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14 aprile 2018

GLI ERRORI (NON TECNICI) DEI FOTOAMATORI

Il fotografo amatore, di solito si comporta in una maniera quasi prestabilita, come se stesse seguendo un copione, quello che viene affidato ad ogni novizioche entra in un fotoclub o in forum sul web.

L'amatore cerca cose belle o perlomeno carine, che a lui, o alla massa, sembrano tali.
Oppure, cerca l'opposto. Così facendo ci mostra due lati della società che stanno agli antipodi e lo notiamo sia nella fotografia di paesaggio che in quella sociale legata all'uomo, dove a primeggiare sono i ritratti, più o meno ambientati.

Nel paesaggio, infatti, troviamo fantastiche vallate incontaminate (o animali selvatici, escludendo dunque, non si sa bene perché, tutte quelle azioni meritevoli di essere riprese, aventi come protagonisti ad esempio i cani) e/o palazzi monumentali colti in tutta la loro magnificenza, da cui non appaiono evidenti difetti (i naturalisti odiano fotografare i monumenti, eppure realizzano anche loro, spesso ma non sempre, delle cartoline, ovvero belle immagine senza alcun approfondimento ambientale, ad esempio).
All'opposto, vediamo fabbriche abbandonate, ritratte non dall'esterno, con fotografie ambientate, contestualizzate, bensì dall'interno, dove l'abbandono e la distruzione sono maggiormente evidenti. Tramite queste fotografie, l'amatore vuole farsi passare per una persona profonda che scava nel nostro passato e presente, parlandoci forse della nostra attuale crisi, dicendoci che forse si stava meglio quando tutte queste fabbriche erano attive (anche no, direi!).

In ambo i casi, si tratta di cliché: compiere un'uscita fotografica per ritrarre bellezze o rovine totali, è una cosa banale anche se vengono riprese cose degne di nota, perché la maggioranza dei fotografi fa proprio così.

La stessa cosa, come da me accennato in precedenza, la ritroviamo anche nei ritratti.

Da una parte ci sono quelli che vogliono sentirsi dei veri pro del jet-set per un giorno e ritraggono modelle o finte modelle, nude o quasi. A volte si raggiunge il 'top', con ragazze nude dentro fabbriche abbandonate!
All'opposto, ecco le fotografie incentrate sui poveri, come ad esempio i vecchietti che raccolgono mandarini al termine dei mercati rionali o i senzatetto mentre dormono sotto coperte di cartone o, tramite teleobiettivi, mentre chiedono l'elemosina. E' mai cambiata la loro vita tramite queste fotografie? Purtroppo no. Li vediamo benissimo. Alcuni stanno anche ai semafori. Ma continuano ad essere sempre più numerosi e sempre (più) poveri, malati, disperati.

Io invece reputo molto più interessante e sensato riprendere non cose immobilizzate e/o piacevoli, bensì cose che provengono dal passato che ma che si confrontano col presente. Che ne so, ad esempio il muro di una cascina riempito di tag e murales o cartelloni pubblicitari.

30 dicembre 2017

Ho la passione della fotografia. E con la tua passione neanche mi ci pulisco il culo!

Molti si affacciano nel mondo professionistico della fotografia parlano della loro passione.

Della loro passione alla gente frega meno di zero.

Questo perché i possibili acquirenti di fotografie/servizi fotografici, vogliono i risultati, vogliono una mole di fotografie di alto livello al pari di quello dei veri professionisti.

Inoltre ci sono generi molto richiesti dalle aziende, verso cui è praticamente impossibile nutrire passione.
Penso allo still-life.

Vorrei sapere se chi parla di passione, ha uno sguardo sincero e unico o se invece ha uno sguardo corrotto dalle immagini posate pubblicitarie.
La propria cultura, la storia dell'immagine e il proprio sguardo sono cose troppo importanti, molto più della passione che di per sé non vuol dire niente, se non che ti piace fare click e guardare le tue foto.

