In UK molti fotografi, sia professionisti che amatori che turisti, subiscono stupide persecuzioni da parte delle autorità per via di scatti realizzati in pubblico, ad obiettivi definiti "sensibili", come se loro fossero terroristi che necessitano informazioni particolari su certe strutture. Altri invece vengono bloccati per presunta pedofilia!
Nasce un gruppo di fotografi dal nome "NOT A CRIME" Link e Flickr's link
16 luglio 2009
6 luglio 2009
Peopleeeeeee
Dovrei, per motivi di ordine cronologico, mettere altre foto di turisti fatte in un rinomato giardino a metà luglio, dopo quelle dei primi di maggio, ma, poichè sono davvero tante e devo scegliere ancora per bene le migliori, opto per inserire alcune foto di vero street, diametralmente opposte a queste menzionate, scattate ieri in centro.
Signore con un bel ciuffo che sovrasta la massa. Su di lui sembrano pendere le energie del palazzo alla nostra destra.
Anziano custode del Duomo di Torino, sempre presente e forse oppresso dalla monotonia del suo servir la fede.
Anziano signore italiano con badante sudamericana. Sembrano ad un bivio, a destra il loro passato, a sinistra un vicolo buio dove scomparirà la donna, grazie alla dura leggere contro gli immigrati varata dal Governo?
Come già in passato, anche se in poche occasioni, mi piace molto riprendere quasi di sfuggita varie tipologie di persone, quelle che danno meno nell'occhio, quelle che cerchiamo di evitare di vedere, insomma quelle persone che non verranno mai fotografate. Eppure la loro bontà (e mi riferisco soprattutto agli anziani) e il loro attaccarsi alla vita tramite qualsiasi onesto mezzo, che sia un lavoro monotono od una carrozzina, fanno sì che la città sia di tutti, fanno sì che la città abbia un'anima.
Le foto originali sono a colori, queste le ho convertite ed elaborate in bianco e nero. Dopodichè ci ho aggiunto del disturbo (lo vede come rumore o grana? Spero quest'ultima :P) e, come già fatto in passato, per far sì che non sia un corpo estraneo, ho messo un leggere filtro di sfocatura e poi ho stretto un po la gamma dinamica affinchè le zone scure ritornassero ad essere appunto scure, siccome il filtro del disturbo schiarisce molto. Ci sono programmi adatti all'aggiunta della grana, ci sono tecniche migliori, fatto sta che io in questo caso non ho compiuto elaborazioni per abbellire le foto, ma per renderle più aggressive, ho dunque usato un'elaborazione quasi istintiva, più da artista che da tecnico.
Signore con un bel ciuffo che sovrasta la massa. Su di lui sembrano pendere le energie del palazzo alla nostra destra.
Anziano custode del Duomo di Torino, sempre presente e forse oppresso dalla monotonia del suo servir la fede.
Anziano signore italiano con badante sudamericana. Sembrano ad un bivio, a destra il loro passato, a sinistra un vicolo buio dove scomparirà la donna, grazie alla dura leggere contro gli immigrati varata dal Governo?Come già in passato, anche se in poche occasioni, mi piace molto riprendere quasi di sfuggita varie tipologie di persone, quelle che danno meno nell'occhio, quelle che cerchiamo di evitare di vedere, insomma quelle persone che non verranno mai fotografate. Eppure la loro bontà (e mi riferisco soprattutto agli anziani) e il loro attaccarsi alla vita tramite qualsiasi onesto mezzo, che sia un lavoro monotono od una carrozzina, fanno sì che la città sia di tutti, fanno sì che la città abbia un'anima.
Le foto originali sono a colori, queste le ho convertite ed elaborate in bianco e nero. Dopodichè ci ho aggiunto del disturbo (lo vede come rumore o grana? Spero quest'ultima :P) e, come già fatto in passato, per far sì che non sia un corpo estraneo, ho messo un leggere filtro di sfocatura e poi ho stretto un po la gamma dinamica affinchè le zone scure ritornassero ad essere appunto scure, siccome il filtro del disturbo schiarisce molto. Ci sono programmi adatti all'aggiunta della grana, ci sono tecniche migliori, fatto sta che io in questo caso non ho compiuto elaborazioni per abbellire le foto, ma per renderle più aggressive, ho dunque usato un'elaborazione quasi istintiva, più da artista che da tecnico.
