In certi frangenti della propria vita, vuoi perché non si ha niente da fare, vuoi perché si ricevono tanti stimoli, vuoi perché si pensa davvero di aver trovato un'illuminazione che ci renderà felici, ci si sente creativi. Termine che vuol dire tutto e niente. Infatti al giorno d'oggi ogni cosa, anche il lavoro più squallido, si pubblicizza attraverso questa parola, ogni cosa assume rilevanza se è creativa. Chi non usa la creatività sembra essere tagliato fuori.
Ma la creatività a cosa serve?
Se serve per perpetuare lo status quo, se serve a continuare a farci vivere nella stessa maniera, serve solo a fare soldi e ciò che si vede di bello è solo un'illusione utile appunto a fare soldi e
Ad esempio le foto della Benetton sono creatività. Gli spot Carosello sono creatività.
Ma se compriamo ciò che vediamo pubblicizzato la nostra vita cambierà materialmente e cervelloticamente (tutti direbbero spiritualmente, ma dato che non credo allo spirito e all'anima, parlo di cervello. Questa è creatività sovversiva! eheh )?
No. Avremmo semplicemente dato soldi a chi si è mostrato in maniera originale. Niente di meno e niente di più.
Per cui, se voi vi sentite artisti, non dovete per forza buttarvi nella fotografia pubblicitaria, ma potete usare le vostre capacità per mostrare come stanno le cose e per spingerci più in là, verso una sorta di illuminazione :)
Questo blog utilizza solo strumenti di Google, non sono presenti software, app, plugin o altro di fornitori terzi.
4 luglio 2013
20 giugno 2013
Voglio fare il fotografo
Mi fa ridere, anzi, innervosire, tutta quella pletora di gente che dice di voler fare il fotografo (non essere, forse perché pensa di esserlo o forse perché non ha il dono naturale di riuscire a vedere tante cose, tante possibili fotografie, quando va in giro), senza volersi minimamente informare su tutti i problemi in cui incapperà.
Il primo? Sapere cosa offrire.
Il secondo? Sapere a chi offrire le cose del punto uno.
Tanto per iniziare.. e mi sembra già parecchio, non pensate?
Ma chi vuole fare il fotografo, pensa di fare un lavoro poco impegnativo, in cui conti soltanto la propria abilità nel fare una foto perfettina. Capirai. Se qualcuno/tanti clicca/no "Mi piace" su FesiBiuk non vuol dire che si è o che si fa il fotografo, perché tanto nessuno di quelli lì pagherebbe per avere una tua foto, a meno che non li riprendi durante un evento, una gara.
Per non parlare di quelli che sono già abbastanza inseriti, pur essendo agli inizi, ma che si lamentano delle loro collaborazioni, perché sporadiche o poco remunerative. Vale il discorso di prima: non basta essere bravi a fare una foto perfettina (fuoco ok, esposizione ok.. capirai, con le macchine e i negativi RAW di oggi non è molto complicato averle perfette in automatico o sistemarle in due secondi al computer) per ottenere grandi incassi.
Che poi mi viene da pensare: "Non è che questi figuri, oltre a voler fare un mestiere secondo loro poco usurante, lo vogliono fare per incassare facilmente tanti soldini?" Allora smettetela di parlare di passione fotografica. Non c'è niente di bello nel fare click. Il bello, e si chiama sentimento, c'è se si riesce a far passare un messaggio o se si riesce a creare un'atmosfera. Se vi piace cincischiare con le macchine sempre più sofisticate o con i programmi di fotoritocco, non siete dei fotografi, siete dei meccanici e degli smanettoni. Non avete poesia, siete dei tecnici. Non spacciatevi per fotografi!
Se si vuole fare il fotografo bisogna vedere e capire come lavorano i fotografi che più ci piacciono e vedere se la tematica da loro affrontata si confà con il nostro carattere.
Quindi avere così in mente anche il tipo di cliente a cui ci potremmo rivolgere.
