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28 gennaio 2011

Dov'è la bellezza

Ahhh la bellezza, concetto completamente culturale che "l'uomo della strada" usa per definire cose non quotidiane che vede raramente, ad esempio nel suo "tempo libero".

Fosse davvero così la realtà, per i fotografi sarebbe fin troppo facile cercare e trovare ambienti naturali da spacciare alle persone, ai fruitori delle loro immagini, per belli, bellissimi e magnifici. Facile perchè appunto la gente sa già dove trovare il bello, quindi reputa fondamentalmente bella una fotografia se il soggetto è per antonomasia considerato bello come ad esempio un fiore o un animaletto, però nessuno gli dice che il loro/nostro stile di vita può cancellare quelle vite naturali..

Invece la realtà, se è l'uomo che genera il bello, comprende anche ciò che è utilitario e scadente che può essere mostrato in un'altra maniera da quella di denuncia (bianco e nero), da quella fredda (tipo catalogo) e anche da quella edulcorante (colori sgargianti da pubblicità, colori "di plastica").
Possiamo benissimo pensare ai quartieri di periferia che però si trasformano magicamente al mattino presto o verso sera grazie alla luce del sole.
Noi viviamo anche grazie ai raggi solari e così la natura ed è per questo motivo che un fotografo deve saper sfruttare questi momenti per cercare di apprezzare qualcosa che comunque non potrà cambiare nè cancellare.
I quartieri, le città, le zone industriali ci sono e ci saranno anche se a tutti noi fanno schifo, allora è inutile disperarci, bisogna saper guardare il mondo con altri occhi per tentare di andare avanti senza farci abbattare, cosa inutile per il mondo e per le noste stesse vite.

Molto spesso i fotografi impegnati, sia del passato che del presente, riprendono zone povere, malfamate, degradate, sfruttate dal punto di vista ambientale, con toni cupi, levando ogni speranza. Penso che invece, senza esagerare, senza quindi usare lo stile "National Geographic", si possa fare una sorta di denuncia apprezzando però allo stesso tempo il fatto di essere in vita e di poter ricevere la "benedizione" dei raggi solari.
E poi, le disgrazie del mondo che ci passano i massmedia, non sono nient'altro che quelle create da noi nei nostri quartieri ma in grande!

12 gennaio 2011

Fermati e sorridi

Molte fotografie hanno l'effetto nostalgia perchè ritraggono luoghi modificati e persone che non ci sono più e il ricordo su un pezzo di carta accentua questo notorio fatto perchè lì vediamo ma non ci sono, mentre se pensiamo a loro con la mente possiamo in un certo senso far finta che non siano mai esisti ma che siamo frutto della nostra fantasia o un ricordo di una nostra vita passata (un po' contorto o strano? Semplicemente penso che la materializzazione, in questo caso su carta, di un ricordo sia molto potente), ma la nostalgia può cogliere le persone anche con fotografie recenti di allegri capodanni e compleanni di pochi anni prima in cui tutte le persone erano apparentemente sorridenti.

Sì, apparentemente, perchè la fotografia viene intesa dai dilettanti e da molti professionisti come mezzo per ottenere dei ricordi positivi (per quanto riguarda i paesaggi, invece, le cartoline o poster con luoghi idilliaci ricchi di blu) e verranno scattate solo quando tutti saranno d'accordo, quindi quando si saranno messi in posa e avranno sorriso.
Tornando brevemente alle foto vecchie, antiche, la nostalgia vi è anche per lo stesso motivo per cui proviamo l'identico sentimento verso le foto recenti: la gente quando non è sorridente, sembra comunque serena, non importa se quei nostri nonni di campagna d'inverno rischiavano l'assideramento. Noi rimpiangiamo quei tempi a causa della propaganda compiute attraverso quelle fotografie in buona parte finte, costruite.

La realtà è questa fatta di sorrisi? Oh, no!!!

La realtà è fatta di gente che ad esempio non sta tutta assieme, ma si divide in gruppettini, con un gruppo che sparla di un altro, con uno più allegro e un altro più taciturno; la realtà è fatta di singoli, all'interno di questo gruppone, che per la maggioranza dei giorni dell'anno non vedranno questi loro amici e parenti e la realtà è fatta soprattutto di sciatteria, monotonia, sporcizia, ma come ho già detto vengono fotografati, memorizzati, ricordati solo i giorni di festa, i festoni, i lustrini, i regali, non l'immondizia, non le malattie, non la depressione, non la propria miseria.