La fotografia professionale non è un discorso onanistico.
Anzi, è consigliato guardare molti lavori degli altri pro e valutare con occhi critici i propri lavori.

Un finto pro lo riconoscete non tanto dalle foto mosse, quanto dal riempire costantemente il web di sue foto, peggio ancora se le firma a caratteri cubitali.

SIAMO TUTTI FOTOGRAFI. POCHI SONO I VERI PRO!

Ormai è ben risaputo che tutti quanti possono essere dei fotografi perché l'acquisto e l'utilizzo di materiale fotografico è praticamente alla portata di tutti.
Certo, la maggioranza delle persone non potrà o non vorrà acquistare attrezzatura costosa o altre cose di cui magari ignora l'esistenza, ma in certi ambiti può andare bene anche attrezzatura base.

Molti pensano di diventare dei fotografi professionisti semplicemente perché fanno delle belle fotografie. Ma facendo i paragoni tra i diversi corpi macchina e le lenti, ecco che viene fuori una cosa assurda: secondo loro, alla fine, il più bravo è quello che spende di più.

Questa tesi è ovviamente una stronzata facilmente confutabile, al pari di quella che ci vuole tutti fotografi.

Sulla carta TUTTI possono diventare dei professionisti perché non ci sono calcoli astrusi da fare, non si devono superare esami, pagare licenze, ecc., ma nella TEORIA ecco che bisogna approcciarsi alle richieste del mercato e dei clienti. Inoltre bisogna conoscere la STORIA dell'IMMAGINE fotografica, i trend attuali e le opere dei fotografi contemporanei più famosi, per capire che tipo di immagine realizzare già da domani, senza dormire sui presunti allori.

Se la professione del fotografo significasse riprendere delle margherite, dei girasoli, dei segnali stradali, il tramonto e cose di questo tipo, allora i professionisti dovrebbero davvero preoccuparsi del digitale.
Invece la realtà è ben diversa, perché nel professionismo bisogna badare a ciò che fa egregiamente la concorrenza, bisogna diventare bravi come i più bravi e poi bisogna differenziarsi, non certo sul prezzo, per poter ambire ad ottenere una facoltosa e buona clientela.

Quando si diventa un professionista bisogna approcciarsi a generi fotografici a cui un dilettante non si approccerebbe mai. Penso ad esempio allo STILL-LIFE. Oppure al reportage di eventi.
Solitamente chi scatta foto per passione lo fa di domenica per riprendere cose belle che lo circondano: bambini, animali, tramonti, qualche fiore, ecc. Magari farà qualche foto agli eventi, ma un professionista non ne fa alcune, ne fa per ore e di tutti i tipi, ad esempio foto panoramiche, ritratti, reportage vero e proprio stando nel vivo dell'azione, ecc. Mentre nello still-life c'è tutto un lavoro di oggetti da posizionare perfettamente, di luci (anche da riflettere) e ombre (da eliminare).

Ogni giorno è un duro giorno per il professionista, non perché ci sono tanti amatori che si credono dei professionisti e che tentano di entrare nel mercato, bensì perché bisogna lavorare tanto e bene, trovando le parole giuste per distinguersi.


6 luglio 2017

Due fotografi-artisti internazionali molto interessanti

Vi consiglio di andare a vedere le opere di due noti fotografi internazionali:

Viviane Sassen

e

Michael Wolf

4 luglio 2017

Contro la nitidezza in fotografia (e non solo)

In un libro dedicato alla Street Photography, ho trovato un aforisma di Henri Cartier-Bresson che recita quanto segue: "La nitidezza è un concetto borghese".


Effettivamente, le persone dal ceto medio in sù, vogliono foto di sé e della loro famiglia alquanto perfette (io le definisco perfettine, perché quelle perfette le fanno pochi grandi fotografi), dove loro sono fermi, vestiti bene, in posa col sorriso ipocrita d'ordinanza (ipocrita perché lo mostrano solo per l'occasione, per mostrarsi felici ai posteri che anche loro dovranno figliare e fingersi felici in famiglia).


