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4 marzo 2011

Format Festival Artists #1

Ieri vi ho parlato della mia partecipazione (ma tutti possono prendere parte) al Format Festival di Derby, evento dedicato alla street photography e, oltre ai fotografi già menzionati ieri, ce ne saranno tantissimi altri, tutti alquanto famosi ed unici.

Ognuno di loro presenterà una serie di foto che raccolgono il meglio della loro carriera (è il caso di Brian Griffin) o relativa ad un progetto ben preciso (come ad esempio le fotografie di Alex Webb su Istanbul, città da lui documentata dal 1998).


Alex Webb, Istanbul:
Si nota o no che è lavora per la Magnum dal 1976?

Amy Stein, Stranded:
L'essere umano strettamente legato all'automobile, un pò come nell'altra sua serie Women and guns, dove si ravvede anche lì la necessità di avere qualcosa di forte, potente, pericoloso fra le mani per sentirsi qualcuno e al sicuro. Ma non è che aumenta la paura avendo un'arma, perchè si pensa poi troppo spesso ai possibili ladri? In ambo i casi, non vedo felicità in queste persone, perchè sembrano costrette ad avere ciò che hanno, a fare ciò che fanno, per sentirsi inserite nella società.

Brian Griffin, street photography in the 70's

In mostra alcune sue foto street scattate appena dopo aver finito il college. Negli anni 70 si dedicò al fotogiornalismo, poi ad immagini costruite.

Non so voi, ma questi eventi per me sono elettrizzanti, spingono amatori e professionisti ad andare avanti, perchè oltre a darti la possibilità di esporre in un posto prestigioso, ti invitano a riflettere su cosa ti manca per essere come i tuoi fotografi preferiti qui in mostra.

A dopo per le altre foto di altri grandi nomi!

3 marzo 2011

Format Festival


Coi pallini rossi le mie foto (purtroppo quelle verticali le gira..)

Fantastica Inghilterra: in questi giorni girovagando nei magazine online dedicati alla fotografia, ho trovato questo fantastico festival, il Format Festival di Derby appunto, tutto incentro sulla street photography, ovvero l'arte fotografica di strada che si compie riprendendo la gente comune e i suoi gesti, le sue espressioni, i colori, il contesto urbano con i suoi simboli.

In Italia di mostre di questo tipo ce ne sono state ben poche, giusto qualcosa dedicato ai vecchi maestri del bianco e nero come Robert Frank e Henri Cartier-Bresson (e solo nel 2010 c'è stata la prima mostra su Daido Moriyama, anch'esso fedele al bianco e nero), mentre questo festival è ultra contemporaneo, infatti verranno esposte fino al 4 aprile 2011 le opere a colori di gente come Axel Webb, Amy Stein, Joel Meyerowtiz e Jeff Mermelstein (forse il mio preferito!).

Il sito devo perlustrarlo con attenzione, ma so che ci saranno oltre alle mostre di questi..mostri sacri, anche loro diretti interventi (!!!), recensioni, revisioni di portfolii e, udite udite, mostre delle opere inviate da perfetti sconosciuti come me tramite il web (grazie a Flickr o grazie all'invio dei file dal loro sito: per far ciò bisogna cliccare su "MobFormat" e, all'interno della pagina in Flash, su "Get involved" ).
Oggi mi sono messo all'opera e ne ho inviate 35 circa.

Eccone alcune:
Inverno 2008

Inverno 2008

Estate 2009

Estate 2010

Inverno 2010

Inverno 2010

Inverno 2010

Danx

28 febbraio 2011

Urban cupezza









E così, dopo 3 mesi passati a cercare il sole, ieri sono tornato a cercare pezzi di città da fare miei col bianco e nero..

27 febbraio 2011

Il sole sui muri

Parlare di luce vuol dire parlare di nulla, è troppo generico, per me è importantissima la luce del sole, perchè oltre a darci energia, sembra dare vita anche a cose banali, inespressive, quando non veramente brutte ed insopportabili.