La fotografia può riprendere sia la realtà (anche se essendo un riquadro, un ritaglio quindi, certe cose che non sono consone al messaggio che vogliamo dare le eliminiamo dall'inquadratura) che finzione (quando sorridiamo per forza, quando le pubblicità ci mostrano coppie felici e non coppie che si tirano i piatti o che sbuffano, o automobili che viaggiano in strade deserte e non le code chilometriche), per questo se è vero che sembra necessario per il nostro umore fotografare cose belle (io sono contro la divisione fra bello e brutto, perchè la cima di una montagna può essere intesa da molti come cosa bella, ma solo se si è un turista urbano, altrimenti se si vive e lavora in montagna la si vedrà come un qualcosa che non ti consente di andare facilmente al di là, o come una delle tante cose del tuo quotidiano con pregi e difetti) e persone sorridenti, è anche necessario analizzarci fotografando noi e chi ci sta intorno nei momenti bui o banalmente quotidiani, affinchè si possa guardare la vita a 360° e fare qualcosa per non essere più come in quei momenti tetri.

Finchè la maggioranza delle persone userà la fotografia come strumento di propaganda della propria finta felicità per non sentirsi alienata e distrutta da questa società, sarà costretta a continuare a fingere fino alla morte.

4 gennaio 2011

WPO

Ecco tre fotografie appena inviate per il concorso internazionale indetto dalla "World Photography Organization":



Inizialmente, ovvero negli scorsi giorni, volevo inviare foto urbane e notturne, ma siccome non c'erano queste categorie (si avvicinava solo "Architecture", ma le mie in questo caso sono sotto-categorie, tra l'altro non presenti), sono andato a rivedere foto street realizzate pochi mesi fa e ho optato per queste tre, perchè sinceramente son quelle che più mi hanno colpito.
Le prime due per ovvi motivi (notate lo sfondo dietro al povero signore), la terza perchè la realizzai anche grazie all'intervento del mio Yughs che, se quando notai questi lavoratori notturni lui non ne fu molto entusiasta, poi invece iniziò e prendendoci gusto chiese loro il permesso, accordatoci con grandi sorrisi :)


Bene o male (decidete voi) riesco sempre a trovare qualcosa/qualcuno che mi consenta di ottenere fotografie per andare oltre/contro la propaganda propinataci dalla società, dove per società intendo sia aziende che persone comuni che evitano accuratamente di riprendere la realtà focalizzandosi sulle "cartoline".

1 gennaio 2011

In attesa degli slideshow del 2011

Iniziamo l'anno nuovo linkando dei miei video fatti pochi mesi fa, và!

Il primo è una serie di foto "urban" realizzate quest'estate, mentre il secondo riguarda una serie di foto fatte durante le giornate della festa del PD a Torino.

A breve realizzerò altri slideshow, uno con foto settembrine realizzate in centro, puro street, un altro invece di foto notturne in giro per alcuni quartieri e un terzo riguardante piccole cose che trovo lungo il mio cammino, cercando sempre (o quasi) una certa atmosfera che renda piacevole la vista e questa serie di foto è di fondamentale importanza per il proseguo.

25 dicembre 2010

17 dicembre 2010

I giornali rovinano la fotografia


Le prime pagine dei giornali, soprattutto dei quotidiani, presentano spesso fotografie riguardanti o il maltempo con bufere di pioggia e neve, o scontri fra manifestanti e polizia, o primi piani di vip.


Nei primi due casi vediamo fotografie scioccanti, ma in tutti i casi (compreso quindi anche il terzo qui citato e tanti gli altri) ci si attiene all'attualità, quindi la fotografia non deve presentare altri messaggi, per questo dev'essere forte, eccitante all'occhio e al cuore, più che alla testa che non sarà portata a riflettere ma a preoccuparsi di quel dato recente evento o ad entusiasmarsi, non ci devono essere messaggi generali sulla condizione umana, ad esempio.
Il lettore non potrà fare altro che rimanere in superficie, perchè è lì, sulla superficie, che c'è il messaggio e purtroppo questo tipo di foto sono quelle che la fanno da padrone e "influenzano" il mondo in cui la gente guarda anche alle fotografie "artistiche".

Il dramma più grave è l'evento appena accaduto.
Non si mette in relazione nulla, non si relativizza.