Ma la realtà è fatta di attimi sfuggenti, difficili da cogliere, che ritraiano al volo, che quindi sono poco definiti, mossi, misteriosi ed è grazie a queste caratteristiche che rimaniamo a fissare una fotografia, perché vogliamo capire cosa stesse succedendo.
Troppo facile ammirare una fotografia nitidissima che ci dà tante informazioni e che, al pari dei video 4K, 8K o quello che è e sarà, ci mostrano ogni righina anche lontana 10 km!
Tutta questa realtà super definita è iper-realistica, ma è questo che noi vogliamo? Starcene chiusi in casa a vedere la realtà grazie agli occhi degli altri? Per vedere la realtà esco con le mie gambe e vado a vederla. Io da una foto o da un filmato cerco ambiguità, mistero, cerco qualcosa che mi faccia dire "chissà cos'è successo dopo (o prima)", e questa domanda non dipende comunque nè dalla nitidezza nè dal movimento, però se c'è del movimento non congelato è già più probabile che mi venga.

Ecco, a proposito ho trovato questo bellissimo articolo di Roberto Cotroneo che tra le altre cose dice questo:

"Qualche mese fa, vedendo una mostra dedicata al grande maestro Henri Cartier-Bresson mi rendevo conto di quanto il fascino delle sue immagini sia tutto nel movimento, nell’effetto sfocato di persone che entrano nell’immagine, che stanno camminando, o che stanno uscendo dall’inquadratura."


Se vediamo una figura non precisa camminare furtiva lungo delle scale, noi possiamo chiederci chi fosse oppure immedesimarci in lui, pensare di essere lì, perché tanto il suo volto è irriconoscibile. Capita che con una foto non nitida è possibile farsi certi viaggi..

Ovviamente non ha senso mettere in posa le persone e sbagliare ogni impostazione della macchina fotografia per simulare l'effetto mosso.. Non esistono scorciatoie. Se voi siete fotografi amanti del posato dovete continuare a fare foto ben ferme e nitide, sempre più nitide.

Io ho fatto un po' di tutto e so riconoscere quando una scena, un servizio devono essere nitidi e quando posso fare ciò che mi piace. L'importante è non fossilizzarsi, speciamente rimandendo legati alla nitidezza perchè è una cosa totalmente inutile: cosa mi frega di leggere la marca dei pantaloni di quel tizio (e da qui capite quanto la nitidezza sia borghese perché è utile alla pubblicità e al commercio) o la targa di quell'automobile? Mica sono un vigile urbano o una spia o altro!


C'è bisogno di vita, di azione, di poesia, non di nitidezza che non vuol dire niente!

Pensate HCB (e tutti i suoi simili e seguaci) ai giorni nostri, pensate quanti improperi riceverebbe perché gli occhi dei suoi soggetti non sono totalmente a fuoco, non sono nitidi e non sono splendendi e super illuminati da un bel ring-flash! AH AH AH Ciò vi fa capire la stupidità dei manieristi digitali odierni che pensano di essere bravi solo perché il loro obiettivo è costosissimo!

Perché, nel titolo di questo post, ho scritto tra virgolette "non solo"?
Perché anche nella vita quotidiana e non artistica dobbiamo ricercare solitamente la solidità della nitidezza, inseguendo certezze che in realtà non aggiungono alcunché al nostro bagaglio culturale, umanistico. Anzi, le certezze ci imprigionano!

31 maggio 2017

La noiosa retorica sui poveri

Solitamente per fotografia impegnata si intende quella sociale, che viene intesa come reportage o ritratti di poveri, meglio se in giro per il mondo.