3 luglio 2009
Il boschetto della mia fantasia
Dopo aver brillantemente risolto un problemino che qui su Blogger.com non mi consentiva la creazione di nuovi post, finalmente posso caricare alcune foto sovversive, provenienti da un grumo eversivo del mio occhio ed obiettivo malato, per dirla alla Berlusconi, il nostro amato Premier, sempre sia lodato :)
Mi sono costruito un obiettivo tutto mio che, per fortuna, nessuno ha ancora avuto modo di ammirare.
Con questo è finalmente possibile vedere il mondo di ogni giorno, ritratto in maniera espressionistica oserei dire, affinchè la mente venga invogliata a capire com'è realmente e ad immaginare come invece un posto, nella sua semplicità, possa sorprendere.
Ho scelto un bel posticino, un bel boschetto che, data la sua importanza poichè barriera naturale fra la periferia di Torino ed un paese limitrofo, merita di essere ritratto in ogni modo per denotare lo slancio vitale che imprime nell'umanità, col suo verde in certi tratti anche abbastanza selvaggio.



Danx
Mi sono costruito un obiettivo tutto mio che, per fortuna, nessuno ha ancora avuto modo di ammirare.
Con questo è finalmente possibile vedere il mondo di ogni giorno, ritratto in maniera espressionistica oserei dire, affinchè la mente venga invogliata a capire com'è realmente e ad immaginare come invece un posto, nella sua semplicità, possa sorprendere.
Ho scelto un bel posticino, un bel boschetto che, data la sua importanza poichè barriera naturale fra la periferia di Torino ed un paese limitrofo, merita di essere ritratto in ogni modo per denotare lo slancio vitale che imprime nell'umanità, col suo verde in certi tratti anche abbastanza selvaggio.



Danx25 giugno 2009
Notte diabolica
Ci fu un tempo in cui gli street photographers ricercavano la poesia nel quotidiano, l'armonia dei gesti, le divertenti combinazioni, i contrasti fra i diversi tipi di persone che s'incrociavano per caso nei centri delle metropoli, il tutto unito da un'accurata composizione ed esposizione. Tra questi figurano sicuramente Bresson - link - e Doisneau - link - (questo fece una foto - link - che oggi lo condannerebbe alla gattabuia a vita per pedofilia...altri tempi!).
Vennero "spazzati via" da fotografi più crudi, che ricercavano la vera vita quotidiana, con le sue sofferenze, ingiustizie, miserie, banalità senza fine, ripetitive...insomma una vita grigia e senza futuro. Fra questi cito Robert Frank, famoso per il libro di metà anni 50 dal tito "Americans" e Walker Evans. Se il primo ci faceva entrare maggiormente nella vita delle persone ritratte in giro per gli U.S.A., come in queste 2 foto - link1 e link2- , il secondo, invece, aveva un rapporto più freddo con l'ambiente circostante: era più descrittivo per mostrare chiaramente, con poca soggettività, le condizioni di vita delle persone di certi territori poco conosciuti degli U.S.A., senza creare un legame fra lo spettatore e il soggetto che avrebbe influenzato troppo portando il primo al provare pietà - link -.
Negli anni 60, invece, ci fu il ritorno nelle città, nei centri, infatti dei nuovi street photographers come Gary Winogrand bazzicavano le grandi metropoli come New York, fotografando i cambiamenti nella società, fotogrando persone sulle quali non gravava più la crisi economica (che fu un enorme fardello per i soggetti dei 2 fotografi citati prima), evolute nei costumi (minigonne presenti già prima del 68, coppie vivaci, rampanti managers - link1 e link 2 - ed ovviamente tutto il resto dell'umanità che si ritrova in città per cercare di avere un pò di visibilità e speranza - link -), persone quasi di un altro mondo, a volte alienate, alienazione visibile anche in certe fotografie dei sobborghi, in cui solitari bambini e mamme sembrano avventurarsi senza motivo e senza troppo convinzione fuori dal loro mondo ovattato perso nel nulla - link -.
