Guardando le mie vecchie fotografie, proprio quelle dei primordi, dei miei primi passi in questo settore, rabbrividirei se fossi un estraneo, ma in quanto me stesso sorrido. Non sapevo né cosa comunicare, anzi, non volevo comunicare niente, saltellavo da una cosa all'altra così, tanto per vedere come diventano le cose una volta fattesi immagine. Potrei rammaricarmi di quei risultati scadenti, ma alla fine ne sono non dico orgoglioso ma contento perché comunque avevo entusiasmo, il quale mi ha accompagnato negli anni successivi realizzando con costanze fotografie oserei di ricerca personale. Niente di che, ma dopo 3 anni ho avuto un miglioramento sia tecnico che non saprei come definirlo, forse mentale, che mi ha portato a concentrarmi su una determinata cosa e quindi quella prima esperienza naif è stata utile per farmi poi uscire in piena notte d'inverno, e in bici, per andare a fare foto in quartieri abbastanza distanti dal mio, quando una persona normale né l'avrebbe fatto e soprattutto né avrebbe usato la bici. Ecco, sono orgoglioso della costanza e passione e determinazione avuta in quel mio periodo notturno.
Fra alti e bassi ho sempre fatto qualche foto, ma vedendo la fotografia come una cosa grandissima, le mie foto mi hanno portato a pensare che fosse inutile continuare con serietà perché era impossibile riuscire a comunicare tutti i miei vari sentimenti e opinioni sul mondo. L'ideale in questi casi è buttarsi nell'arte fotografica, compiendo una fotografia più esteticamente piacevole che pregna di contenuti per me dunque difficile da trovare e condividere. Ho sempre apprezzato tantissimi i reporter anche non di guerra, ma allo stesso tempo la confusione presente nelle varie fotografie, la povertà, le macchie di olio, petrolio, sangue, ecc., mi ha sempre un po' destabilizzato e frenato. Certe fotografie che DEVONO esistere, mi hanno portato un po' di negatività non solo nel mio atto fotografico dicendo a me stesso: ma che foto sto facendo.. c'è un mondo che soffre e io riprendo ste cose.., ma anche nella mia vita in generale. Pensando ai drammi del mondo mi sentivo una formica, o peggio un granello di sabbia, impossibilitata a fare la benché minima cosa utile per l'umanità.
Poi, improvvisamente, ecco di nuovo la scintilla, il sole, l'energia, la voglia di vita!
Come nella musica, ecco la voglia di ritmo, di melodia, di bassi, di acuti, voglia di ballare, di far vedere agli stronzi in giro per il mondo che noi siamo vivi alla faccia loro, di far vedere che in fondo ogni umano può essere speciale nella sua semplice bontà, di far vedere che ci son tante piccole cose che ci tengono legati alla vita terrena e voglia di far vedere appunto questa umanità considerata minore perché non riempie gli stadi, non vince i Nobel e non va nello spazio, ma senza la quale saremmo tutti poveri e pure morti.
Ma soprattutto voglia di far vedere che so o che voglio fare qualcosa di ben preciso.
Non bisogna mollare.
Ad un certo punto mi son detto che dovevo fare. Ho fatto e ho conosciuto persone bellissime.
Non dipende dal destino, ma dal caos presente nella mia testa.. all'interno della confusione ci sono cose belle che poi improvvisamente si incontrano e danno tanta gioia.
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