I poveri vengono visti come innocenti vittime di abusi di potere di vario tipo, ed è anche vero, ma ci sono aspetti che non sopporto:

prima di tutto, ci lamentiamo del consumismo, della banalità del consumo che ci massifica e del relativo inquinamento e abbruttimento del paesaggio (si pensi ai supermercati coi posteggi, alle strade, ecc.), però poi anziché fare un passo indietro e decidere di vivere in maniera rustica, vorremmo che tutti quanti consumassero come noi, perchè altrimenti pare che la vita non possa essere degna di essere vissuta.

Non sopporto anche il fatto che i poveri nel mondo vengano ritenuti innocenti e buonissimi, quando invece, ad esempio, ci sono tribù, fazioni, ecc., che se ne danno di santa ragione.
Non è certo la quantità (minore) di denaro e beni che rende buona una persona! La ricchezza o povertà centrano niente.

Possiamo trovare molto spesso vari esempi di cattiveria da parte dei poveri.
In India, ad esempio, troviamo migliaia di persone che si divertono a maltrattare i tori creando una corrida deprimente per la quale sono scesi in piazza distruggendo di tutto e di più, solo perché l'avevano vietata per maltrattamenti animali.



In Calabria, ultimo dei tanti casi, un gruppetto di ragazzini ha malmenato, mandandolo quasi all'altro mondo, un prete che gli aveva chiesto di non fare baccano di notte.

10 novembre 2015

Prot

Perché 8 fotografi di matrimoni su 10 sono degli imbecilli totali?

A me, alla fin fine, piacerebbe realizzare anche dei servizi matrimoniali, ma viste le foto dell'80% di matrimonialisti, mi vergognerei alquanto a far parte di questa cricca.

Il brutto è che è la proprio la gente comune che cerca foto orrende con effetti ancora più orrendi.

30 ottobre 2015

Fare le FOTO per incassare SOLDI

Scommetto che tutti quanti voi siete capitati qui, vorreste scoprire il metodo per fare soldi con le vostre foto.

Allora avete sbagliato.. "location", come amate definire i vostri posti e siti (reali, non virtuali, s'intende).

Infatti voglio fare un discorso complesso ma breve. Vediamolo:

se io voglio campare con la fotografia, se voglio cioè ricevere dei soldini con la fotografia, dovrò fare dei piccoli e continui servizi per attività più o meno piccole che mi faranno perdere tanto tempo in cambio di pochi soldi.
Badando a questi pochi soldi e a tutti questi servizietti, non avrò tempo per fare le foto che più piace fare a me e che soddisfano i miei gusti e mi solleticano l'ego, e non avrò tempo per pensare in generale ad altre cose.

E' sbagliatissimo vedere la fotografia come un mestiere qualunque, perché nessuno dice di amare il CLICK, tutti amano fotografare, che è un'attività che si trova agli antipodi rispetto al CLICK. Tutti sono capaci a fare click, ma se io voglio fare delle fotografie, le voglio fare per esigenze personali, intellettuali, artistiche, per esigenze dovute a ciò che ho letto, che ho visto, a quello che penso, a quello che vedo intorno o a quello che voglio far trasparire da ciò che mi sta intorno. La fotografia, cioè, è un fatto personale, molto personale, intimo!
Non bisogna dire: questo mi paga per fare questo, quest'altro invece non mi ha ancora pagato e comunque mi darà pochi soldi, mannaggia, cribbio! Chissenefrega, sono stronzate, un artista se ne frega, va oltre la miseria umana e guarda oltre!

Quando TU impugni la tua fotocamera penserai già alle fotografie che vorrai realizzare.
Per cui TU SEI fotografo da quel momento, indipendentemente dalla commerciabilità delle tue foto, dai clienti che hai o non hai e dalla loro situazione finanziaria, ecc.
Se quando la IMPUGNI non previsualizzi oggetti, soggetti, scenari e scene, beh, non sei un fotografo, sei solo uno che schiaccia un bottone a comando. Sei come un timbratore di cartellini, sei un TRAVET della fotografia.