Nei 70 queste ricerche sugli "usi e costumi" del popolo occidentale, vennero svolte con l'ausilio del colore, sdoganato nell'arte fotografica da William Eggleston, che infatti fu il primo ad esporre stampe a colori, modalità prima relegata alle cartoline e alle pubblicità, quindi considerata volgare. Con lui la street si evolve, infatti, oltre al già citato colore, abbiamo ritratti oggetti di uso quotidiano prima relegati in seconda fila, se non addirittura non raffigurati - link1 e link2 -.
La ricerca dei simboli, delle cose, che rappresentano al meglio l'uomo medio contemporaneo porterà alla crescita del famoso Martin Parr - link -, esploso fra gli anni 80 e 90, ed ora membro della famosissima agenzia Magnum, impegnato a ritrarre le masse di turisti e la classe media in UK come nel resto del mondo, con un fare da catalogatore, quasi maniacale, con colori iper saturi quasi come se fosse impegnato più a fotografare oggetti per pubblicità che persone, essendo queste omologate sia negli acquisti che nei comportamenti.
Si noti dunque, come la fotografia col passare delle decadi, sia diventata uno strumento di studio sociale: inizialmente si ricercava la bellezza, dopodichè i problemi, dopo ancora le banalità, per chiudere il cerchio nei modi di fare ripetitivi della massa.
Quale può essere il prossimo passo, nel caso il cerchio non sia ancora chiuso?
Io però, e qua forse esagero, per street intendo anche quelle fotografie che mostrano l'ambiente contemporaneo senza alcuna presenza umana per mostrarci, sia oggettivamente che oniricamente, i luoghi più angosciosi con i quali abbiamo a che fare ogni giorno.
La quotidianità (e la sua banalità) è quindi un filo logico che unisce i fotografi di diverse generazioni e potrei includere, fra questi paesaggisti che escludono quasi sempre figure umane, se non per ben determinati progetti, Robert Adams (nessuna parentela col famosissimo Ansel Adams) - link -, Atget - link - e Brassai, il più romantico con le sue visioni di Parigi - link1 e link2 -. Il primo è intento nel perseguire una visione oggettiva ("bisogna essere oggettivi per non diventare oggetti"), il secondo nel ritrarre le architetture e il terzo notturni con nebbie e luci squarcianti affiancate al buio più totale di parchi e vie cittadine.
Come si sta evolvendo la street? E come le foto notturne? Saranno ammesse nella storia della fotografia le foto più oscure e realizzate velocemente, poco descrittive, che lasciano trapelare un'anima spettrale dai luoghi senza storia, senza arte nè parte? E se invece, entrassero nell'arte fotografica, ricerche notturne incentrate su tanti colori, essendo noi abituati a vedere periferie buie e centri storici ritratti con una dominanta giallastra?
La notte è fantastica, ti mette a disposizione un mondo prima pieno di persone e auto, di colori facili da cogliere, proprio perchè prima c'è il giorno.
Questi sono i miei ultimi notturni, freschi freschi:





O forse il futuro sta nel ricreare virtualmente (non per forze tramite computer-grafica) le scene del mondo reale ritratte nel passato dai grandi della fotografia?
Esempio con i Lego: link. La foto originale - link - è di Bresson.
Se qualcuno avesse idee e suggerimenti in merito non ha che da commentare, idem nel caso io abbia commesso errori riguardanti i vari fotografi.
