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27 maggio 2024

Avete rotto con questo Luigi Ghirri

Mi capita spesso di imbattermi, quando vado sul Tubo aka YouTube, in video piuttosto recenti dedicati a Luigi Ghirri.

C'è, potremmo anche dire finalmente, una grande considerazione verso questo fotografo anni 70-80 morto prematuramente mi pare nel 1992.

Fanno bene a realizzare video di cultura fotografica e alla poesia di questo autore, ma non tutti sanno che lui come lavoro faceva il professore, mi pare all'Università.

In pratica non viveva di fotografia, perciò se voi pensate di diventare degli autori ben pagati perché scopiazzate da lui, beh fatevi furbi.

Forse i suoi eredi riescono a guadagnare bene dalla vendita di stampe e libri, ma non mi pare ci sia un grande mercato per il suo tipo di foto in cui risalta la desolazione, la solitudine o i particolari di cose vetuste.

Se volete vivere di fotografia dovete sì certamente proporre qualcosa di vostro, ma allo stesso tempo proporre al mercato ciò che il mercato richiede.

Se ci sono clienti disposti a spendere per le foto di, che ne so, gente che si bacia al parco o di cani che si rotolano felici nell'erba (sempre quella del parco, eh, non altro tipo di erba ihih), beh fate quel tipo di foto, poi magari attuate delle modifiche, tipo non più M+F che si baciano ma M+M e F+F, insomma, cercate anche di capire come si evolvono i tempi, e se per voi questa non è evoluzione quanto meno dei costumi, beh chiudete un occhio e fate foto per guadagnare, mica siamo qui per giudicare!

Quindi basta con questo Luigi Ghirri e tutti gli altri fotografi dei bei tempi andati in cui pochi facevano le foto e quei pochi venivano ben pagati.

Ora la situazione è molto dura a causa dell'inflazione, nel senso che tutti fanno foto, perciò bisogna impegnarsi a trovare nicchie da approfondire, evitando di essere egocentrici e quindi di realizzare e mostrare foto che a noi piace realizzare.

Al mercato frega nulla di noi/voi, frega solo di trovare le foto che gli piacciono e servono.

25 aprile 2024

Inutile polemica sul World Press Photo

Su YouTube Italia è comparso un nuovo personaggio, questa volta legato alla fotografia.

Venne intervistato da un tipo famoso, uno che parla sempre di finanza pur non avendo una laurea in economia/finanza, pur non lavorando nella finanza... sì, insomma, uno che vuole fare soldi con le sponsorizzazioni di carte di credito et similia... il nome non mi sovviene ma voi avete già capito di chi si tratta, di quel giovane romano dei Parioli (credo) col ciuffo che gira l'Europa e il mondo facendo tanti blablabla.

Ma torniamo al tipo che si occupa di fotografia.

Afferma di essere un fotografo italiano professionista che lavora in Germania, nazione famosa da sempre per il grande gusto estetico LOL, quindi è normale che un PH PRO lavori lì.

Vabbé dai scherzo, là di sicuro ci sono tante aziende e clienti seri e importanti e si guadagna bene, perciò condivido in parte la sua scelta di essere trasferito lassù.

In un suo video ha affermato, con titolo roboante, che il WORLD PRESS PHOTO non è importante. O meglio, ha scitto e detto che non se lo CXXA PIU UN CAXXO DI NESSUNO (il titolo non è così, non me lo ricordo esattamento ma il significato è questo e compare la parola CAXXO che fa figo e non impegna, mah).

E ha poi fatto un secondario relativo video a questo, perché reso non visibile ai minorenni e a chi non ha un account Google/YT.

E giù commenti di gente indignata che urla contro la censura imperante.

Censura perché, come già saprete, la foto vincitrice mostra una donna palestinese con in braccio il corpo morto di una bambina avvolta da un telo bianco in ospedale.

Ma se così fosse, la foto o non avrebbe vinto o non sarebbe stata diffusa alla grande anche dai principali TG come ad esempio il TG1.

Questi complottisti non hanno capito che su un sito simile non si possono dire ma soprattutto scrivere nei titoli e nelle descrizioni le parolacce come appunto cxxxo.