29 ottobre 2015

E' bello fotografare le persone

Ammetto che questo titolo sia un po' elementare, ma allo stesso tempo nasconde una verità alquanto profonda.

Or-ora sto giusto guardando uno speciale del National Geographic sui suoi grandi fotografi che hanno girato il mondo e ho notato una presenza quasi incessante di volti di popoli diversi, e già solo questo rende una foto speciale, ma guardando bene non si tratta di persone diverse da noi, infatti sono delle vere e proprie persone proprio come noi.. basta guardarli negli occhi! C'è chi, come capita dalle nostre parti, sorride al fotografo e chi, proprio come capita qui, guarda con stupore o un po' preoccupato. Grandi o piccoli, bianchi o neri, vestiti in borghesi o mezzi nudi, non c'è alcuna differenza!

A me piace molto la street photography, un genere in cui è obbligatorio riprendere le persone a loro insaputa, ma col passare del tempo sentivo e sento che manca qualcosa. Infatti, se io faccio una foto più o meno di nascosto, riprenderò sì una scena reale e naturale, ma mancherà l'essenza di quelle persone catturate. Invece è meglio farsi catturare dagli sguardi delle persone. Mi spiego: se parlo con delle persone e nel mentre gli faccio delle foto, non sarò più uno "streepher", ma un reportagista/ritrattista, in questo caso ho il privilegio, forse (di solito sì), di vedere un sorriso sui volti ed è questo che vado cercando, mi sa.

Con tutte le notizie tragiche che vengono diffuse, vedere ancora pace, serenità e un pizzico di felicità per il semplice fatto di essere vivi e in compagnia, mi dà tanta gioia, voglia di uscire e fotografare.
Le persone sono davvero importanti ed è bello poter immaginare un mondo in cui la gente è tranquilla e sorridente. Noi fotografi abbiamo questo dono, quello di regalare un sorriso semplicemente ponendo il nostro obiettivo tra i nostri occhi e gli occhi altrui.
E' una cosa a cui per anni non ci ho pensato, ma ora che ne ho preso consapevolezza mi sento migliore e ancora più desideroso di fare tante foto (cosa che per alcuni anni, per un motivo o per l'altro, mi era passata).

" Il legame tra le persone ritratte e l’ambiente è sempre molto forte nelle mie immagini. L’uomo è parte dell’ambiente in cui vive, parte della comunità. A volte la gente mi chiede come mai io fotografi sempre i miserabili... Ma i soggetti delle mie immagini sono semplicemente persone che hanno meno mezzi materiali a disposizione. Non si tratta di “poveri”, ma di gente con una dignità, una profonda nobiltà. Persone che fanno parte di un gruppo e magari sperano, intensamente e con determinazione, di poter costruire qualcosa nella loro vita: un ambiente migliore, una vita diversa per il gruppo sociale di cui fanno parte. Io cerco l’uomo, nelle mie foto. Al fondo di tutto, bisogna capire che la realtà è fatta dall’uomo e che l’uomo è sempre lo stesso identico essere, al di là del colore di pelle. Lo stesso animale, che si organizza in comunità simili in tutte le parti del mondo."
Salgado, fonte: NikonSchool

18 ottobre 2015

DIVENTARE UN FOTOGRAFO PROFESSIONISTA

Ogni tanto sento qualcuno che vuole diventare un professionista nel campo della fotografia, ovvero un fotografo che viene pagato per realizzare delle fotografie (e, come si usa ora, anche dei video, sigh), e che giustamente si sarà anticipatamente dotato di partita IVA, anche se è possibile lavorare con la ritenuta d'acconto, ma senza però spammare il proprio nome in giro (sigh).

Come si fa a diventare dei professionisti o magari anche degli artisti, cioé dei fotografi che riescono a trovare acquirenti che non gli commissionano dei servizi e che non gli dicono come effettuare le riprese, ma che vendono, meglio ancora a dei collezionisti di opere d'arte, i loro progetti fotografici?