Vennero "spazzati via" da fotografi più crudi, che ricercavano la vera vita quotidiana, con le sue sofferenze, ingiustizie, miserie, banalità senza fine, ripetitive...insomma una vita grigia e senza futuro. Fra questi cito Robert Frank, famoso per il libro di metà anni 50 dal tito "Americans" e Walker Evans. Se il primo ci faceva entrare maggiormente nella vita delle persone ritratte in giro per gli U.S.A., come in queste 2 foto - link1 e link2- , il secondo, invece, aveva un rapporto più freddo con l'ambiente circostante: era più descrittivo per mostrare chiaramente, con poca soggettività, le condizioni di vita delle persone di certi territori poco conosciuti degli U.S.A., senza creare un legame fra lo spettatore e il soggetto che avrebbe influenzato troppo portando il primo al provare pietà - link -.
Negli anni 60, invece, ci fu il ritorno nelle città, nei centri, infatti dei nuovi street photographers come Gary Winogrand bazzicavano le grandi metropoli come New York, fotografando i cambiamenti nella società, fotogrando persone sulle quali non gravava più la crisi economica (che fu un enorme fardello per i soggetti dei 2 fotografi citati prima), evolute nei costumi (minigonne presenti già prima del 68, coppie vivaci, rampanti managers - link1 e link 2 - ed ovviamente tutto il resto dell'umanità che si ritrova in città per cercare di avere un pò di visibilità e speranza - link -), persone quasi di un altro mondo, a volte alienate, alienazione visibile anche in certe fotografie dei sobborghi, in cui solitari bambini e mamme sembrano avventurarsi senza motivo e senza troppo convinzione fuori dal loro mondo ovattato perso nel nulla - link -.
Nei 70 queste ricerche sugli "usi e costumi" del popolo occidentale, vennero svolte con l'ausilio del colore, sdoganato nell'arte fotografica da William Eggleston, che infatti fu il primo ad esporre stampe a colori, modalità prima relegata alle cartoline e alle pubblicità, quindi considerata volgare. Con lui la street si evolve, infatti, oltre al già citato colore, abbiamo ritratti oggetti di uso quotidiano prima relegati in seconda fila, se non addirittura non raffigurati - link1 e link2 -.
La ricerca dei simboli, delle cose, che rappresentano al meglio l'uomo medio contemporaneo porterà alla crescita del famoso Martin Parr - link -, esploso fra gli anni 80 e 90, ed ora membro della famosissima agenzia Magnum, impegnato a ritrarre le masse di turisti e la classe media in UK come nel resto del mondo, con un fare da catalogatore, quasi maniacale, con colori iper saturi quasi come se fosse impegnato più a fotografare oggetti per pubblicità che persone, essendo queste omologate sia negli acquisti che nei comportamenti.
Si noti dunque, come la fotografia col passare delle decadi, sia diventata uno strumento di studio sociale: inizialmente si ricercava la bellezza, dopodichè i problemi, dopo ancora le banalità, per chiudere il cerchio nei modi di fare ripetitivi della massa.
Quale può essere il prossimo passo, nel caso il cerchio non sia ancora chiuso?
Io però, e qua forse esagero, per street intendo anche quelle fotografie che mostrano l'ambiente contemporaneo senza alcuna presenza umana per mostrarci, sia oggettivamente che oniricamente, i luoghi più angosciosi con i quali abbiamo a che fare ogni giorno.
La quotidianità (e la sua banalità) è quindi un filo logico che unisce i fotografi di diverse generazioni e potrei includere, fra questi paesaggisti che escludono quasi sempre figure umane, se non per ben determinati progetti, Robert Adams (nessuna parentela col famosissimo Ansel Adams) - link -, Atget - link - e Brassai, il più romantico con le sue visioni di Parigi - link1 e link2 -. Il primo è intento nel perseguire una visione oggettiva ("bisogna essere oggettivi per non diventare oggetti"), il secondo nel ritrarre le architetture e il terzo notturni con nebbie e luci squarcianti affiancate al buio più totale di parchi e vie cittadine.
Come si sta evolvendo la street? E come le foto notturne? Saranno ammesse nella storia della fotografia le foto più oscure e realizzate velocemente, poco descrittive, che lasciano trapelare un'anima spettrale dai luoghi senza storia, senza arte nè parte? E se invece, entrassero nell'arte fotografica, ricerche notturne incentrate su tanti colori, essendo noi abituati a vedere periferie buie e centri storici ritratti con una dominanta giallastra?