Me ne sono reso conto oggi (forse per l'ennesima volta, ma oggi più di sempre) facendo un giro in città, ricercando cose viste di sfuggita e cercandone altre:
la città, a causa del cielo nuvoloso, sembrava morta, sembrava una scenografia di un film avente come trama l'assenza di vita perchè gli abitanti son stati tutti ammazzati da qualche gas, mentre quando c'è il sole l'atmosfera cambia completamente e le auto, i parcheggi, le case, i muri, i cassonnetti, le geometrie ossessive, l'asfalto super invadente, assolutamente non danno la nausea.
Nausea che in realtà è giusto che mi accolga sempre, siccome sembra di essere immersi in un mondo che non è nè unico, nè raro, ma purtroppo sempre più in espansione.


Il pericolo principale del fotografare con una luce fantastica (non presente, almeno penso, in queste due foto) consiste nell'educolare ciò che invece non si apprezza, ma se si cercasse invece una luce più drammatica, la negatività sarebbe doppia, per questo da un po' di tempo cerco di evitarla, in modo da essere leggermente più obiettivo, cercando con la luce giusta di attirare più occhi possibili.


23 febbraio 2011

Poster dall'irrealtà. Foto del nuovo millennio.

Leggendo di Mr. Paik, pensavo che se l'uomo medio vuole vedere mondi fantastici, evitando così di mettere in dubbio nulla del suo mondo urbanizzato, perchè mai non dovrebbe voler vedere su un poster ciò che gli piace vedere ogni giorno in Tv?

Se passa almeno 3 ore al giorno davanti al piccolo schermo (in realtà sempre più grande, così che gli si dà sempre più importanza e ci ipnotizza meglio, facendoci snobbare ad esempio i libri perchè sempre uguali a sè stessi), dovrebbe appendere in camera, in salotto ed in tinello le foto dei suoi idoli massmediatici intenti ad adempiere alla loro funzione di distrazione.
Non sto parlando quindi dei ritratti che fotografi professionisti eseguono su commissione per le riviste del settore, ma di veri e propri fotogrammi delle trasmissioni, perchè i gesti con le mani, certi sorrisi spontanei (?), l'ambiente artificiale intorno a loro che ci fa sognare coi mille colori e culetti saltellanti non vadano persi.

L'uomo medio secondo me dovrebbe desiderare avere sempre con me queste immagini, per sentirsi sempre dentro ad un quiz, sempre ben inserito nella società che promette tanti soldi, tanta roba, tanti sorrisi e tante tette, tutto ciò senza mai fine, in un sempiterno evento live!

20 febbraio 2011

Facebook è fantastico

Scusate il titolo idoneo ad un bimbominkia, ma pur non volendo sperticarmi in lodi verso i social network, vorrei spiegarvi il semplice motivo per cui li uso: è la bellezza dei link (più i commenti sottostanti), attraverso i quali è possibile scoprire ciò che neanche 20 anni di "navigazione" consentirebbero.

Ma vediamo bene chi devo ringraziare.
"L'amica del giorno" è Claire Atkinson, inglese di Manchester se non vado errato e studiosa di fotografia (analogica) all'Università. Al suo attivo ha già una mostra personale (è del 1988), più una collettiva coi suoi compagni.
La conobbi un anno e mezzo fa circa attraverso un blog internazionale dedicato alla street photography (genere che dovrebbe comprende solo le fotografie non impostate fatte alla gente per strada o nei locali; dico dovrebbe perchè nei gruppi di Flickr dedicato a questo genere se ne vede di ogni tipo:)) e s'è subito mostrata amichevole.

Veniamo al dunque: pur non pubblicando mie recenti fotografie da un bel po', ho continuato a realizzarne cercando di essere abbastanza coerente, ma devo ammettere che non ho più letto alcun sito/blog sulla fotografia, e pensare che mi ero segnato le date di scadenza di alcuni concorsi abbastanza importanti..
Quindi, tornando ad interessarmi alla fotografia da un punto di vista culturale o anche solo da spettatore, ho trovato grazie a Claire questo fantastico e maturo streepher:


Tedesco classe 1930 (come il nostro Gianni Berengo Gardin) e canadese d'adozione dal 1952. Di lui ho trovato fantastiche immagini della periferia di Vancouver, ma la città potrebbe essere una qualsiasi altra del Nord-America. Fotografa a colori da decenni e le persone riprese si uniscono perfettamente al paesaggio urbano: ho notato che potrebbero benissimo essere scene tratte da un film, talmente i ragazzini alla deriva, gli anziani con le pezze, e tutto un mondo di disperati, sembrano come costruiti apposta per quei luoghi.