Molto semplice: BASTA FOTOGRAFARE!
Grande segreto di Pulcinella! :)

Quando? Nel tempo libero?
Anche, ma ancora meglio se lo si fa tutti i giorni.
Lo scopo da raggiungere è quello di divenire una cosa sola con la macchina fotografica e l'obiettivo, in maniera tale da neanche accorgersi di avere l'attrezzatura.
Steve McCurry lo dice chiaramente: vuoi diventare un fotografo. Fotografa tutti i giorni, realizza 20 mila fotografie, dopo forse potrai avere una buona mole di lavoro e considerarti un professionista.
Ci vuole qualità e quantità. Ma anche queste due cose ormai non bastano. Infatti col digitale, le schede e gli hard disk sempre più capienti, tutti possono realizzare 2000 foto al giorno, e tutti con gli automatismi possono realizzare foto che possono piacere al vicino di casa. Bisogna ovviamente fare un passo in avanti, senza più badare ai gusti di gente estranea a questo campo e anche ai propri, specie se si è appena iniziato e non si conosce la storia della fotografia.
Io, ad esempio, all'inizio mi gasavo molto per alcune mie foto sportive di moto e di bici, in realtà dopo 1 anno, ho capito che facevano pena, così ho optato per scegliere ambientazioni e luci migliori e ho capito di aver fatto finalmente bene. Non sono un campione di fotografia sportiva (e ora non la pratico neanche più, in futuro chissà, alla fine mi piace sempre!), ma saper cogliere il momento non vuol dire niente. Bisogna dar valore alla scena e al soggetto.
Se non avessi scattato per un anno di fila, se non avessi visto le foto dei pro, forse non mi sarei mai accorto di quanto molte mie foto degli inizi fossero scialbe, piatte e banali! Io ho avuto la fortuna di conoscere un ragazzo, un atleta, che mi ha fatto notare questa cosa: ok, hai colto l'attimo, ma queste foto devono avere più carattere. Alcuni fotografi magari possono sentirsi offesi. Io invece ho subito compreso le sue esigenze, che poi erano anche le mie e gliene sarò sempre grato anche se ora è da tanti anni che non lo sento più.

Se si ha un altro lavoro si è fortunati perché si può vivere tranquillamente, con però il conseguente problema che la fotografia troverà uno spazio ristretto tra tutti i vari impegni, perciò si riuscirà a fare il grande salto aspettando più tempo e anche con maggiore difficoltà, osando di meno.
Chi ha già un altro lavoro, specie se sicuro e full-time (5 o 6 giorni la settimana, 8 ore al giorno, tempo indeterminato), difficilmente si licenzierà per inseguire il suo sogno (c'è chi lo fa, ma si contano sulle dita di una mano) e dovrà essere davvero determinato per farcela.
Io non conosco nessun vero professionista (cioé uno che ha ottime entrate grazie alle fotografie) che ha un altro lavoro! Anche un matrimonialista che lavora il sabato o la domenica, non ha tempo per un altro lavoro se vuole fare seriamente il fotografo di matrimoni, infatti terminato l'evento dovrà elaborare tutti i file raw, dare un senso alla storia ritratta, e se deve tirare fuori il massimo da ogni foto scelta, ci vuole davvero tanto tempo, poi deve cercare fornitori per i book, deve prima ancora conoscere tutti i possibili clienti, andare a visitare i luoghi (chiesa e ristorante per capire la luce, l'architettura, per trovare i punti dove eventualmente mettere gli sposi, parlare col prete, ecc.), deve badare al proprio sito, alla pubblicità (e non basta solo pagare, bisogna trovare frasi-foto-colori-pubblico giusto), badare al fisco e andare dal commercialista, insomma, riprendere anche solo un misero matrimonio di provincia è un lavoro.
Comunque, trovare qualcuno che in cambio di €50 o €100 ci chieda di realizzare foto in un locale non è un'impresa impossibile anche se abbiamo appena iniziato a fotografare, ma in questo caso non ci chiamano certo per la nostra bravura, quanto per l'esigenza di avere delle foto-ricordo a basso prezzo, in orario serale se non notturno, il cui prezzo, chiamando un professionista, sarebbe giustamente molto più alto (suppongo €300 per 4 ore di serata), anche se appunto si tratta di banali foto-ricordo. Tanti ragazzi (anche abbastanza grandi) iniziano così. Prendono confidenza con la macchina foto, col flash, con le persone, però è un inizio che non approvo. Dopo ne parlerò..