La notte è fantastica, ti mette a disposizione un mondo prima pieno di persone e auto, di colori facili da cogliere, proprio perchè prima c'è il giorno.
Questi sono i miei ultimi notturni, freschi freschi:





O forse il futuro sta nel ricreare virtualmente (non per forze tramite computer-grafica) le scene del mondo reale ritratte nel passato dai grandi della fotografia?Esempio con i Lego: link. La foto originale - link - è di Bresson.
Se qualcuno avesse idee e suggerimenti in merito non ha che da commentare, idem nel caso io abbia commesso errori riguardanti i vari fotografi.
23 giugno 2009
Casa d'estate
In certi torridi giorni estivi, stando in casa, il cervello si dissocia dalla realtà, quasi come se si stesse spegnendo piano piano perchè asfissiato dalla luce accecante, dal calore sprigionato dalle torride strade, dalla mancanza di aria che spinge a vedere l'inutilità e l'assurdità in tutte le cose presenti in casa, anche perchè si è impossibilitati ad adoperarle al meglio e perchè, slegati dalla realtà, non si vuole avere alcun rapporto con ciò che è materia, con ciò che non può comprendere i nostri problemi meta-fisici.
Quando si vive fra la città e la campagna attorniata dal rumore e dagli spazi vuoti, non sempre è possibile trovare un luogo ameno dove crogiolarsi e dunque il cervello va in crisi, perchè non vede futuro.
Ho dunque cercato di rappresentare questo malessere attraverso queste foto, in cui giochi di luce provengono da non ben definiti manufatti, in cui la testa gira cercando una novità e magari uno spiraglio di vita...poi si apre la porta, anche lì i soliti muri impersonali, le scale senza fine, siamo a decine ma non c'è nessuno, chiusi fra case, ascensori, auto, uffici e supermercati (l'ascensore meriterebbe un approfondimento. Mi fa senso, infatti, vedere le persone al di fuori che lo aspettano mentre io ne sono all'interno o mentre io ne sono all'esterno che le vedo salire o scendere, pur essendo loro, come me quando son nei loro panni, completamente fermi e, seppur vicini, lontani da me perchè separati da 2 porte. E' il simbolo dell'individualismo forse, il simbolo della fretta e del distacco dal prossimo e dalla terra. L'abitare in alto è incompresibile per me).





Varcata la porta, verso sera, vado in cerca di luci, sinonimo di vita o sinonimo di spazi privati, chiusi o simbolo di non-luoghi costretti, per paura, ad essere sempre illuminati, illuminando pure gli alberi, simbolo della natura costretta a recepire più luce di quanta ne abbia mai avuta per miliardi di anni senza di noi. Ma questa è la seconda parte, speriamo si compirà!
Quando si vive fra la città e la campagna attorniata dal rumore e dagli spazi vuoti, non sempre è possibile trovare un luogo ameno dove crogiolarsi e dunque il cervello va in crisi, perchè non vede futuro.
Ho dunque cercato di rappresentare questo malessere attraverso queste foto, in cui giochi di luce provengono da non ben definiti manufatti, in cui la testa gira cercando una novità e magari uno spiraglio di vita...poi si apre la porta, anche lì i soliti muri impersonali, le scale senza fine, siamo a decine ma non c'è nessuno, chiusi fra case, ascensori, auto, uffici e supermercati (l'ascensore meriterebbe un approfondimento. Mi fa senso, infatti, vedere le persone al di fuori che lo aspettano mentre io ne sono all'interno o mentre io ne sono all'esterno che le vedo salire o scendere, pur essendo loro, come me quando son nei loro panni, completamente fermi e, seppur vicini, lontani da me perchè separati da 2 porte. E' il simbolo dell'individualismo forse, il simbolo della fretta e del distacco dal prossimo e dalla terra. L'abitare in alto è incompresibile per me).





