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25 giugno 2009

Notte diabolica

(English translation here)

Ci fu un tempo in cui gli
street photographers ricercavano la poesia nel quotidiano, l'armonia dei gesti, le divertenti combinazioni, i contrasti fra i diversi tipi di persone che s'incrociavano per caso nei centri delle metropoli, il tutto unito da un'accurata composizione ed esposizione. Tra questi figurano sicuramente Bresson - link - e Doisneau - link - (questo fece una foto - link - che oggi lo condannerebbe alla gattabuia a vita per pedofilia...altri tempi!).

Vennero "spazzati via" da fotografi più crudi, che ricercavano la vera vita quotidiana, con le sue sofferenze, ingiustizie, miserie, banalità senza fine, ripetitive...insomma una vita grigia e senza futuro. Fra questi cito Robert Frank, famoso per il libro di metà anni 50 dal tito "Americans" e Walker Evans. Se il primo ci faceva entrare maggiormente nella vita delle persone ritratte in giro per gli U.S.A., come in queste 2 foto - link1 e link2- , il secondo, invece, aveva un rapporto più freddo con l'ambiente circostante: era più descrittivo per mostrare chiaramente, con poca soggettività, le condizioni di vita delle persone di certi territori poco conosciuti degli U.S.A., senza creare un legame fra lo spettatore e il soggetto che avrebbe influenzato troppo portando il primo al provare pietà - link -.

Negli anni 60, invece, ci fu il ritorno nelle città, nei centri, infatti dei nuovi street photographers come
Gary Winogrand bazzicavano le grandi metropoli come New York, fotografando i cambiamenti nella società, fotogrando persone sulle quali non gravava più la crisi economica (che fu un enorme fardello per i soggetti dei 2 fotografi citati prima), evolute nei costumi (minigonne presenti già prima del 68, coppie vivaci, rampanti managers - link1 e link 2 - ed ovviamente tutto il resto dell'umanità che si ritrova in città per cercare di avere un pò di visibilità e speranza - link -), persone quasi di un altro mondo, a volte alienate, alienazione visibile anche in certe fotografie dei sobborghi, in cui solitari bambini e mamme sembrano avventurarsi senza motivo e senza troppo convinzione fuori dal loro mondo ovattato perso nel nulla - link -.

Nei 70 queste ricerche sugli "usi e costumi" del popolo occidentale, vennero svolte con l'
ausilio del colore, sdoganato nell'arte fotografica da William Eggleston, che infatti fu il primo ad esporre stampe a colori, modalità prima relegata alle cartoline e alle pubblicità, quindi considerata volgare. Con lui la street si evolve, infatti, oltre al già citato colore, abbiamo ritratti oggetti di uso quotidiano prima relegati in seconda fila, se non addirittura non raffigurati - link1 e link2 -.

La ricerca dei simboli, delle cose, che rappresentano al meglio l'uomo medio contemporaneo porterà alla crescita del famoso
Martin Parr - link -, esploso fra gli anni 80 e 90, ed ora membro della famosissima agenzia Magnum, impegnato a ritrarre le masse di turisti e la classe media in UK come nel resto del mondo, con un fare da catalogatore, quasi maniacale, con colori iper saturi quasi come se fosse impegnato più a fotografare oggetti per pubblicità che persone, essendo queste omologate sia negli acquisti che nei comportamenti.

Si noti dunque, come la fotografia col passare delle decadi, sia diventata uno strumento di studio sociale: inizialmente si ricercava la bellezza, dopodichè i problemi, dopo ancora le banalità, per chiudere il cerchio nei modi di fare ripetitivi della massa.

Quale può essere il prossimo passo, nel caso il cerchio non sia ancora chiuso?