Molti commettono l'errore di riempirsi di materiali, oggetti, insomma della sopracitata attrezzattura. Penso che questo sia sintomo di una profonda insicurezza, credo che il loro pensiero sia il seguente: "Non sono un professionista, i professionisti che conosco spendono tantissimi soldi in attrezzatura, per cui la compro e divento come loro", ma questo è uno s-ragionamento sbagliato, infatti ci sono anche tantissimi professionisti con un'attrezzatura ridotta al minimo, questo per vari motivi: sanno gestire e preferiscono la luce naturale, non usano ad esempio i teleobiettivi perché non ne apprezzano i risultati, vogliono stare vicino all'oggetto e all'azione, non usano il flash esterni perché non fanno foto di posa, di moda e perché hanno trovato metodi alternativi per diffondere la luce (cartoncino bianco davanti al flash pop-up oppure pannello riflettente), sempre che la voglia diffondere.

Io sono convinto che la fotografia deve rispecchiare la persona che realizza le fotografie.
Se non mi piace la moda, il suo ambiente, l'essere per forza belli, addirittura lucidi e sempre sereni, sorridenti, ricchi al punto da avere tantissimi vestiti ovviamente costosi, se non mi piacciono le pose, se trovo tutto ciò assurdo, inutile e irreale, beh, non proverò mai invidia verso i fotografi di moda (grandi o provinciali che siano) e mai vorrò prendere spunto da loro per divenire come loro.
Ci sono ragazzi che vogliono diventare dei professionisti e come prima cosa pensano ad ingaggiare delle modelle o sedicenti tali, per realizzare fotografie che non troveranno mai spazio nel mondo della moda, finendo poi per realizzare i cosidetti book delle aspiranti modelle. Queste foto sono tutte uguali, modella perfetta, lucida, vestita benissimo, tutto ben illuminato, lei che guarda l'obiettivo, seria, sexy. Tutto qua. E' un lavoro oserei dire da catena di montaggio. L'anti-foto.

La stessa cosa può avvenire, e anzi avviene, nell'altro settore molto remunerativo, ovvero quello cerimonialista, e penso ovviamente in primis ai matrimoni: anche qua troviamo infatti tanti corpi macchina, obiettivi, flash, pannelli e chissà quante altre cose. Per cosa? Per riprendere due perfetti sconosciuti che, sposandosi, trovano il loro giorno di gloria, gloria che però non varcherà le soglie di casa loro e di qualche parente. Per carità, se uno mi paga per realizzare foto simili (anche qui in posa), ben venga, ma loro non diverranno mai dei modelli e delle celebrità, e io non diverrò mai un fotografo famoso e continuerò a riprendere gente come loro (ripeto, ben venga, niente di male, ma quando penso ai professionisti non penso al fotografo con negozio che fa i matrimoni a chi abita nel palazzo dove ha lo studio..).

Nei matrimoni, però, a differenza delle foto di moda, è possibile divertirsi cercando la vita e l'azione, tralasciando quindi la posa ai fotografi mediocri che inseguono la sicurezza affidandosi alle solite cose, ai cliché, alla celebrazione/esaltazione di questo evento. Ci sono, per fortuna, alcuni fotografi matrimonalisti che si definiscono reportagisti. E' gente che anziché mettere in posa gli sposa e anziché fare le solite foto di gruppo, cerca l'azione, la vita, gli sguardi, le emozioni, l'atmosfera di questa giornata per molti considerata speciale. Grazie a questo stile, dove regna il bianco e nero, il mosso, la grana, le ombre, il mistero, ecc., viene davvero fuori un servizio autentico, dinamico, vitale, fondamentale oserei dire. Facendo posare gli sposini non si ottiene nulla, non sono neanche foto ricordo, sono semplicemente immagini artificiali.