Gente che si sposa o associazioni culturali/sportive e aziende? Le ultime due sono sicuramente più stimolanti.
Il primo? Sapere cosa offrire.
Il secondo? Sapere a chi offrire le cose del punto uno.
Tanto per iniziare.. e mi sembra già parecchio, non pensate?
Ma chi vuole fare il fotografo, pensa di fare un lavoro poco impegnativo, in cui conti soltanto la propria abilità nel fare una foto perfettina. Capirai. Se qualcuno/tanti clicca/no "Mi piace" su FesiBiuk non vuol dire che si è o che si fa il fotografo, perché tanto nessuno di quelli lì pagherebbe per avere una tua foto, a meno che non li riprendi durante un evento, una gara.
Per non parlare di quelli che sono già abbastanza inseriti, pur essendo agli inizi, ma che si lamentano delle loro collaborazioni, perché sporadiche o poco remunerative. Vale il discorso di prima: non basta essere bravi a fare una foto perfettina (fuoco ok, esposizione ok.. capirai, con le macchine e i negativi RAW di oggi non è molto complicato averle perfette in automatico o sistemarle in due secondi al computer) per ottenere grandi incassi.
Che poi mi viene da pensare: "Non è che questi figuri, oltre a voler fare un mestiere secondo loro poco usurante, lo vogliono fare per incassare facilmente tanti soldini?" Allora smettetela di parlare di passione fotografica. Non c'è niente di bello nel fare click. Il bello, e si chiama sentimento, c'è se si riesce a far passare un messaggio o se si riesce a creare un'atmosfera. Se vi piace cincischiare con le macchine sempre più sofisticate o con i programmi di fotoritocco, non siete dei fotografi, siete dei meccanici e degli smanettoni. Non avete poesia, siete dei tecnici. Non spacciatevi per fotografi!
Se si vuole fare il fotografo bisogna vedere e capire come lavorano i fotografi che più ci piacciono e vedere se la tematica da loro affrontata si confà con il nostro carattere.
Quindi avere così in mente anche il tipo di cliente a cui ci potremmo rivolgere.
Gente che si sposa o associazioni culturali/sportive e aziende? Le ultime due sono sicuramente più stimolanti.
13 giugno 2013
Zizola alla Sandretto
Forza, andiamo a vedere come risultano e risaltano i poveri nelle fotografie, così ci sentiremo tutti più buoni :)
Non dico ciò perchè sono menefreghista, anzi, io vorrei che si aiutassero meglio i rifugiati politici, ma secondo me gli italiani, anche se si definiscono democratici, guardano i poveri per sentirsi meglio: si autoconfrontano, ne escono vincitori e per non rischiare di finire come i poveri (d'Italia o del mondo) continuano a comportarsi come hanno fatto fino ad ora, ovvero badando al proprio ombelico (pancia e conto corrente). Alla fine quel che vediamo sono manifestazioni di operai che badano agli operai, di studenti che badano agli studenti, di poliziotti che badano ai poliziotti e così via. Insomma, per non pensare ai poveri del mondo c'è sempre qualche scusa ("Hanno tagliato questa cosa, non si può più andare avanti, ecc.").
A proposito di conto corrente, non sarebbe male una mostra sui fotografi alla canna del gas. Eh già, perché l'attrezzatura e i viaggi (anche brevi, ma ripetuti) costano e dalla realizzazione alla pubblicazione ce ne passa, e dalla pubblicazione al pagamento ancora di più, eheh
--- Mostra fotografica "Urban Survivors. Sopravvivere nelle baraccopoli "
Inaugurazione
18 giugno ore 18.30 presso l'Auditorium con Loris De Filippi - Presidente di Medici Senza Frontiere Italia.