Io però, e qua forse esagero, per street intendo anche quelle fotografie che mostrano l'ambiente contemporaneo senza alcuna presenza umana per mostrarci, sia oggettivamente che oniricamente, i luoghi più angosciosi con i quali abbiamo a che fare ogni giorno.
La quotidianità (e la sua banalità) è quindi un filo logico che unisce i fotografi di diverse generazioni
e potrei includere, fra questi paesaggisti che escludono quasi sempre figure umane, se non per ben determinati progetti, Robert Adams (nessuna parentela col famosissimo Ansel Adams) - link -, Atget - link - e Brassai, il più romantico con le sue visioni di Parigi - link1 e link2 -. Il primo è intento nel perseguire una visione oggettiva ("bisogna essere oggettivi per non diventare oggetti"), il secondo nel ritrarre le architetture e il terzo notturni con nebbie e luci squarcianti affiancate al buio più totale di parchi e vie cittadine.

Come si sta evolvendo la street? E come le foto notturne?
Saranno ammesse nella storia della fotografia le foto più oscure e realizzate velocemente, poco descrittive, che lasciano trapelare un'anima spettrale dai luoghi senza storia, senza arte nè parte?
E se invece, entrassero nell'arte fotografica, ricerche notturne incentrate su tanti colori, essendo noi abituati a vedere periferie buie e centri storici ritratti con una dominanta giallastra?
La notte è fantastica, ti mette a disposizione un mondo prima pieno di persone e auto, di colori facili da cogliere, proprio perchè prima c'è il giorno.

Questi sono i miei ultimi notturni, freschi freschi:






O forse il futuro sta nel ricreare virtualmente (non per forze tramite computer-grafica) le scene del mondo reale ritratte nel passato dai grandi della fotografia?
Esempio con i Lego:
link. La foto originale - link - è di Bresson.

Se qualcuno avesse idee e suggerimenti in merito non ha che da commentare, idem nel caso io abbia commesso errori riguardanti i vari fotografi.

23 giugno 2009

Casa d'estate

(English translation here)

In certi torridi giorni estivi, stando in casa, il cervello si dissocia dalla realtà
, quasi come se si stesse spegnendo piano piano perchè asfissiato dalla luce accecante, dal calore sprigionato dalle torride strade, dalla mancanza di aria che spinge a vedere l'inutilità e l'assurdità in tutte le cose presenti in casa, anche perchè si è impossibilitati ad adoperarle al meglio e perchè, slegati dalla realtà, non si vuole avere alcun rapporto con ciò che è materia, con ciò che non può comprendere i nostri problemi meta-fisici.
Quando si vive fra la città e la campagna attorniata dal rumore e dagli spazi vuoti, non sempre è possibile trovare un luogo ameno dove crogiolarsi e dunque il cervello va in crisi, perchè non vede futuro.

Ho dunque cercato di rappresentare questo malessere attraverso queste foto, in cui giochi di luce provengono da non ben definiti manufatti, in cui la testa gira cercando una novità e magari uno spiraglio di vita...poi si apre la porta, anche lì i soliti muri impersonali, le scale senza fine, siamo a decine ma non c'è nessuno, chiusi fra case, ascensori, auto, uffici e supermercati (l'ascensore meriterebbe un approfondimento. Mi fa senso, infatti, vedere le persone al di fuori che lo aspettano mentre io ne sono all'interno o mentre io ne sono all'esterno che le vedo salire o scendere, pur essendo loro, come me quando son nei loro panni, completamente fermi e, seppur vicini, lontani da me perchè separati da 2 porte. E' il simbolo dell'individualismo forse, il simbolo della fretta e del distacco dal prossimo e dalla terra. L'abitare in alto è incompresibile per me).



Varcata la porta, verso sera, vado in cerca di luci, sinonimo di vita o sinonimo di spazi privati, chiusi o simbolo di non-luoghi costretti, per paura, ad essere sempre illuminati, illuminando pure gli alberi, simbolo della natura costretta a recepire più luce di quanta ne abbia mai avuta per miliardi di anni senza di noi. Ma questa è la seconda parte, speriamo si compirà!