Varcata la porta, verso sera, vado in cerca di luci, sinonimo di vita o sinonimo di spazi privati, chiusi o simbolo di non-luoghi costretti, per paura, ad essere sempre illuminati, illuminando pure gli alberi, simbolo della natura costretta a recepire più luce di quanta ne abbia mai avuta per miliardi di anni senza di noi. Ma questa è la seconda parte, speriamo si compirà!
22 giugno 2009
Luce di Dio
21 giugno 2009
Torino satellitare
E' risaputo che le mappe sono fredde e per nulla descrittive di un territorio, infatti possiamo vedere una zona residenziale o varie zone verdi, ma senza sapere che tipo di gente vi vive, che rapporto c'è fra una casa e l'altra, le piccole particolarità o di che alberi si tratta, quanti rusceli vi scorrono attraverso, ecc.
Lo stesso discorso vale per le fotografie satellitari: anche in questo caso non viene fuori un'anima e non otteniamo neanche una descrizione. Recentemente, all'interno di Google Maps, troviamo le foto panoramiche chiamate "Street View", ma una foto per trasmettere qualcosa, deve essere scattata quando il fotografo sente che c'è un qualcosa di speciale fra le costruzioni, la presenza umana e/o i suoi simboli, i colori delle costruzioni umane, l'atmosfera naturale (se riesce a trovare uno scampolo) e, se tutto ciò non può venire fuori da una foto panoramica (che io infatti non amo, poichè l'unione fra diversi fotogrammi non genera un'attenzione simile a quella che compare quando se ne guarda uno solo, ma, in questo caso, si punterà molto sullo stupore del visitatore, forse più stupito dalla tecnica che da ciò che dovrebbe guardare. Lo stesso discorso vale per il fish-eye, che ha la cattiva abitudine di rendere magico anche ciò che dovrebbe essere ripreso in maniera lineare, reale, per mostrare l'impatto quotidiano di una data costruzione verso gli esseri umani e l'ambiente, ad esempio), a maggior ragione non può comparire quando a riprendere è un tecnico o comunque una persona costretta a percorrere in fretta e furia una città per dare al datore di lavoro sempre più materiale per completare l'opera. Le immagini che vediamo quindi da questi programmi satellitari risultano lontane dalla realtà, e perchè lontane nel primo caso e perchè o edulcoranti attraverso la tecnica della foto a 360° o perchè fatte troppo velocemente, senza attenzione verso la strada, le case, le persone, l'ambiente intero. In entrambi i casi si nota un distacco fra chi riprende e la città.
Quindi ho pensato bene di salvare alcune riprese satellitari, scegliendo ovviamente un certa composizione per riappropriarmi di una visione della mia città che non sentivo affatto mia. Queste sono dunque le mie stupide elaborazioni:







Lo stesso discorso vale per le fotografie satellitari: anche in questo caso non viene fuori un'anima e non otteniamo neanche una descrizione. Recentemente, all'interno di Google Maps, troviamo le foto panoramiche chiamate "Street View", ma una foto per trasmettere qualcosa, deve essere scattata quando il fotografo sente che c'è un qualcosa di speciale fra le costruzioni, la presenza umana e/o i suoi simboli, i colori delle costruzioni umane, l'atmosfera naturale (se riesce a trovare uno scampolo) e, se tutto ciò non può venire fuori da una foto panoramica (che io infatti non amo, poichè l'unione fra diversi fotogrammi non genera un'attenzione simile a quella che compare quando se ne guarda uno solo, ma, in questo caso, si punterà molto sullo stupore del visitatore, forse più stupito dalla tecnica che da ciò che dovrebbe guardare. Lo stesso discorso vale per il fish-eye, che ha la cattiva abitudine di rendere magico anche ciò che dovrebbe essere ripreso in maniera lineare, reale, per mostrare l'impatto quotidiano di una data costruzione verso gli esseri umani e l'ambiente, ad esempio), a maggior ragione non può comparire quando a riprendere è un tecnico o comunque una persona costretta a percorrere in fretta e furia una città per dare al datore di lavoro sempre più materiale per completare l'opera. Le immagini che vediamo quindi da questi programmi satellitari risultano lontane dalla realtà, e perchè lontane nel primo caso e perchè o edulcoranti attraverso la tecnica della foto a 360° o perchè fatte troppo velocemente, senza attenzione verso la strada, le case, le persone, l'ambiente intero. In entrambi i casi si nota un distacco fra chi riprende e la città.
