Iniziando ad operare nella fotografia (sia da dilettante che da professionista), chiunque non può che venire a contatto, oserei dire in modo subitaneo, con il termine nitidezza e questa deve prendere il sopravvento.
Si moltiplicano manuali e brevi guide sia cartacee che virtuali in cui si elencano teorie e trucchi per la massima nitidezza, ma chissà se qualcuno di questi sapienti conosce l'F64?
La nitidezza e la tecnica in generale prima di tutto, scopo e fine si intrecciano.
Questo viene insegnato.
Non si sa però, non si chiede, perchè uno voglia usare la macchina fotografica e, annullando le varie spinte interiori (se mai ce ne siano, dato che a volte si fa qualcosa di serio/artistico giusto per passare il tempo o per rivalsa verso il proprio lavoro da subordinato), il linguaggio fotografico viene appiattito in una sola direzione o in un più di una, ma in entrambi i casi una volta scelta una, non se ne può più uscire: chi fa cronaca deve rispettare quella tecnica, chi fa pubblicità quell'altra.
Ci sono canoni prestabili accettati dalla massa, riconosciuti come gli unici validi e l'uomo che entra in quell'ambiente deve piegarsi, pena la denigrazione e il marchio di infame ignorante.
Chi ha in mano una qualsiasi macchina fotografica sembra dover rispettare le varie regole, essere succube anche di ciò che viene prodotto per potersi fregiare del titolo di fotografo:
"Io sono un fotografo, infatti ho queste 3 macchine fotografiche, questi 2 flash esterni, questi treppiedi, conosco tutti gli aforismi di Henri Cartier-Bresson, quindi ora mi apro la partita I.V.A. e farò grandi cose!"
In effetti, chi vuole divenire un fotografo non deve fare altro che studiare, comprare e poi aspettare la chiamata di qualcuno che gli ordinerà cosa fotografare, realizzando così non opere, bensì illustrazioni per le quali una tecnica precisa ed omologata è necessaria e richiesta. Chi vive in questa maniera che, c'è da ammetterlo, offre tanta sicurezza e garanzie, non ha capito nulla: se l'avesse capito non menzionerebbe HCB, pioniere di una certa visione indipendente.
Ma dietro la macchina fotografica c'è una persona che deve limare (non cancellare, bensì bilanciare) le varie costrizioni per potersi esprimere, per non vivere in modo passivo, perchè la fotografia non nasce con l'invezione e creazione e produzione delle macchine fotografiche.
C'è sempre stata nella mente degli esseri viventi l'intento di scattare col battito delle ciglie, infatti a tutti capita di soffermarsi a guardare una persona, una cosa, un paesaggio, cercando di memorizzarlo per comprendere e/o sognare. Allora chi ha il mezzo fotografico deve essere attivo, cercando ciò che lo interessa, ricercandolo (da qui la famosa "fotografia di ricerca"), usando l'aggeggio meccanico come..una mano che si apre per stringere quella di ciò che si sta guardando.
Ci dev'essere un rapporto in cui le due o più cose parlano fra di loro.
Mal sopporto quindi colui che non si guarda in giro, ma va dritto alla meta e scatta in modo prevedibile ciò che già conosce, così come mi infastidiscono quelli che vogliono ribaltare la realtà esaltando colori o cercando effetti pittorialisti.
Questi ultimi non cercano la nitidezza, ma sfruttano altre tecniche che oltre a sbeffeggiare la fotografia, sono frutto di mode passeggere che attecchiscono presso coloro i quali che non riescono a stupirsi di ciò che non è urlato.
Il fotografo non esiste, esiste la macchina fotografica che imprime la luce riflessa ma per catturare questa luce ci dev'essere un motivo, altrimenti il nostro operato sarà vuoto, non lo guarderemo con piacere, non lo diffonderemo col nostro nome, perchè sorta di lavoro impiegatizio.
Se viene meno il concetto di umanità, ovvero il motivo personale per cui si riprende una certa cosa, la nitidezza non può sostituire questo fatto, questo concetto, questa a prima vista impalpabile ma fondamentale sostanza che alla lunga distanza chiarirà chi ha l'occhio, fatto naturale e pieno di vita, e chi cerca un impiego, fatto culturale.
Link: "Il profilo delle nuvole", Serena Effe su Luigi Ghirri.
2 commenti:
Bel post.
Io credo che la fotografia sia un'arte sfruttata male dall'essere umano. Quando vado in giro e non ho con me la macchina fotografica, sento che manca qualcosa. Mi piace catturare le immagini con gli occhi e poi con la macchina.
Mi piacciono pure le foto con imperfezioni (ad esempio quando in un paesaggio c'è un pezzo di corpo umano) e odio i programmi photoshop che in fondo non fanno altro che CORREGGERE secondo i nostri criteri
Grazie!
La realtà è un caos, quindi ben vengano pezzi che seguendo le regole ufficiali si dovrebbero eliminare!
Si vuole sempre migliorare la realtà, pensa alle foto turistiche e delle coppie felici..
Posta un commento