, ci sono anche bellissimi scorsi di città con gente comune che cammina, lavora, si diverte, persone e attimi che senza la sensibilità di quel fotografo (non reporter e documentarista) sarebbero andati persi, invece lui è andato oltre i centri di potere, le battaglie e gli eventi, per regalarci quei piccoli e magari commoventi attimi di vita quotidiana che ci fanno venire voglia di uscire e ricercarli anche sotto casa nostra!

05 settembre 2014

Deve esistere solo il magnifico!

Tanta magnificenza, solo bellezza, questo è l'obiettivo della maggior parte dei fotografi, perché se riprendono qualcosa di bello, si sentono parte di ciò e sono come degli artisti e dei poeti.
Dall'altra parte invece ci sono i fotoreporter che riprendono gli scontri.

E' come si vivesse in due pianeti diversi, separati, lontani, che non comunicano fra di loro.

Appurato che a me le foto di guerra annoiano e che non andrei mai ad esempio in Medio-Oriente (per cercare di far cosa? Perdere la vita per una serie di foto che non cambieranno mai la storia? Per carità! Il mondo è già pieno di reporter che rischiano e perdono la vita facendo qualcosa di utile, ma che allo stesso tempo è inutile perché nessuna guerra si ferma per un'immagine cruenta), a me annoiano anche queste foto di paesaggi incontaminati, per riprendere i quali i nostri amici fotografi artisti-poeti e ovviamente professionisti (ce le hanno tutte, beati loro!) girano il mondo a bordo di auto, treni, aerei, barche, ecc., alla faccia del rispetto della natura che le loro opere fotografiche vogliono trasmettere.

Ma fotografare semplicemente quello che abbiamo intorno fa così schifo o non sappiamo trovare niente di particolare nel quotidiano?

01 settembre 2014

Che bello ascoltare Martin Parr

E' sempre un piacere leggere le interviste realizzate a Martin Parr, perché mentre il problema dei fotografi qualunque è cercare di tirare a campare cercando sempre nuovi clienti per i quali fare le fotografie che essi vogliono, ovvero fotografie commerciali, legati ad un prodotto, o fotografie che propagandano un certo stile di vita, ad esempio i matrimoni o le feste in discoteca, lui dall'alto della sua posizione di sociologo-artista-documentarista indipendente (lo reputo tale perché realizza fotografie che vanno appunto contro la propaganda commerciale, pur avendo lavorato e lavorando tutt'ora per alcuni grandi marchi tra cui recentemente la Renault), ci dice che il nostro mondo (il nostro poiché lui indaga la vita della classe media e dei ricchi, non fa reportage sui poveri e sulle guerre) è fatto non solo di sorrisi, che sono l'unica cosa che vogliamo tramandare ai posteri, ma anche di solitudine e infelicità all'interno della coppia (famosa la sua collezione di foto inerenti le Bored couples), di casino e munnezza nei posti turistici, spiagge o piazze che siano, di gente vestita da discount che gira il mondo cercando gli scenari idilliaci visti in cartolina, ma che diventa poi essa stessa lo spettacolo da "ammirare", perché ormai questa è la società del tempo libero e del turismo, dell'uomo medio con pensieri medi che invade il mondo con la sua mediocrità.

C'è chi, da fotografo, non pensa ad altro che a copiare quelle immagini tanto presenti nelle pubblicità, ma che senso ha questa bravura tecnica se ciò che fotografiamo e studiato ad hoc e non rappresenta la realtà umana? E' molto più divertente e anche giusto fotografare invece ad esempio, come queste fotografie vengono realizzate, vedere tutta la gente che lavora nel dietro le quinte e che si fanno un mazzo tanto per giorni e giorni per confenzionare queste immagini di mera e pura e totale propaganda commerciale che illudono le masse di clienti.

Ecco, secondo me chi si sente realizzato nella tecnica e quando incassa tanti soldi dal cliente, ha ben pochi pensieri in testa, perché con la macchina fotografica, i nostri e quindi anche la nostra mente (che viene prima di tutto!) possiamo mostrare le incongruenza ed ipocrisie della società, o i lati ben visibili ma che però vengono tenuti nascosti dalla macchina della propaganda non solo commerciale ma anche legata al turismo e alla cultura.
C'è anche chi adora solo il lato tecnico che definisce artistico perché ha trovato uno scenario incontaminato, una scenografia idilliaca, in realtà coloro riproducono un mondo immaginario ed ideale che anche se reale, si presenta davanti ai nostri occhi ben poche volte (10 minuti l'anno?), per cui quel che fanno è il cercare di riprodurre cartoline già viste, per cercare di ricreare un certo impatto, una certa emozione che li colse, ma alla fine sono appunto dei riproduttori di immagini che a me apportano davvero ben pochi benefici, perché anche se fanno crescere l'amore verso la natura, a me fanno salire l'odio per il fatto che sto in città :P

DUE LINK
1 http://cle.ens-lyon.fr/anglais/i-m-the-antidote-to-propaganda-br-a-conversation-with-martin-parr-167745.kjsp?RH=CDL_ANG110300
2 http://www.martinparr.com/2011/photographic-cliches/

11 agosto 2014

Selfie e autoscatto per gli ignorantoni

Dannato selfie, anzi, dannati italioti!

