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6 settembre 2011

Noi e l'influenza dei grandi maestri della fotografia

Studiare le opere dei "grandi maestri" della fotografia, sia dei primordi che degli ultimi decenni, è molto importante per conoscere le varie tecniche e i vari stili, ma la loro influenza dovrebbe termine nell'esatto momento in cui le loro opere, le loro fotografie, instillano in noi un desiderio irrefrenabile di riprendere certe cose e certi aspetti della nostra società e dell'ambiente.

Infatti, se volessimo ricalcare le loro orme, noi diverremmo semplicemente degli scimmiottatori e ricordati sia da vivi che da morti per questa nostra non qualità che, tra l'altro, è più una cappa che opprime la nostra visione che una manna dal cielo, per il semplice fatto che ci spinge a realizzare fotografie che, anche se venute bene, non potremmo mai sentire come nostre in quanto fatte sotto l'influenza altrui.
Inutile dire (ma evidentemente lo dico) che pur ricalcando lo stesso stile dei grandi (sono ottimista), le nostre fotografie saranno sicuramente di un livello inferiore sia perchè non si ha la stessa personalità, le stesse occasioni, gli stessi mezzi, sia perchè non viene meno l'effetto sorpresa, ma con ciò non intendo assolutamente premiare per forza la novità, anzi, la fotografia per me dev'essere una semplice e diretta forma sia d'espressione che di descrizione, l'importante è fare ciò che ci si sente di fare, solo così, dopo un po' di tempo, si prenderà sicurezza nei propri mezzi e nella propria visione fregandosene delle mode estemporanee o che pensano di dire tutto grazie più alle parole di un critico asservito che al linguaggio fotografico.

Quando uno impugna una macchina fotografica per le prime volte, bada più alla macchina e ai vari comandi che ai motivi che l'hanno portato a prenderla in mano e se, successivamente, il problema sarà invece legato al come realizzare un'immagine perfetta, si cadrà nuovamente fra le grinfie della tecnica.
Fondamentale è la volontà di aprire gli occhi, di volersi guardare intorno per i più svariati motivi, sia per una documentazione, sia per una critica, sia per una sfida verso sè stessi nella quale si cerca sempre di trovare qualcosa che possa stimolarci, ecc.
Se non c'è gioia e non si trova alcun motivo per guardarsi intorno, è inutile comprare e usare svariate macchine fotografiche, perchè è molto più importante avere delle motivazioni (mostrare la vita dove si pensa non ci sia o l'esatto opposto, ad esempio) che sapere come si fotografa, dato che per imparare c'è sempre tempo, mentre il bisogno di realizzare fotografie o lo si ha o no.

Questo post è influenzato anche dalla mia (breve) esperienza nel campo dell'espressione fotografica, difatti ci sono, ogni tanto, dei momenti in cui non confido in me stesso perchè penso ai "grandi maestri". In questi casi perdo occasioni per fare fotografie con uno "stile personale"; intendo dire che evito di schiacciare il bottone dell'otturatore perchè ho in mente, a causa dell'influenza altrui, un'altra scena, un'altra inquadratura, altre atmosfere, ecc., rispetto a quelle che mi si presentano dinnanzi a me e che senza influenza alcuna avrei voluto memorizzare al 100% in modo quasi automatico (Jeff Mermelstein, grande streepher, afferma di non pensare, lui scatta e basta quand'è in mezzo alla strada, solo così riesce ad esprimersi documentando la realtà (o a documentare esprimendosi, fate voi).

Conclusione: nonostante i fotografi famosi ci spingano a fotografare, perchè grazie ai loro occhi vediamo il mondo in maniera diversa o perchè ci mostrano cose della realtà a cui non davamo importanza e che invece la caratterizzano, non dobbiamo farci sopraffare da essi perchè può essere non solo una grande fonte di ispirazione ma di limitazione, limitazione di noi stessi!
L'importante è conoscere l'evoluzione della fotografia (non tecnica, ma estetica e concettuale) per non sentirci "arrivati" quando realizziamo una serie di fotografie omogenee ma, purtroppo per noi, già viste dalla massa a causa dei grandi fotografi.

C'è la convizione che tutto debba progredire e quindi si rifiutano i deja-vù, ma come ho scritto in questo post, è giusto ricercare le nostre radici fotografiche, così com'è giusto cercare qualcosa di nuovo, ma il mezzo fotografico serve a riprendere il mondo reale, non uno di fantasia, quindi io penso che la differenza la faccia la nostra volontà, il nostro spirito: se vogliamo riprendere una cosa con "tutto il cuore", anche se con uno stile già sperimentato e visto, questa attirerà l'attenzione del pubblico perchè la reputerà "vera", e poi lo stile non è forse nient'altro che un mezzo per attirare appunto quest'attenzione generale verso i nostri pensieri.

L'importante è lasciarsi andare e scattare ogni qualvolta si illumina il cervello e batte il cuore perchè abbiamo visto qualcosa che non si sa perchè dobbiamo fare nostro e, dopo (la butto lì) 1.000 scatti, rivedere il proprio archivio e dargli una mazzata mortale da cui resteranno pochissime foto affinchè le nostre capacità e la nostra determinazione ci porti a realizzarne altre simili per, dopo un altro po' di tempo, ricompiere la stessa operazione.

2 commenti:

alessandra ha detto...

una curiosità, perché hai tutti questi blog?

Danx ha detto...

Ciao ALESSANDRA, grazie della domanda.
Principalmente i miei blog sono questi:
DANXFOTOBLOG - FOTO;
ITALIASENZAVALORI - SOCIETA';
PEDALATORO - CICLISMO.
A questi aggiungo:
LAVORA CONSUMA CREPA - PUBBLICITA'.
Gli altri 2-3 non li uso praticamente più.
Principalmente li ho aperti quando sentivo di poter parlare in modo continuativo di certi argomenti, perchè avevo cose da dire. La risposta mi sembra alquanto semplice e direi banale ma è così..

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