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28 aprile 2011

Se ciò che resta di noi è una foto

Generalmente le persone di questa società si impegnano molto nel lavoro per godersi dei beni e per lasciare una cospicua eredità tramite la quale farsi ricordare, ma i soldi e tutti gli oggetti, tranne quelli artiginali in copie uniche, non parlano a nome di alcuna persona, sono solo delle cose che stanno lì come potrebbero stare da altri parti.

Quindi cosa resta di una persona morta, quando non c'è neanche un ricordo dentro la testa per svariati motivi? Una fotografia, una sorta di ritratto.

Il problema è che veniamo educati nel nascondere le nostre particolarità e mitigare le caratteristiche delle nostre individualità.
Il risultato a questo punto è una massa uniforme che non dovendo soffermarsi sul prossimo perchè non nota nulla di cui stupirsi e che lo spinga ad interessarsi a questo, procede nel suo cammino e lavoro.

Più siamo omogenei, più il mondo si interessa alle cose e non alle persone; più si è bizzarri, più si hanno possibilità di venire ricordati.
Una foto non dice nulla (in questo caso della vita di quella data persona ritratta) e il fotografo può impegnarsi quanto vuole, ma se il soggetto non ha almeno una particolarità, diverrà un mero oggetto!

1 commento:

Anonimo ha detto...

Fotografiamoci il pene

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