I fotografi Pep Bonet, Alixandra Fazzina, Stanley Greene, Jon Lowenstein e Francesco Zizola, cinque tra i più importanti fotogiornalisti al mondo dell'agenzia Noor, hanno visitato le baraccopoli di Dacca (Bangladesh), Port-au-Prince (Haiti), Johannesburg (Sud Africa), Karachi (Pakistan) e Nairobi (Kenya) per raccontare le storie di chi ogni giorno lotta per sopravvivere lontano dai riflettori.
La mostra è in esposizione dal 18 al 30 giugno 2013 dalle ore 10:00 alle ore 19:00, il giovedì fino alle 23:00 ---
Non dico ciò perchè sono menefreghista, anzi, io vorrei che si aiutassero meglio i rifugiati politici, ma secondo me gli italiani, anche se si definiscono democratici, guardano i poveri per sentirsi meglio: si autoconfrontano, ne escono vincitori e per non rischiare di finire come i poveri (d'Italia o del mondo) continuano a comportarsi come hanno fatto fino ad ora, ovvero badando al proprio ombelico (pancia e conto corrente). Alla fine quel che vediamo sono manifestazioni di operai che badano agli operai, di studenti che badano agli studenti, di poliziotti che badano ai poliziotti e così via. Insomma, per non pensare ai poveri del mondo c'è sempre qualche scusa ("Hanno tagliato questa cosa, non si può più andare avanti, ecc.").
A proposito di conto corrente, non sarebbe male una mostra sui fotografi alla canna del gas. Eh già, perché l'attrezzatura e i viaggi (anche brevi, ma ripetuti) costano e dalla realizzazione alla pubblicazione ce ne passa, e dalla pubblicazione al pagamento ancora di più, eheh
--- Mostra fotografica "Urban Survivors. Sopravvivere nelle baraccopoli "
Inaugurazione
18 giugno ore 18.30 presso l'Auditorium con Loris De Filippi - Presidente di Medici Senza Frontiere Italia.
I fotografi Pep Bonet, Alixandra Fazzina, Stanley Greene, Jon Lowenstein e Francesco Zizola, cinque tra i più importanti fotogiornalisti al mondo dell'agenzia Noor, hanno visitato le baraccopoli di Dacca (Bangladesh), Port-au-Prince (Haiti), Johannesburg (Sud Africa), Karachi (Pakistan) e Nairobi (Kenya) per raccontare le storie di chi ogni giorno lotta per sopravvivere lontano dai riflettori.
La mostra è in esposizione dal 18 al 30 giugno 2013 dalle ore 10:00 alle ore 19:00, il giovedì fino alle 23:00 ---
11 giugno 2013
10 giugno 2013
Street photography, cos'è, quante ce ne sono?
Ieri ho letto una discussione sulla Street Photography, su com'è si è evoluta, su com'è cambiata e quindi sulle differenze fra i diversi autori.
Non è ancora comunque ben chiaro cosa significhi S.P., forse perché i fotografi più famosi, definiti streepher, in realtà realizzavano non solo serie di foto di vita quotidiana o di eventi per strada, ma anche ritratti di persone famose. Quindi dei reportage con all'interno della cosidetta street, ma penso che questo termine sia recente e che venga realizzato da chi lo fa per passione e non per professione.
Di sicuro all'interno di questo genere, possono far parte anche fotografie realizzate in interni come bar, discoteche, stadi, ecc. Insomma, street ph. significa riprendere l'umanità a noi più vicina o lontana, nei luoghi che frequenta, soliti o insoliti.
Anche i reportage di guerra sono vera e propria street photography, perché in mezzo ad un combattimento, proprio come durante la ripresa della vita quotidiana in giro per la città, niente viene impostato, la fotografia non è frutto di un progetto del fotografo, questo, cioé, non ha detto a tizio di fare questo, di stare lì anziché là, così come non ha con sé un assistente che gli posiziona i fari.
Due secondo me sono le caratteristiche fondamentali: 1) il riprendere la solitudine, la povertà e le disgrazie per mostrarle alla gente ignara di ciò (o che snobba ciò), chiusa nel loro piccolo mondo borghese; 2) il riprendere spazi urbani, periferici o centrali, sotto una nuova luce, cercando magari di riprendere azioni sagaci e divertenti.