Ciò non fa altro che confermare la mia idea sul fatto che non siamo ciò che pensiamo di essere, ma siamo come ci ha impostati, come ci vuole la società, infatti in base a dove viviamo infiliamo una certa maschera per entrare in una parte - maschera che però facciamo finta di non notare, anche perchè non ci vengono offerente molte alternative, considerando che le varie opzioni ricadono sempre e solo nel commerciale, commerciabile, tutto viene mercificato - subendo influssi da parte della famiglia, delle varie propagande e dell'ambiente intorno a noi col quale mimetizzarci per non dare nell'occhio e non correre rischi.

Contesto idoneo, luce giusta, colori fantastici, espressioni uniche.

28 gennaio 2011

Dov'è la bellezza

Ahhh la bellezza, concetto completamente culturale che "l'uomo della strada" usa per definire cose non quotidiane che vede raramente, ad esempio nel suo "tempo libero".

Fosse davvero così la realtà, per i fotografi sarebbe fin troppo facile cercare e trovare ambienti naturali da spacciare alle persone, ai fruitori delle loro immagini, per belli, bellissimi e magnifici. Facile perchè appunto la gente sa già dove trovare il bello, quindi reputa fondamentalmente bella una fotografia se il soggetto è per antonomasia considerato bello come ad esempio un fiore o un animaletto, però nessuno gli dice che il loro/nostro stile di vita può cancellare quelle vite naturali..

Invece la realtà, se è l'uomo che genera il bello, comprende anche ciò che è utilitario e scadente che può essere mostrato in un'altra maniera da quella di denuncia (bianco e nero), da quella fredda (tipo catalogo) e anche da quella edulcorante (colori sgargianti da pubblicità, colori "di plastica").
Possiamo benissimo pensare ai quartieri di periferia che però si trasformano magicamente al mattino presto o verso sera grazie alla luce del sole.
Noi viviamo anche grazie ai raggi solari e così la natura ed è per questo motivo che un fotografo deve saper sfruttare questi momenti per cercare di apprezzare qualcosa che comunque non potrà cambiare nè cancellare.
I quartieri, le città, le zone industriali ci sono e ci saranno anche se a tutti noi fanno schifo, allora è inutile disperarci, bisogna saper guardare il mondo con altri occhi per tentare di andare avanti senza farci abbattare, cosa inutile per il mondo e per le noste stesse vite.

Molto spesso i fotografi impegnati, sia del passato che del presente, riprendono zone povere, malfamate, degradate, sfruttate dal punto di vista ambientale, con toni cupi, levando ogni speranza. Penso che invece, senza esagerare, senza quindi usare lo stile "National Geographic", si possa fare una sorta di denuncia apprezzando però allo stesso tempo il fatto di essere in vita e di poter ricevere la "benedizione" dei raggi solari.
E poi, le disgrazie del mondo che ci passano i massmedia, non sono nient'altro che quelle create da noi nei nostri quartieri ma in grande!

12 gennaio 2011

Fermati e sorridi

Molte fotografie hanno l'effetto nostalgia perchè ritraggono luoghi modificati e persone che non ci sono più e il ricordo su un pezzo di carta accentua questo notorio fatto perchè lì vediamo ma non ci sono, mentre se pensiamo a loro con la mente possiamo in un certo senso far finta che non siano mai esisti ma che siamo frutto della nostra fantasia o un ricordo di una nostra vita passata (un po' contorto o strano? Semplicemente penso che la materializzazione, in questo caso su carta, di un ricordo sia molto potente), ma la nostalgia può cogliere le persone anche con fotografie recenti di allegri capodanni e compleanni di pochi anni prima in cui tutte le persone erano apparentemente sorridenti.

Sì, apparentemente, perchè la fotografia viene intesa dai dilettanti e da molti professionisti come mezzo per ottenere dei ricordi positivi (per quanto riguarda i paesaggi, invece, le cartoline o poster con luoghi idilliaci ricchi di blu) e verranno scattate solo quando tutti saranno d'accordo, quindi quando si saranno messi in posa e avranno sorriso.
Tornando brevemente alle foto vecchie, antiche, la nostalgia vi è anche per lo stesso motivo per cui proviamo l'identico sentimento verso le foto recenti: la gente quando non è sorridente, sembra comunque serena, non importa se quei nostri nonni di campagna d'inverno rischiavano l'assideramento. Noi rimpiangiamo quei tempi a causa della propaganda compiute attraverso quelle fotografie in buona parte finte, costruite.

