















Danx
Ho scoperto grazie a mio padre dell'esistenza di un concorso indetto dall'ONU per attirare l'attenzione sul problema della fame in Africa.
Sopra i busti dei leader mondiali, come i politici dei G20, e sotto le gambe di bambini magrissini.
Nella primavera del 2009 ero in una zona collinare, ricca di ex paeselli ora in espansione per donare ad ex cittadini un bel riposo, una bella dimora fra le vallate, peccato che questo sviluppo lo sia del mattone, del cemento, del bitume, sviluppo che annienta il verde, quindi il famoso bel paesaggio, e l'unicità di ogni singolo paese che ora si ritrova ad avere delle periferie grige, composte come in città da muri e automobili. Il paesaggio banale e distruttivo che avanza grazie anche al menefreghismo dei romantici.
Forse è causa di questa non-curanza, di questa accettazione acritica della realtà distruttiva e strettamente contemporanea, se gli abitanti di queste zone alienanti si credono nel giusto, fuori da ogni possibile critica e denigrazione: quando realizzai queste fotografie il problema di un autoctono (?) non fu quello di vergognarsi di questa "colata di cemento" e scusarsi per lo scempio, ma assicurarsi che io non fossi un ladro."Vale, probabilmente abbiamo ragione entrambi, le tue affermazioni non fanno una piega, ma per quanto riguarda lo stile pensa a Winogrand che iniziò per puro divertimento, non certo perché pratico o appassionato di tecnica. Diciamo che l’esempio dell’autista centra poco, qui si discute di arte, non di uno sport dove devi avere tutto altrimenti rischi la vita.
Per quanto riguarda lo sfocato, come ho appena detto, puoi avere ragione come me, ti ricordo il gruppo F.64 e le foto dei New Topographers: non mi risulta che sfocassero, eheh"
In uno still-life ed in un ritratto, lo sfocato è importantissimo, ma le fotografie paesaggistiche riprese con la tecnica sopra menzionata non le capisco: possono attrarre inizialmente per via della novità, ma già dopo 10 foto sai già come vedrai il mondo: dall'alto e con una minima parte visibile. Non penso dia grandi soddisfazioni per il "lettore di fotografie".
E' di paesaggio che appunto si parlava, non a caso ho menzionato il gruppo di Weston e Adams e quello più recente dei new topographers che denunciavano l'urbanizzazione selvaggia del west americana, ma si può parlare anche di street photography: nelle foto ravvicinate di Martin Parr lo sfocato è importantissimo per attirare l'attenzione sui particolari di quella data persona, ma in quelle di Winogrand lo è di meno, infatti vediamo più soggetti, come nelle foto dello zoo di New York:
Perché mai si dovrebbe desiderare di passara alla foto successiva se quella che si sta visionando e leggendo non presenta elementi sfocati? Lo sfocato incrementa l'importanza che si da ad un oggetto e ad una persona, ma a volte è giusto voler mostrare chiaramente tutto l'ambiente circostante. Il desiderio di cambiare foto spunta a causa di ben altri fattori: composizione, angolazione, colore, tematica scelta dall'autore, comprensione del messaggio, etc.
Per quanto riguarda lo stile e la tecnica, come già scritto nel mio secondo commento, penso che debba prevalere questo se si vuole essere riconosciuti come autori unici o quasi, infatti le persone che si ricorderanno di te non lo faranno per la tua bravura tecnica (è pieno il mondo di perfezionisti rinchiusi negli studi) che rischia di mettere in secondo piano il tuo rapporto con la realtà, ma per come affronti la realtà. Molte volte una foto mossa ma sincera è molto meglio di una perfetta, così perfetta da risultare finta.
Per me saper fotografare significa inserire dentro un riquadro elementi che mostrino una propria idea, proprio come fosse un dipinto, per mefotografare è un atto soggettivo, ma purtroppo, e soprattutto in Italia, fotografare significa mettersi al servizio delle altre arti per mostrare la loro bellezza a più gente possibile, senza considerare la fotografia come un mezzo d'espressione.
Perché per fotografia la maggior parte delle persone intende la ricerca della bellezza naturale con atmosfere oniriche?
Prima di loro però fu il tempo, nell'800 dei fotografi inglesi che cercarono il "paradiso terrestre" nella campagna inglese, mostrandoci fantastiche dimore e giardini o casette di contadini che vivevano senza alcun segno di povertà e fatica. Dei quadretti idilliaci. Qui una foto di Roger Fenton, forse condizionato dal suo passato di reporter di guerra in Crimea:
Robert Adams

Penso, con sempre maggior convinzione, che sia necessario riprendere luoghi non considerati degni di attenzione da parte della gente comune, ma di farlo con cura, affinché le nostre passeggiate urbane siano portate anche ad ammirare una certa luce, una certa armonia, in modo tale da non cadere in depressione a causa del paesaggio squadrato e ordinato dell'uomo.
Queste mi hanno favorevolmente impressionato per due motivi: sembrano delle foto-tessere ma enormemente più grandi (penso abbia usato il grande formato - pdf -) e più colorate, e poi perché sono ritratti che nessuno ha mai fatto prima, forse anche a causa della loro apparente banalità.
Ogni tanto pubblico e parlo di altri fotografi, siccome è giusto oltreché pubblicizzare le proprie opere, parlare di chi ha fatto grande la fotografia, di chi mi/ci ha ispirato, anche perché ce ne sono già fin troppi di blog usati solo per il proprio ego.

Erwitt è un fenomeno nel trovare le bizzarrie nell'ordinario.





Trovo affascinanti gli scenari in cui le cose vengono modificate dal tempo (non per forza meterologico come in questo caso), perché si nota maggiormente cosa è poesia (piacevole nonostante l'accaduto, come il verde delle foglie che copre il grigio delle strade, e che porta a pensare alla forza e alla tenacia della natura) e cosa no lo è (i nostri oggetti sparsi, i nostri rimedi per cercare di non far crollare "indispensabili" muretti, staccionate).