La cosa più importante resta però confutare la tesi di questo ph pro.

Non so perché abbia affermato che il WPP non se lo fili nessuno (dando come al solito la colpa ai social...in cui lui campeggia sempre!) anche se le fotografie sono importantissime perché ci hanno mostrato il vero volto delle guerre. Anche secondo lui c'è un complotto? Come ho appena scritto, non c'è alcun complotto.

Semplicemente si tratta di uno dei tanti CONCORSI FOTOGRAFICI che esistono nel mondo, in un mondo ormai pieno sia di foto sia soprattutto di video di guerra che vengono usati dagli stessi TG che parlano cmq di questo concorso... ma loro hanno ore e ore di girato, non è che possono stare lì a parlare per ore di una foto. 

Ogni anno si parla di questo concorso e non mi pare che 10 anni fa se ne parlasse di più o che qualche foto abbia trasformato e migliorato il mondo.

Ricordate la foto del povero bimbo siriano morto in una spiaggia mentre con la famiglia tentava la salvezza in Europa?

Beh, cos'è cambiato? Niente. Ogni anno muoiono migliaia di migranti e le ONG vengono addirittura ostacolate da 'governi democratici' di Stati 'democratici, liberali' e bla bla ba perché secondo alcuni geni - tutti di Destra guarda caso, ed ex FASCISTI - si macchierebbero del reato di favoreggiamento della immigrazione clandestina. Così come in altri Paesi vengono prese decisioni drastiche: filo spinato in Ungheria, espulsione in Rwanda dall'Inghilterra, ecc.

Concludo affermando quindi che è importante sicuramente testimoniare, ma che non mi pare che il WPP abbia perso importanza... ha sempre la sua relativa importanza e le foto vincitrici o meno non possono cambiare il mondo. Abbiamo foto della 1^ e della 2^ GM ma non mi pare che siano finite le guerre. Da quando sono nato ho visto in TV, sui giornali e sul web guerra in Iraq nel 91, in Afghanistan e Iraq dal 2001, nei Balcani intorno al 95, in Ruanda sempre negli anni 90, in Ucraina dal 2022, in Siria dal 2011, senza dimenticarci del Myanmar e del Tibet in anni recenti, della dittatura putiniana, erdogoniana, mubarakiana prima e alsisina ora, ecc., ecc., per non parlare da noi dei governi guidati da un pluri-inquisito, piduista, corruttore, evasore, bugiardo patentato, ecc.

MAGARI LE FOTO POTESSERO CAMBIARE IL MONDO!

Il mondo è sempre, da sempre e per sempre in mano agli STRONZI!

7 aprile 2024

Valerio Minato ci ricasca e mostra Superga col Cervino gigantesco

Ci risiamo con l'ennesima fotografia paesaggistica ed edulcoratrice del territorio torinese/piemontese e non solo di tal Valerio Minato, che viene ovviamente incensata dalla massa sui social, in quanto non aspetta altro che vedere l'ennesima cartolina che esalti Torino e il Piemonte.

Nell'ultima fotografia che ho avuto modo di vedere, vediamo la solita basilica di Superga - devo dire molto contemporanea ah ah ah - e il Cervino aka Matterhorn (ovviamente rivolgendosi ad italioti sia mai usare anche l'altro nome), come se fosse normale vedere il C./M. osì bene e così grande da Superga, tra l'altro con quelle dimensioni davvero gigantesche, caratteristica che ormai è il suo 'marchio di fabbrica'.

Ricordate la foto con Superga e il Monviso gigantesco? Ecco, la solfa è quella. La solita solfa totalmente innaturale e inutile.

Come già scrissi a gennaio '24, da Superga si vede il Monviso e si vedono le Alpi, ma non così grandi. Proprio in quei giorni ero andato a fare un giro in collina, passando anche da Superga, notando il sole tramontare dietro il Monviso. 

Fantastico!

Peccato che la montagna e le montagne fossero giutsamente piccole. Vero che è lecito usare un teleobiettivo per mostrare la realtà a proprio modo, ma esagerare è assurdo specie quando si realizzano fotografie descritte e didascaliche, non artistiche.
Mostrarle giganti è un gioco stupido perché non mostra le reali proporzioni, ma simula una vicinanza falsa, che non esiste.