La realtà è questa fatta di sorrisi? Oh, no!!!

La realtà è fatta di gente che ad esempio non sta tutta assieme, ma si divide in gruppettini, con un gruppo che sparla di un altro, con uno più allegro e un altro più taciturno; la realtà è fatta di singoli, all'interno di questo gruppone, che per la maggioranza dei giorni dell'anno non vedranno questi loro amici e parenti e la realtà è fatta soprattutto di sciatteria, monotonia, sporcizia, ma come ho già detto vengono fotografati, memorizzati, ricordati solo i giorni di festa, i festoni, i lustrini, i regali, non l'immondizia, non le malattie, non la depressione, non la propria miseria.

La fotografia può riprendere sia la realtà (anche se essendo un riquadro, un ritaglio quindi, certe cose che non sono consone al messaggio che vogliamo dare le eliminiamo dall'inquadratura) che finzione (quando sorridiamo per forza, quando le pubblicità ci mostrano coppie felici e non coppie che si tirano i piatti o che sbuffano, o automobili che viaggiano in strade deserte e non le code chilometriche), per questo se è vero che sembra necessario per il nostro umore fotografare cose belle (io sono contro la divisione fra bello e brutto, perchè la cima di una montagna può essere intesa da molti come cosa bella, ma solo se si è un turista urbano, altrimenti se si vive e lavora in montagna la si vedrà come un qualcosa che non ti consente di andare facilmente al di là, o come una delle tante cose del tuo quotidiano con pregi e difetti) e persone sorridenti, è anche necessario analizzarci fotografando noi e chi ci sta intorno nei momenti bui o banalmente quotidiani, affinchè si possa guardare la vita a 360° e fare qualcosa per non essere più come in quei momenti tetri.

Finchè la maggioranza delle persone userà la fotografia come strumento di propaganda della propria finta felicità per non sentirsi alienata e distrutta da questa società, sarà costretta a continuare a fingere fino alla morte.

4 gennaio 2011

WPO

Ecco tre fotografie appena inviate per il concorso internazionale indetto dalla "World Photography Organization":



Inizialmente, ovvero negli scorsi giorni, volevo inviare foto urbane e notturne, ma siccome non c'erano queste categorie (si avvicinava solo "Architecture", ma le mie in questo caso sono sotto-categorie, tra l'altro non presenti), sono andato a rivedere foto street realizzate pochi mesi fa e ho optato per queste tre, perchè sinceramente son quelle che più mi hanno colpito.
Le prime due per ovvi motivi (notate lo sfondo dietro al povero signore), la terza perchè la realizzai anche grazie all'intervento del mio Yughs che, se quando notai questi lavoratori notturni lui non ne fu molto entusiasta, poi invece iniziò e prendendoci gusto chiese loro il permesso, accordatoci con grandi sorrisi :)


Bene o male (decidete voi) riesco sempre a trovare qualcosa/qualcuno che mi consenta di ottenere fotografie per andare oltre/contro la propaganda propinataci dalla società, dove per società intendo sia aziende che persone comuni che evitano accuratamente di riprendere la realtà focalizzandosi sulle "cartoline".

1 gennaio 2011

In attesa degli slideshow del 2011

Iniziamo l'anno nuovo linkando dei miei video fatti pochi mesi fa, và!

Il primo è una serie di foto "urban" realizzate quest'estate, mentre il secondo riguarda una serie di foto fatte durante le giornate della festa del PD a Torino.

A breve realizzerò altri slideshow, uno con foto settembrine realizzate in centro, puro street, un altro invece di foto notturne in giro per alcuni quartieri e un terzo riguardante piccole cose che trovo lungo il mio cammino, cercando sempre (o quasi) una certa atmosfera che renda piacevole la vista e questa serie di foto è di fondamentale importanza per il proseguo.

Sito personale

Amici, cliccando qui potrete vedere il mio nuovo
sito in fase di allestimento.