Non c'è poesia in queste fotografie, realizzate (anzi, scattate) da un professionista così come dal primo che capitava da lì, fotografie che non fanno evolvere la massa che infatti rimarrà sempre legata al concetto di bellezza (perlomeno in fotografia) che pretende di reputare "bello" ciò che risulta essere bello.
Mi spiego, un uomo medio non potrà non trovare bella la fotografia di un tramonto, di un cane, di un fiore, per il semplice fatto che è il soggetto ad essere bello (anche se in realtà queste tre cose sono normali perchè presenti da sempre) e gli mostra il suo, e di tutti, mondo ideale, così come sempre questo fantomatico uomo medio troverà scioccanti le immagini citate all'inizio, immagini di fatti che in realtà sono anch'essi normali: da quanti millenni gli uomini si scontrano? E da quanti miliardi di anni ci sono tempeste sulla Terra?

16 dicembre 2010

L'ambiente è il nostro dio

Guardando questa fotografia, sicuramente scattata con le lacrime agli occhi da parte di Amy Helene Johansson in India nel 2009 e chiamata "Unsafe Journey" (io avrei scelto "Unsafe Life"), ho pensato a quanto non sia il fantomatico DNA ad influenzare le nostre vite, ma l'ambiente nel quale viviamo, infatti questa donna, come tante altre, può essere bella e intelligente (predisposta allo studio, a lavorare manualmente e/o di concetto, etc.), ma difficilmente potrà sottrarsi alla vita che da sempre conduce fra povertà, sfruttamento nell'ambiente di lavoro e pericoli vari (pensate che in India sono almeno 100 milioni le ragazze rapite e sfruttate sessualmente), perchè la nostra vita è influenzata dall'ambiente nel quale viviamo a parte dalla famiglia: ad esempio il figlio di Berlusconi non fa mica l'operaio, non abita mica in periferia, non ha mica frequentato scuole coi tetti d'amianto e che crollano.

Una ragazza può essere bella in maniera inaudita, ma se nasce in Romania o Ucraina ci saranno più probabilità che finisca sulla strada che su una passerella, a differenza di una bella ragazza italiana, tedesca, etc.

La fotografia è visibile, insieme a tanti altri ritratti, presso il National Portrait Gallery di Londra fino al 20 febbraio 2011

PS: molto interessante una serie sull'appartenenza chiamata "Belco Pride", by Lee Grant

14 dicembre 2010

Fotografi che odiano le donne


Come ci sono stilisti che odiano le donne perchè costrette ad indossare le loro creazioni, ci sono fotografi che odiano le donne perchè vogliono avere fotografie di un soggetto classico, riconosciuto come bello da tutti, senza però impegnarsi a tirare fuori l'unicità dell'individuo, ma semplicemente mettendone una in fila all'altra per avere tanta carne da mostrare, come in una macelleria, oppure che vogliono giocare con i loro set di luci appena acquistati cercando, grazie alle pupe fotografate, di ottenere pareri, consigli o meglio, approvazioni.

Poi a parte stilisti e fotografi, ci sono uomini che le odiano per principio e donne che si odiano, come in questo caso.

E per fortuna c'è anche chi compie ritratti magnifici come Mickiky.

6 dicembre 2010

Cry

Non siamo abituati a vedere foto di persone che piangono dolorosamente, specie se dell'Occidente; per questo motivo mi ha colpito questa foto d'agenzia per la stampa che ritrae la madre di un soldato statunitense morto, intenta a struggersi al pensiero del figlio morto ora sotto terra.

Non siamo abituati a vedere fotografie simili, così come non siamo abituati a fotografare i funerali e anche le persone vecchie e sofferenti. Siamo invece bombardati da immagini di modelle e modelli sorridenti, giovani e muscolosi che ci regalano l'illusione della bellezza e perchè no di un miglioramento continuo che sfida la realtà mortale e che quasi ci illude di poter vivere eternamente.
La fotografia di un certo tipo, che vuole documentare la realtà nella sua totalità va bene solo se ritrae il diverso, allora va bene e serve per farci stringere il cuore e piangere, ma non troppo, per la massa sfortunata che vive oltre i nostri confini. Fa niente che molte volte sia sfortunata a casa del nostro stile di vita, a noi serve perdere due gocce dagli occhi, mandare un sms e sentirci finalmente buoni come lo eravamo da bambini.

26 novembre 2010

Piccoli inediti scatti di Giacomelli

A Senigallia, paese d'origine di Mario Giacomelli, si tiene fino al 14 dicembre una mostra in cui è possibile vedere 10 sue fotografie ancora inedite.

Cliccate qui, nel sito della galleria d'arte dov'è anche possibile leggere l'articolo di Repubblica uscito qualche settimana fa.

Link:
"Giacomelli merita di più"

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