E' sempre un piacere leggere le interviste realizzate a Martin Parr, perché mentre il problema dei fotografi qualunque è cercare di tirare a campare cercando sempre nuovi clienti per i quali fare le fotografie che essi vogliono, ovvero fotografie commerciali, legati ad un prodotto, o fotografie che propagandano un certo stile di vita, ad esempio i matrimoni o le feste in discoteca, lui dall'alto della sua posizione di sociologo-artista-documentarista indipendente (lo reputo tale perché realizza fotografie che vanno appunto contro la propaganda commerciale, pur avendo lavorato e lavorando tutt'ora per alcuni grandi marchi tra cui recentemente la Renault), ci dice che il nostro mondo (il nostro poiché lui indaga la vita della classe media e dei ricchi, non fa reportage sui poveri e sulle guerre) è fatto non solo di sorrisi, che sono l'unica cosa che vogliamo tramandare ai posteri, ma anche di solitudine e infelicità all'interno della coppia (famosa la sua collezione di foto inerenti le Bored couples), di casino e munnezza nei posti turistici, spiagge o piazze che siano, di gente vestita da discount che gira il mondo cercando gli scenari idilliaci visti in cartolina, ma che diventa poi essa stessa lo spettacolo da "ammirare", perché ormai questa è la società del tempo libero e del turismo, dell'uomo medio con pensieri medi che invade il mondo con la sua mediocrità.
C'è chi, da fotografo, non pensa ad altro che a copiare quelle immagini tanto presenti nelle pubblicità, ma che senso ha questa bravura tecnica se ciò che fotografiamo e studiato ad hoc e non rappresenta la realtà umana? E' molto più divertente e anche giusto fotografare invece ad esempio, come queste fotografie vengono realizzate, vedere tutta la gente che lavora nel dietro le quinte e che si fanno un mazzo tanto per giorni e giorni per confenzionare queste immagini di mera e pura e totale propaganda commerciale che illudono le masse di clienti.
Ecco, secondo me chi si sente realizzato nella tecnica e quando incassa tanti soldi dal cliente, ha ben pochi pensieri in testa, perché con la macchina fotografica, i nostri e quindi anche la nostra mente (che viene prima di tutto!) possiamo mostrare le incongruenza ed ipocrisie della società, o i lati ben visibili ma che però vengono tenuti nascosti dalla macchina della propaganda non solo commerciale ma anche legata al turismo e alla cultura.
C'è anche chi adora solo il lato tecnico che definisce artistico perché ha trovato uno scenario incontaminato, una scenografia idilliaca, in realtà coloro riproducono un mondo immaginario ed ideale che anche se reale, si presenta davanti ai nostri occhi ben poche volte (10 minuti l'anno?), per cui quel che fanno è il cercare di riprodurre cartoline già viste, per cercare di ricreare un certo impatto, una certa emozione che li colse, ma alla fine sono appunto dei riproduttori di immagini che a me apportano davvero ben pochi benefici, perché anche se fanno crescere l'amore verso la natura, a me fanno salire l'odio per il fatto che sto in città :P
DUE LINK
1 http://cle.ens-lyon.fr/anglais/i-m-the-antidote-to-propaganda-br-a-conversation-with-martin-parr-167745.kjsp?RH=CDL_ANG110300
2 http://www.martinparr.com/2011/photographic-cliches/
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