Sono molti quelli che nei commenti sul web, scrivono che non si deve più usare la parola selfie, bensì autoscatto.

Che ignoranza!!

Selfie sta per autoritratto, mentre l'autoscatto è lo scatto automatico della macchina fotografia per realizzare una fotografia a distanza di tempo (2, 5 o 10 secondi, ad es.).

31 luglio 2014

Voglio tornare a scrivere di fotografia!

Ciao a tutti, a distanza di 1 anno nel quale neanche mezzo avvinazzato mi ha chiesto dov'ero finito e se ero ancora vivo (STRONZI SCHIFOSI!), voglio tornare a scrivere due o quattro righe sulla fotografia.

Sono oberato di impegni (scommesse clandestine, traffici illeciti, saponette da alzare da terra, no questo no ahahah) per cui non ho più tanto tempo né energie e voglia di andare in giro a fare le foto.

Ci sono molti che spendono migliaia di euro (era più facile ai tempi delle lire quando basta scrivere "milioni" senza insulse g + l e i +a) e iniziano fin da subito a cercare lavori, facendo esperienza lavorando. Fanno bene, intascano soldini, anche se in nero o magari sotto la soglia della decenza, ma c'è libertà, facciano pure.

Il problema sapete qual è?
Il problema è che uno si mette a fare foto pensando che le proprie foto siano importanti.
Pensando che anche le foto che gli son state commissionate siano importanti.

Invece di veramente importante c'è il pensiero.
Intendo dire che se uno non esce da casa senza la voglia e un'idea di fare qualcosa di sensato, beh, secondo me dovrebbe starsene a casa.

Ad esempio io ho sempre voluto creare delle "mini-collezione" riguardanti certi aspetti della città, così c'è stato un periodo in cui riprendevo solo i cartelloni pubblicitari strappati, quello in cui cercavo i riflessi nelle vetrine, quello in cui cercavo le strade più desolate delle periferie più periferiche, quello in cui cercavo di unire più cose possibile all'interno di un fotogramma per avere complessità, diversità di forme, colori, periodi, provenienza, ecc. Queste possono essere (o sono?) delle idee.
Fare una foto sotto casa, una al mare, una al cane e una commissionata è il nulla assoluto.

Io, pur avendo letto alcuni libri di tecnica fotografica, apprezzo molto di più l'idea, la concettualità, della foto che banalmente viene definita bella (e che molto spesso è tale solo perché la gente che la sta "criticando" semplicemente vede un bel soggetto).

Se volete leggere dei consigli sulla STREET PH ho appena trovato per voi questo interessante articolo.

08 agosto 2013

I turisti imperversano nelle fotografie d'arte

I turisti rappresentano un ottimo soggetto fotografico, rappresentante, tra l'altro, il nostro essere in questi tempi liquidi: un posto vale l'altro (quest'estate vado in Messico, quest'inverno in Kenya, un altr'anno in India, ecc.), si cerca il posto e l'effetto cartolina (fregandosene degli aspetti negativi letti magari di sfuggita nei giornali e poi dal vivo non cercati anche perché tenuti nascosti dai governi e dalle loro propagande o perché siti in zone lontane in cui non passeranno i bus turistici che cercano solo il bello già visto e fossilizzato in cartolina), comfort uguali, standardizzati in ogni luogo e soprattutto in ogni hotel e via dicendo.


Filippo D'Arino, su TorinoSette (La Stampa), dice bene: i turisti non si uniscono per cambiare il mondo, non hanno uno scopo, si ritrovano assieme per caso perché è un modo sicuro per passare il tempo delle ferie/vacanze. E' un agglomerato di persone medie che generalmente durante l'anno sono dedite a fare i conti della serva, a frequentare supermercati e stadi e che improvvisamente si interessando di arte, architettura, cultura.

La cosa bizzarra che questo giornalista e scrittore fa notare, è che questa gente dedita a frequentare posti già colmi di altre persone, la vediamo dunque sempre ammassata (ma soprav-vivendo come singoli atomi) e sempre in piedi (per ovvi motivi di non-spazio).


Lui menziona una mostra fotografica a riguardo, non so dove e non so di chi, e dunque io non posso non menzionare Andreas Gursky e Martin Parr, del secondo realizzai uno slide-show tempo fa, cliccate QUI!

