Interessante la mostra di
Ghirri al castello di Rivoli (terminata l'11 marzo 2012), arricchita da pannelli con alcuni suoi discorsi, sue frasi (d'altronde, la comunicazione verte principalmente sulle parole che sulle immagini, le quali, molto spesso, senza una didascalia, possono voler dire ben poco).
Non mi sovviene il senso di una cosa: perchè tutte quelle stampe miniaturizzate?
Su Internet ho visto alcune di quelle foto in un formato nettamente più grande (non tutte, purtroppo/per fortuna. Per fortuna perchè così la gente è spinta ad uscire di casa per vedere le mostre dove ci sono rarità e solitamente stampe di dimensioni notevoli). Certo, è un'opzione simpatica quella di spingere il visitatore ad avvicinarsi alla stampa per cercarne le particolarità, ma dev'essere appunto un'opzione, non l'unico modo.
Un'altra cosa: nel museo d'arte contemporanea del castello di Rivoli c'erano due mostre, una è questa legata alla fotografia (oltre a Ghirri c'erano opere di Ruff,
Struth, Pellone e Mussat Sartor), la seconda invece verteva sull'arte povera. Purtroppo il biglietto era unico (e penso sarà così anche in futuro), così anche chi voleva vedere solo una mostra, non poteva fare altro che sganciare fuori la somma del biglietto pieno, in barba al fatto che magari il visitatore è uno studente, un disoccupato, ecc. Ecco qui un'altra nota dolente relativa ad ogni museo: perchè uno ricco, pieno di soldi ma di tesserine, deve ottenere sconti, mentre uno povero no? Davanti a me c'era una famigliola infighitettata pronta a chiedere sconti grazie alle sue varie tessere. Barboni!
Inutile dire che Ghirri me lo sono "goduto" molto più leggendo il suo libro intitolato "Lezioni di fotografia" che non visitando questa mostra. Bella, però le foto piccolissime mi hanno davvero infastidito, la goduria non c'era, ma forse è anche un problema mio: nei musei non riesco mai a leggere i vari pannelli e fogli, perchè sono troppo abituato a sofferarmi, riflettere e sottolineare.