Il Minato vuole farci credere che Torino sia composta totalmente, ma non è il solo, da tanti vecchi monumenti simbolo, tutti tirati a lucido e da una natura fantastica a portata di mano. 


22 marzo 2024

Le agenzie fotografiche che rubano fotografie

Delle malefatte delle agenzie fotografiche potremmo forse farne un libro o un'enciclopedia, al pari delle web agency e tante altre, sia chiaro, ma in questo breve post vi riporto una breve storia di qualche anno fa.

Eccola: VAI SU WIRED.

In pratica, venne pubblicata da un utente qualsiasi una foto di Haiti su Twitter.

Non essendoci il nome dell'autore e il logo del copyright, 2 agenzie, tra cui 1 molto famosa, la presero e non solo la usarono, ma addirittura la vendettero, senza quindi versare alcuna parte dei profitti all'autore... secondo loro ignoto.

Ma le foto qualcuno le fa, quindi come si può pensare di prendere una foto, per di più per venderla, con la scusa che tanto non c'è scritto chi l'ha fatta? Non ha senso. Se non c'è il nome ci si informa e se non si trovano info la si lascia dov'è.

LADRI!

17 marzo 2024

Le macchine fotografiche mi fanno schifo

Mi sono davvero stufato di tutti quei video in cui i vari influenZer di sta cippalippa recensiscono le varie macchine fotografiche di vario tipo, come facevano e fanno le varie riviste specializzate che illudono tutti di essere dei bravi fotografi grazie all'attrezzatura.

A me le macchine fotografiche fanno schifo.

Quando penso alle immagini fotografiche, non mi chiedo mai con quale macchina o obiettivo siano state realizzate.

Penso a quel certo tipo di immagine:

come ha fatto il fotografo a realizzarla? In che punto si è messo, in che orario, quanto tempo avrà aspettato il suo momento decisivo/migliore? 

O ancora meglio: come gli è venuto in mente di vedere quel posto in quel modo, oppure come ha fatto a mettere i modelli in quella posizione e come gli è venuto in mente di creare una scena simile.

Sono tutte cose relative alla MENTE, al proprio PENSIERO, dietro c'è la propria indole e creatività e soggettività.

Non penso mai all'attrezzattura.

Come diavolo si fa ad essere così limitati mentalmente, anche se non tecnicamente (ma la tecnica per fortuna conta poco nella fotografia...e giù commenti da parte di tutti i vari tecnicomani nerdoni tipo un fotografo storico di Torino che è talmente preciso al millimetro da fare foto noiosissime...a  che serve la tecnica se poi si è noiosi, piatti, non originali, se poi non si osa mai neanche un poco?), da pensare che fotografia sia sinonimo di attrezzatura e tecnica?

La fotografia è un mezzo con cui si realizzano IMMAGINI.

E come diavolo fa un fotografo a non IMMAGINARE se campa di IMMAGINI?

Ah beh, certo, nella maggioranza dei casi i fotografi si limitano a ritrarre, anzi a fotocopiare, ciò che gli viene messo davanti. Quindi non soltanto fungono da fotocopiatrici umani, ma addirittura i professionisti fotografano quello che gli viene richiesto e messo davanti alla faccia.

Un vero fotografo ha delle idee e cerca di metterle su un foglio bianco come fosse un pittore, oppure prende la realtà e la mostra a modo suo.

Io ad esempio ho sempre odiato la fotografia didascalica tipica del mercato statunitense e delle riviste di viaggi. Faccio un esempio concreto: nella maggioranza dei casi la gente vuole vedere un certo monumento, che nel caso di noi torinesi può essere la Mole Antonelliana o Palazzo Madama, quindi il fotografo cosa fa? Sia da indipendente che dietro richiesta (committenza, mah, parolone) di qualche ente/agenzia, si limita a ritrarre quel dato monumento, e magari lo fa bene, anzi benissimo in orari ben scelti in cui tutto risalta. 

Wow ottima immagine edulcoratrice da cartolina.