Dicevo, come iniziare?
Dal mio punto di vista svendersi per realizzare servizi che né ci piacciono e né ci faranno crescere è sbagliato. Vero che bisogna pur iniziare e farsi conoscere, ma se voglio diventare un noto naturalista, non andrò in discoteca, se voglio diventare un ritrattista, non riprenderò lo sport.
Ecco, trovo che ogni fotografo debba specializzarsi in alcuni settori. Infatti, se tutti i giorni o quasi si fotografa una determinata cosa, si possono avere più chance di diventare davvero bravi in quel campo! Ci sono fotografi, anche giovanissimi, che concentrandosi su un solo tipo di fotografia sono diventati ricchi e famosi! Non è importante diventare ricchi e famosi, lo é ciò che viene prima, ovvero il venire riconosciuti come bravi, seri, affidabili, importanti e originali fotografi. Questi ragazzi e queste ragazze impiegano ore per elaborare le loro fotografie, ci tengono davvero tanto e alla fine questi sforzi pagano in tutti i sensi.

Per cui, se vuoi diventare un fotografo professionista, devi focalizzare la tua attenzione su alcuni generi senza divagare (a meno che quella divagazione non ti attragga.. col tempo poi si cambia e una cosa che ci sembra impossibile da non fotografare, la si potrà abbandonare) e dare il massimo, badando al minimo dettaglio. Se vuoi fotografare certe persone o eventi, chiedi il permesso e se lo ottiene le riprendi. Lo fai gratuitamente perché hai bisogno di realizzare questi servizi per avere un portfolio iniziale col quale poi dopo qualche tempo potrai proporti a possibili clienti. Se vuoi fare il fotografo del genere A, non ha senso iniziare facendo il genere B solo perché ti danno 20 euro. Buttati a capofitto nel genere A e poi per realizzare foto di queste genere, anziché 20, un giorno te ne daranno 200 e poi 2.000. Mentre se vai nel B, che non ti piace, dopo un mese ne assolderanno un altro, anche perché magari vogliono solo foto-ricordo e spendere poco, mentre tu ora ti senti esperto e hai chiesto più soldi ricevendo calci in faccia. Vai dove ti piacerebbe essere, fotografo quello che ti appassiona, conosci quello che fotografi, così avrai conoscenze e ganci!

Se vuoi diventare un artista devi crederci nella stessa maniera.
Quando penso agli artisti fotografi penso a due giapponesi: Araki e Moriyama. Conosco meglio il secondo. Lui è da 50 anni che fa sempre e soltanto street photography, sempre e soltanto in bianco e nero e praticamente sempre e solo in Giappone, ancora meglio in un ben determinato quartiere.
Si può dire che il grigio nelle sue fotografie non esista, il suo è un bianco e nero molto aggressivo, puoi vedere tanti sentimenti nelle sue foto, ognuno può farsi una propria idea, ognuno può tuffarsi in quel suo mondo.
Questa è una persona da cui prendere spunto: solo bn, solo street ed è diventato famoso in tutto il mondo.
La tecnica non conta se si vuole proporre una propria visione. Se invece si vuole incassare lo stipendio come un impiegato, allora è meglio proporsi ai clienti come dei bravi fotografi di posa dove è tutto ben calmo, definito, visibile, ecc.
Sconsiglio a tutti di inseguire la mera bellezza, avete presente i mari setosi? Lasciateli stare, quelli sono diventati un cliché e ormai ne é così pieno il mondo che nessuno ha tempo di filarsi i vostri mari lisci e setosi!

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