Cos'è la cosa più eclatante che non può lasciare indifferenti?
Ma la guerra con i suoi scontri, le urla, la sua distruzione, i feriti, il sangue.. i morti.
E allora, se si vuole provare a vivere di fotografia, perché non andare in una bella zona di guerra per poi farsi notare/conoscere da qualche giornale?
Questo è ciò che chiaramente si evince dall'intervista realizzata da Il Post ad un fotografo italiano che da neanche 3 anni vuole sfondare in questo mondo.
"Venire in Siria mi sembrava un’occasione per fare il lavoro che amo: fare buone fotografie e avere maggiore visibilità, farmi conoscere."
3 commenti:
Oggi non sono d'accordo con te.
Se estrapoli quella frase e giustapponi un giudizio ('fare soldi col sangue') manipoli il messaggio e travisi la realtà.
Se vuoi davvero fare i soldi, ti butti nella finanza, non vai in un luogo come la Siria dove i fotografi son percepiti come intrusi e non c'è alcun rispetto per il loro lavoro, dove puoi morire per un nonnulla che vada storto. E' al limiti dell'incoscienza fotografare laggiù. Chi ci mette la vita per mostrare il conflitto com'è realmente, non limitandosi a aggiungere orpelli ai sintetici lanci di agenzia, chi fa lo sforzo e si sporca le mani per approfondire, va comunque rispettato o almeno giudicato con minor retorica.
Che poi alla fine tutto ciò possa anche nutrire un po' l'ego personale per aver fatto qualcosa di coraggioso e rischioso o che ci sia un ritorno economico (ma non pensare che siano così tanti soldi...) non lo vedo come una colpa, quanto piuttosto una ricompensa, e comunque esigua.
Ciao Sandro,
è vero che rischia la vita, è vero che lo fa per passione, è vero che lo fa perché dentro di sé sente che sia giusto riprendere i conflitti, però ci va anche perché sogna soldi, premi e fama; e posso benissimo pensare che per lui sia normale andare in quei posti così come per certi è normale allevare leoni e diventare loro padre/amico o fare altre cose per noi strane e pericolose.
Sono tanti i fotografi professionisti che vanno in quelle zone soltanto per avere uno stipendio: fosse per loro non ci sarebbe mai la pace, altrimenti andrebbero a vivere sotto i ponti, ma mi sa che già gli tocca farlo perché il mercato è saturo e la gente ormai s'è abituata a queste immagini di distruzione e morte.
Con la fotografia non si campa più, a meno che non si realizzino corsi ma sono sempre più numerosi.
Bhe alla fine è stato sincero, più di tanti che lo fanno ma non lo dicono...
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