Ma si tratta di immagini didascaliche, che non apportano nulla di nuovo, alcun pensiero e riflessione sulla città, non c'è attenzione verso altre cose.

Invece è molto più interessante farsi colpire da qualcosa che non pensavamo di trovare quando siamo usciti per fotografare, molto meglio riprendere il monumento con altre cose intorno, per mostrare qualcosa di nuovo, di originale o che contrasti o altro... il che non vuol dire vi prego fotografare il riflesso del palazzo su una pozzanghera, altro accorgimento che odio che ormai puzza di vecchio.

La realtà non dev'essere per forza mostrata nella sua perfezione.

In questi giorni stavo riflettendo sul fatto che lo sfocato è molto più interessante del dettaglio estremamente nitido. Cosa me ne frega della nitidezza, di vedere tutto? Non è forse molto meglio, più sensuale, il vedo-non-vedo? Oppure pensiamo a Franco Fontana. Lui ci insegna che la realtà ci deve servire per mostrare il nostro pensiero. Quello che fotografiamo non è ciò che vediamo ma il nostro pensiero, è la nostra mente che sfrutta il reale per creare un'immagine di un qualcosa che non ci sarebbe senza di noi.

Forse mi sono espresso male o è un concetto un po' strano e vago, ma provate a riflettere a riguardo e cercare di cogliere dettagli di un posto ben preciso che possano portarvi ad astrarre e far credere a voi e agli altri di essere in realtà in un altro posto.

Questo è il bello della fotografia: immaginare di essere in un altro posto. Quindi anche se siete di Torino e fotografate Torino, non dovete rattristarvi del fatto che non siate in Australia o in California (per poi fotografare cosa, le solite cose fotografate da tutti gli altri!), ma dovete fotografare quello che colpisce la vostra mente, che poi verrà fotografato dalla vostra mente creando immagini nuove che magari c'entrano poco o nulla con Torino, perché le vostre immagini saranno creazioni della vostra mente, quindi vi sarete espressi e per esprimersi e mostrare novità uno non deve andare in Sudafrica o alle Hawaii.

Ci vogliono OCCHI NUOVI e mente fresca, non attrezzattura nuova, svegliatevi fotografi sminchiolati!

8 marzo 2024

I fotografi professionisti sono troppo accondiscenti con i clienti

Ho notato un qualcosa di veramente assurdo.

I fotografi spesso si ritengono artisti, però quando si tratta di accontentare i clienti, ecco che diventano accondiscenti e in pratica eseguono un servizio fotografico alquanto freddo e quindi impersonale, col mero scopo di dare al cliente esattemente ciò che ha chiesto e si aspetta, senza alcuna personalizzazione.

Ma così viene meno il lato personale e artistico.

Un po' come quelli che si attengono strettamente ad ogni regola e regoletta, e fotografano per dimostrarsi bravi tecnicamente, senza badare a cosa e perché stanno fotografando.

Eppure un fotografo è un po' come un pittore che si trova dinnanzi ad un foglio bianco.

Spetta a lui decidere cosa mostrare e come mostrarlo.

Infatti, se ascoltate cosa dicono i veri grandi professionisti della fotografia, i clienti, anzi i committenti, gli chiedono un servizio, ma poi lo svolgimento viene deciso dai fotografi perché sono esseri pensanti, non sono degli operai o degli impiegati che per loro 'natura' non devono pensare, ma soltanto eseguire.

I fotografi sono artisti in quanto anche liberi pensatori e senza pensiero non si combina nulla, se non 'fotocopiare' perfettamente la realtà e come la vede e la vuole il cliente di turno.

Ma in questo modo di proporsi e lavorare dov'è la passione?

Tutti parlano di passione verso la fotografia. Ma la passione la nutrono verso la tecnica o verso la loro visione? Spero verso questo secondo aspetto, altrimenti sarebbero soltanto dei tecnici e non degli artisti.

In pratica, quando un cliente vi contatta, mostrategli la vostra visione, il vostro stile e stabilite che avete bisogno di carta bianca per poter fotografare la meglio. Se scelgono voi è perché vogliono il vostro stile, hanno bisogno dei vostri occhi, mica della vostra tecnica, non siete mica dei falegnami, degli informatici o dei dentisti, siete degli artisti, caxxo!