22 giugno 2009

Luce di Dio

Meravigliosi sono, in qualsiasi posti uno sia, i raggi solari che passano fra le nuvole illuminando vasti territori prima nel regno dell'oscurità

Ecco 2 foto leggermente elaborate:


21 giugno 2009

Torino satellitare

E' risaputo che le mappe sono fredde e per nulla descrittive di un territorio, infatti possiamo vedere una zona residenziale o varie zone verdi, ma senza sapere che tipo di gente vi vive, che rapporto c'è fra una casa e l'altra, le piccole particolarità o di che alberi si tratta, quanti rusceli vi scorrono attraverso, ecc.

Lo stesso discorso vale per le fotografie satellitari: anche in questo caso non viene fuori un'anima e non otteniamo neanche una descrizione. Recentemente, all'interno di Google Maps, troviamo le foto panoramiche chiamate "Street View", ma una foto per trasmettere qualcosa, deve essere scattata quando il fotografo sente che c'è un qualcosa di speciale fra le costruzioni, la presenza umana e/o i suoi simboli, i colori delle costruzioni umane, l'atmosfera naturale (se riesce a trovare uno scampolo)
e, se tutto ciò non può venire fuori da una foto panoramica (che io infatti non amo, poichè l'unione fra diversi fotogrammi non genera un'attenzione simile a quella che compare quando se ne guarda uno solo, ma, in questo caso, si punterà molto sullo stupore del visitatore, forse più stupito dalla tecnica che da ciò che dovrebbe guardare. Lo stesso discorso vale per il fish-eye, che ha la cattiva abitudine di rendere magico anche ciò che dovrebbe essere ripreso in maniera lineare, reale, per mostrare l'impatto quotidiano di una data costruzione verso gli esseri umani e l'ambiente, ad esempio), a maggior ragione non può comparire quando a riprendere è un tecnico o comunque una persona costretta a percorrere in fretta e furia una città per dare al datore di lavoro sempre più materiale per completare l'opera. Le immagini che vediamo quindi da questi programmi satellitari risultano lontane dalla realtà, e perchè lontane nel primo caso e perchè o edulcoranti attraverso la tecnica della foto a 360° o perchè fatte troppo velocemente, senza attenzione verso la strada, le case, le persone, l'ambiente intero. In entrambi i casi si nota un distacco fra chi riprende e la città.

Quindi ho pensato bene di salvare alcune riprese satellitari, scegliendo ovviamente un certa composizione per riappropriarmi di una visione della mia città che non sentivo affatto mia. Queste sono dunque le mie stupide elaborazioni:





19 giugno 2009

Drunk

Finalmente ecco la gallery delle persone viste da un ubriaco, cioè io :)

Link al post
Link alla gallery "I'M DRUNK, WHO ARE YOU?"

Bye-bye

31 maggio 2009

New landscape

(English translation here)

GALLERY

Alcuni paesi della collina attorno alla città di Torino, sono vittime e/o carnefici di una costante urbanizzazione che definirei "snaturalizzazione", estirpazione della fresca e fantasiosa natura, poichè non vi è considerazione per la vita naturale e per il paesaggio in generale. Vi è un aumento di complessi abitativi per cittadini che incrementeranno l'inquinamento e il consumo idrico in questa preziosa barriera naturale fra la città e la campagna.