Quindi ho pensato bene di salvare alcune riprese satellitari, scegliendo ovviamente un certa composizione per riappropriarmi di una visione della mia città che non sentivo affatto mia. Queste sono dunque le mie stupide elaborazioni:







19 giugno 2009
Drunk
31 maggio 2009
New landscape
Alcuni paesi della collina attorno alla città di Torino, sono vittime e/o carnefici di una costante urbanizzazione che definirei "snaturalizzazione", estirpazione della fresca e fantasiosa natura, poichè non vi è considerazione per la vita naturale e per il paesaggio in generale. Vi è un aumento di complessi abitativi per cittadini che incrementeranno l'inquinamento e il consumo idrico in questa preziosa barriera naturale fra la città e la campagna.
In queste foto è presente un accostamento tra ciò che realizza l'uomo per fini privati e la debole indifferenza, ma piena di vita, della natura, bene collettivo, sempre più spremuto e sfruttato da menti, la cui unica visione è quella utilitaristica, economica, che vede in ogni zona verde un qualcosa di non degno di esistere. Viene spontaneo chiedersi fino a quando le zone panoramiche (notare, nella seconda foto della galleria, il cartello con scritta "Zona panoramica") rimarrano tali. Si ammireranno ancora maestosi boschi o il massimo che sarà concesso ai non residenti, sarà la visione di una piccola aiuola, meglio se soffocata da pacchetti di sigarette e delimitata da un muretto, metafora predominante in un mondo in cui si pensa che la natura debba essere controllata e sopraffatta. Io odio i giardini :)
C'è una contrapposizione dai contrasti molto forti fra le tenui tinte della natura, rilassanti, fresche, attraenti e la grigia, pesante, invasione umana che, a differenza della natura, necessita di privatizzare, delimitare, nascondere senza farsi scoprire (a differenza della natura che è pronta ad accogliere, se trattata con rispetto, ogni avventuriero), controllare, bloccare. Zone prima verdi, ora coperte di mattoni, sono abitate da ex (?) cittadini che, in quanto tali, sono timorosi del prossimo e quindi pronti a scacciare attraverso ringhiosi cani, allarmi, telecamere e polizia, "intrusi" che in realtà non sono altro che camminatori, "paesaggisti", amanti del paesaggio che vogliono esorcizzare la bruttura e la depravazione umana verso il mattone, guardando e scattando foto (come successe al famoso fotografo Robert Adams negli anni '70, anche io son stato guardato con sospetto, come se fossi un ladro, da "gente del posto" che mi ha chiesto cosa stessi facendo...avrei dovuto chiedere io cosa han fatto loro alla collina...no comment!).
Non c'è più una visione del bene comune, non c'è più volontà di condividere il bello, c'è solo bramosia di possesso e di alienazione: alienarsi fra le proprie "ricche" mura e alienare il prossimo escludendolo da una porzione di territorio prima libera.
La decisione di desaturare e virare i colori verso una tonalità smunta, deriva da questi pensieri che portano a pensare ad una natura morente.
26 maggio 2009
E.E.
Per gli appassionati della fotografia statunitense dello scorso secolo, ecco su Google Books alcune pagine di un libro dedicato al famoso Elliott Erwitt
http://books.google.it/books?id=G7xIWdPM6aUC&printsec=frontcover&dq=elliot+erwitt&ei=4zkcSuG1MJGiygTdxMh5#PPT1,M1
http://books.google.it/books?id=G7xIWdPM6aUC&printsec=frontcover&dq=elliot+erwitt&ei=4zkcSuG1MJGiygTdxMh5#PPT1,M1
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