1 gennaio 2024

A cosa servono le fotografie di Minato?

 In questo periodo, ovvero fine 2023 (questo post è del 1 gen 24, ma vabbè), si parla tanto, anzi tantissimo, di una fotografia scattata dal biellese/torinese Valerio Minato.

Mi riferisco alla fotografia di Superga con dietro il Monviso e dietro ancora la Luna.

Allineamento perfetto.

Fotografia reale, verissima, ma allo stesso tempo totalmente inutile.

Questo perché tutte le sue foto sono alquanto EDULCORANTI, PATINATE, un modo per lecchinare gli enti turistici e strizzare l'occhio ai turisti.

Sempre e solo foto di un perfetto, e per questo IRREALE, centro storico come da sua prassi (sì, Superga non è in centro, ma sti caxxi, ci siamo capiti).

E questa immagine ne è soltanto la diretta conseguenza o per meglio dire forse l'apoteosi di ciò che da sempre Valerio Minato vuole mostrare e dimostrare:

una grande bellezza che lui e solo lui sa cogliere con tanto splendore, e una Torino fantastica.

Ma dove vediamo tutta questa meraviglia?

E soprattutto, venendo alla fotografia in questione, notiamo un Monviso gigantesco al pari della Luna, frutto dell'utilizzo di un super teleobiettivo che ingradisce alla grande punti lontanissimi, rendendo totalmente assurda questa immagine in quanto NESSUNO vedrà mai un Monviso così imperioso dalla collina di Torino. Siete mai stati a Torino e a Superga? Il Monviso lo si vede, lo si riconosce benissimo, ma è molto lontano e nessuno lo può vedere così.

Quindi è una foto patinata ma soprattutto piena di fuffa, perché spinge i turisti e non solo a pensare che da Superga sia possibile vedere un Monviso così stupendamente grande, per non parlare della Luna. Ma Torino è solo Superga o Mole, Monviso (che sta in provincia di Cuneo) e Luna? Direi proprio di no, sia perché ci sono altre cose belle, sia perché ci sono tante zone mediocri da indagare.

Insomma, non aggiunge nulla a ciò che un qualsiasi fotografo che cerca il bello e che un ente del turismo vogliono mostrare continuamente.

Per me la fotografia è ben altro, fra le varie cose e rimanendo alle città, è una continua ricerca urbana propria delle opere di gente (gente... intellettuali più che fotografi!) come Gabriele Basilico e Luigi Ghirri, da me menzionati già più di 10 anni fa.

PS: sulla perfezione e sulla nitidezza scrissi un POST, leggetelo tutto, mi raccomando!

17 luglio 2020

Sono vivo e sempre più dentro la fotografia

Se qualcuno se lo stesse chiedendo, no non sono morto :)

19 marzo 2019

Secondo Pia, il fotografo della Sindone e del Romanico astigiano

Pur essendo totalmente ateo e nutrendo serissimi dubbi sulla Sindone, non posso non menzionare Secondo Pia per due ragioni: perché (ri)scoprì l'affascinante stile architettonico del Romanico Astigiano nel Monferrato e dintorni, e perché si scagliò contro l'abbandono e il menefreghismo.

In corso Alfieri 381 ad Asti, c'è una mostra dedicata a lui e alle sue migliaia di fotografie del territorio.


Fonte: La Stampa

21 maggio 2018

Belle mostre e il senso dei Musei

In questi giorni ho visitato diverse mostre in centro a Torino, complice anche la mia nuova tessera di Abbonamento Musei.