In queste foto è presente un accostamento tra ciò che realizza l'uomo per fini privati e la debole indifferenza, ma piena di vita, della natura, bene collettivo, sempre più spremuto e sfruttato da menti, la cui unica visione è quella utilitaristica, economica, che vede in ogni zona verde un qualcosa di non degno di esistere. Viene spontaneo chiedersi fino a quando le zone panoramiche (notare, nella seconda foto della galleria, il cartello con scritta "Zona panoramica") rimarrano tali.
Si ammireranno ancora maestosi boschi o il massimo che sarà concesso ai non residenti, sarà la visione di una piccola aiuola, meglio se soffocata da pacchetti di sigarette e delimitata da un muretto, metafora predominante in un mondo in cui si pensa che la natura debba essere controllata e sopraffatta. Io odio i giardini :)

C'è una contrapposizione dai contrasti molto forti fra le tenui tinte della natura, rilassanti, fresche, attraenti e la grigia, pesante, invasione umana che, a differenza della natura, necessita di privatizzare, delimitare, nascondere senza farsi scoprire (a differenza della natura che è pronta ad accogliere, se trattata con rispetto, ogni avventuriero), controllare, bloccare. Zone prima verdi, ora coperte di mattoni, sono abitate da ex (?) cittadini che, in quanto tali, sono timorosi del prossimo e quindi pronti a scacciare attraverso ringhiosi cani, allarmi, telecamere e polizia, "intrusi" che in realtà non sono altro che camminatori, "paesaggisti", amanti del paesaggio che vogliono esorcizzare la bruttura e la depravazione umana verso il mattone, guardando e scattando foto (come successe al famoso fotografo Robert Adams negli anni '70, anche io son stato guardato con sospetto, come se fossi un ladro, da "gente del posto" che mi ha chiesto cosa stessi facendo...avrei dovuto chiedere io cosa han fatto loro alla collina...no comment!).
Non c'è più una visione del bene comune, non c'è più volontà di condividere il bello, c'è solo bramosia di possesso e di alienazione: alienarsi fra le proprie "ricche" mura e alienare il prossimo escludendolo da una porzione di territorio prima libera.

La decisione di desaturare e virare i colori verso una tonalità smunta, deriva da questi pensieri che portano a pensare ad una natura morente.

26 maggio 2009

E.E.

Per gli appassionati della fotografia statunitense dello scorso secolo, ecco su Google Books alcune pagine di un libro dedicato al famoso Elliott Erwitt

http://books.google.it/books?id=G7xIWdPM6aUC&printsec=frontcover&dq=elliot+erwitt&ei=4zkcSuG1MJGiygTdxMh5#PPT1,M1

25 maggio 2009

Civiltà sepolta o Intrusioni in natura

(English translation here)

Ho creato, nel mio sito web, una galleria di 11 fotografie, in cui è visibile parte di un mio piccolo progetto, al momento di 47 foto totali, e che prende il nome di "Civiltà sepolta" o "Intrusioni in natura", relativo alla natura ed alle permanenti costruzioni dell'uomo, vecchie e recenti, piccole e grandi, che o invadono la natura o vengono invase dalla natura e quindi nascoste (per fortuna).

Non sono contemplati i rifiuti perchè sarebbe una denuncia troppo banale e riguardante oggetti facilmente eliminabili senza, tra l'altro, alcun aiuto per la civiltà, a differenza di certi tralicci che ci portano energia, e così via.
Posso dire che potrebbe prendere spunto da qualche visione post scomparsa della civiltà umana, in cui la natura si riappropria di spazi, coprendo ciò che resta del nostro mondo.


Cliccate sotto questa foto per entrare nella pagina del sito:

24 maggio 2009

Sisters


Che persone misteriose le suore, le poche volte che le si vedono passeggiare sono unite e silenziose, passano con leggerezza in questo mondo dove si nascondono per pregare e lavorare.
Mi ha colpito lo sguardo incuriosito di una delle tre che si chiede il perchè della mia foto...e beh io vado in giro e se qualcosa mi dice di fare click lo faccio :)

Spero di averle ritratto in modo idoneo a questa mia idea.

21 maggio 2009

Danximage.com

Restyling del mio sito con una cernita di foto per non far disperdere lo sguardo su troppe foto. 5 per sezione...con l'aggiunta dei miei disegnini :)


Sito personale

Amici, cliccando qui potrete vedere il mio nuovo
sito in fase di allestimento.