Se Parr si è specializzato nella fotografia della borghesia, del ceto medio e medio-basso (al mare o durante le feste, non importa, ma sempre evidenziando le particolarità del soggetto e dell'ambiente), Gursky invece ci offre una visione più asettica in cui notiamo davvero questa massa che non solo sta stretta in un singolo posto artificiale (supermercato, piscina, Borsa, fabbrica, città, ecc.), ma che viene ancor più massificata tramite l'aspetto, gli indumenti, le divise. Non solo stanno in tantissimi nello stesso posto, ma sono vestiti tutti uguali facendo tutti quanti la stessa cosa. La nostra è una situazione sì ben organizzata che ci rifornisce immediatamente di tutto quanto, ma è soprattutto alienante perché un'alta percentuale di questa gente annulla sè stessa per ore e ore ogni giorno.

04 luglio 2013

La faccia cattiva della creatività

In certi frangenti della propria vita, vuoi perché non si ha niente da fare, vuoi perché si ricevono tanti stimoli, vuoi perché si pensa davvero di aver trovato un'illuminazione che ci renderà felici, ci si sente creativi. Termine che vuol dire tutto e niente. Infatti al giorno d'oggi ogni cosa, anche il lavoro più squallido, si pubblicizza attraverso questa parola, ogni cosa assume rilevanza se è creativa. Chi non usa la creatività sembra essere tagliato fuori.

Ma la creatività a cosa serve?

Se serve per perpetuare lo status quo, se serve a continuare a farci vivere nella stessa maniera, serve solo a fare soldi e ciò che si vede di bello è solo un'illusione utile appunto a fare soldi e 

Ad esempio le foto della Benetton sono creatività. Gli spot Carosello sono creatività.
Ma se compriamo ciò che vediamo pubblicizzato la nostra vita cambierà materialmente e cervelloticamente (tutti direbbero spiritualmente, ma dato che non credo allo spirito e all'anima, parlo di cervello. Questa è creatività sovversiva! eheh )?  
No. Avremmo semplicemente dato soldi a chi si è mostrato in maniera originale. Niente di meno e niente di più.

Per cui, se voi vi sentite artisti, non dovete per forza buttarvi nella fotografia pubblicitaria, ma potete usare le vostre capacità per mostrare come stanno le cose e per spingerci più in là, verso una sorta di illuminazione :)

20 giugno 2013

Voglio fare il fotografo

Mi fa ridere, anzi, innervosire, tutta quella pletora di gente che dice di voler fare il fotografo (non essere, forse perché pensa di esserlo o forse perché non ha il dono naturale di riuscire a vedere tante cose, tante possibili fotografie, quando va in giro), senza volersi minimamente informare su tutti i problemi in cui incapperà.

Il primo? Sapere cosa offrire.
Il secondo? Sapere a chi offrire le cose del punto uno.

Tanto per iniziare.. e mi sembra già parecchio, non pensate?

Ma chi vuole fare il fotografo, pensa di fare un lavoro poco impegnativo, in cui conti soltanto la propria abilità nel fare una foto perfettina. Capirai. Se qualcuno/tanti clicca/no "Mi piace" su FesiBiuk non vuol dire che si è o che si fa il fotografo, perché tanto nessuno di quelli lì pagherebbe per avere una tua foto, a meno che non li riprendi durante un evento, una gara.
Per non parlare di quelli che sono già abbastanza inseriti, pur essendo agli inizi, ma che si lamentano delle loro collaborazioni, perché sporadiche o poco remunerative. Vale il discorso di prima: non basta essere bravi a fare una foto perfettina (fuoco ok, esposizione ok.. capirai, con le macchine e i negativi RAW di oggi non è molto complicato averle perfette in automatico o sistemarle in due secondi al computer) per ottenere grandi incassi.

Che poi mi viene da pensare: "Non è che questi figuri, oltre a voler fare un mestiere secondo loro poco usurante, lo vogliono fare per incassare facilmente tanti soldini?" Allora smettetela di parlare di passione fotografica. Non c'è niente di bello nel fare click. Il bello, e si chiama sentimento, c'è se si riesce a far passare un messaggio o se si riesce a creare un'atmosfera. Se vi piace cincischiare con le macchine sempre più sofisticate o con i programmi di fotoritocco, non siete dei fotografi, siete dei meccanici e degli smanettoni. Non avete poesia, siete dei tecnici. Non spacciatevi per fotografi!

Se si vuole fare il fotografo bisogna vedere e capire come lavorano i fotografi che più ci piacciono e vedere se la tematica da loro affrontata si confà con il nostro carattere.
Quindi avere così in mente anche il tipo di cliente a cui ci potremmo rivolgere.
Gente che si sposa o associazioni culturali/sportive e aziende? Le ultime due sono sicuramente più stimolanti.

Sito personale

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