Sono rimasto affascinato da quella di Frank Horvath alla Sala Chiablese, che per fortuna è stata prorogata fino al 10 giugno 2018, comprendente anche una sua collezione privata di stampe di altri fotografi famosi dei decenni passati. Poi mi è piaciuta anche quella di Renato Guttuso alla Gam (fino al 24 giugno 2018), perché ho visto i suoi dipinti, anche quelli giganteschi, per la prima volta in vita mia. Mi ha colpito anche la mostra presenta al MAO dedicata ai 7000 anni di arte, dove ogni reperto è stato inserito in apposite sale divise in base alla geografia, all'area e al loro interno, a loro volta mostrate cronologicamente. Ad esempio c'è l'Iran, l'Arabia, il Pakistan, la Cina, il Giappone, ecc. La sezione che ho preferito è stata quella dedicata al Buddhismo! Ma ogni sala è piacevole, perché sotto ogni pezzo c'è una descrizione completa di nome, secolo in cui venne creato e luogo (città) del ritrovamento. Inoltre sono numerosi i pannelli che presentano queste collezioni. Bisogna comunque essere veramente motivati e interessati per leggerli e comprenderli tutti.

Perché questo post? Perché ieri ho letto un articolo dedicato ai musei ("Non si uccidono così anche le statue?" di Maurizio Assalto, La Stampa di venerdi 9 marzo 2018), in cui l'autore si chiede che è di un reperto archeologico quando viene estrapolato dal suo contesto e finisce dentro una teca? Al MAO sentivo di persone, alquanto mature, lamentarsi per i lunghi testi, ma un museo non dev'essere una semplice carrellata di opere gradevoli, specialmente quando si tratta di Storia!
L'articolo, che si rifà in realtà a domande poste da artisti all'interno della mostra 'Anche le statue muoiono', continua così: il museo è il luogo della conservazione, ma contradditoriamente il luogo della distruzione, nella misura in cui riduce i reperti a feticci decontestualizzati di cui ignora la storia. Quando salviamo una rovina dal suo declino, non stiamo forse rinnegando la sua condizione di rovina? Questa domanda mi è molto cara, per via del fatto che proprio qualche giorno fa, stavo riflettendo su questo concetto, guardando dei manufatti restaurati, col risultato che alla fine parevano finti..

Continua: 'Nella nostra parte di mondo la riparazione delle ferite è un aspetto inseparabile della conservazione, mentre nelle altre culture una ferita si guarisce esibendola'.
Queste ferite, però, sempre se decontestualizzate come detto prima, accentuano la rovina. Leggo, infatti: 'Il paradosso è che a Ninive quelle meraviglie non esistono più, distrutte dalla tragedia che ha inghiottito l'Iraq; sopravvivono le parti "uccise"/decontestualizzate nei nostri musei che, conservando, distruggono, ma distruggendo qualche cosa conservano.

Ottimo articolo (ovviamente questi sono solo i punti che mi son segnato) che fa riflettere alquanto.

A questo si può collegare quello di Vittorio Sabadin titolato 'Macron e l'Africa: restituire l'arte razziata? Gli esperti sono scettici'.
Attualmente in Francia le norme vogliono che le collezioni siano inalienabili e il nuovo presidente Macron, le vuole cambiare, per poter restituire alcune opere ai musei africani.
Vorrebbe coinvolgere anche la Germania, altra grande predatrice del 'Contintente Nero', e pare che verranno restituiti quegli oggetti la cui raccolta 'violò gli standard etici e legali vigenti all'epoca nella colonia'. Mah, rifarsi alle leggi del 900 e dell'800, quando non c'era l'attuale repubblica e democrazia, mi pare un modo burocratico per dire NO, ci teniamo tutto. Infatti poco dopo si legge: 'Non sarà restituito alla Tanzania lo scheletro del Barchiosaurus brancai recuperato nel 1909 perché lo scavo avvenne senza utilizzo di schiavi e gli operai furono pagati'. Quante ore lavorarono e che paga gli venisse concessa, non ci è dato sapere. Tutto ciò mentre Macron vuole compiere grandi restituzioni al Benin (troni, porte sacre e insegne regali del regno di Dahomey).

Un'altra tesi vuole che non avvengano restituzioni per assicurarsi che certi reperti, certe opere, continuino ad esistere. Si fa infatti l'esempio dell'obelisco di Axum restituito nel 2005 dall'Italia alla Libia, dove rimase diviso in tre parti per alcuni anni (c'è però da dire che anche in Italia non ebbe vita facile durante la 2^ GM), per non parlare delle mummie egizie che venivano frantumate e usate come combustibile prima che gli archeologi europei le salvassero.

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