Io preferisco il secondo tipo di immagine, perché le problematiche del mondo le affronto già leggendo e ovviamente vedendo certe cose di persona, per cui vedo quindi la fotografia come un mezzo per farmi vedere che tutto sommato i lati positivi ci sono, che nonostante tutto la gente sorride ancora, si aiuta ancora, che le differenze non ostacolano l'interagire fra umani.. Vedo la fotografia come uno degli strumenti che mi può dare l'energia vitale per essere attivo: "Dai che non è tutto grigio, dai che non ci sono solo ingiustizie", ecc.
Insomma, fotografia per vedere il mondo maniera diversa, per avere un buon motivo per uscire fiducioso di incontrare qualcuno o qualcosa di particolare e bizzarro che mi farà sorridere o pensare!
Alla fine penso che QUESTO mio video mi rappresenti..
Non è ancora comunque ben chiaro cosa significhi S.P., forse perché i fotografi più famosi, definiti streepher, in realtà realizzavano non solo serie di foto di vita quotidiana o di eventi per strada, ma anche ritratti di persone famose. Quindi dei reportage con all'interno della cosidetta street, ma penso che questo termine sia recente e che venga realizzato da chi lo fa per passione e non per professione.
Di sicuro all'interno di questo genere, possono far parte anche fotografie realizzate in interni come bar, discoteche, stadi, ecc. Insomma, street ph. significa riprendere l'umanità a noi più vicina o lontana, nei luoghi che frequenta, soliti o insoliti.
Anche i reportage di guerra sono vera e propria street photography, perché in mezzo ad un combattimento, proprio come durante la ripresa della vita quotidiana in giro per la città, niente viene impostato, la fotografia non è frutto di un progetto del fotografo, questo, cioé, non ha detto a tizio di fare questo, di stare lì anziché là, così come non ha con sé un assistente che gli posiziona i fari.
Due secondo me sono le caratteristiche fondamentali: 1) il riprendere la solitudine, la povertà e le disgrazie per mostrarle alla gente ignara di ciò (o che snobba ciò), chiusa nel loro piccolo mondo borghese; 2) il riprendere spazi urbani, periferici o centrali, sotto una nuova luce, cercando magari di riprendere azioni sagaci e divertenti.
Io preferisco il secondo tipo di immagine, perché le problematiche del mondo le affronto già leggendo e ovviamente vedendo certe cose di persona, per cui vedo quindi la fotografia come un mezzo per farmi vedere che tutto sommato i lati positivi ci sono, che nonostante tutto la gente sorride ancora, si aiuta ancora, che le differenze non ostacolano l'interagire fra umani.. Vedo la fotografia come uno degli strumenti che mi può dare l'energia vitale per essere attivo: "Dai che non è tutto grigio, dai che non ci sono solo ingiustizie", ecc.
Insomma, fotografia per vedere il mondo maniera diversa, per avere un buon motivo per uscire fiducioso di incontrare qualcuno o qualcosa di particolare e bizzarro che mi farà sorridere o pensare!
Alla fine penso che QUESTO mio video mi rappresenti..
8 giugno 2013
R.I.P.
L'Inverno è stato veramente duro, mi ha spinto a correre anche sopra la neve per non dire in mezzo, poi quando mi sentivo in forma, ecco la notizia-batosta: E' morto Gabriele Basilico.
Fu lui a spingermi, ovviamente in maniera indiretta, a cercare anfratti, luci, decadenze e spazi urbani, di giorno o di notte, molte volte da solo e raramente con un amico.
E' morto a metà febbraio, ma c'era poco da dire come anche ora, se non che non me l'aspettavo. Sembra che un male incurabile l'abbia colto quasi improvvisamente. Altri invece dicono che era malato da circa un anno.
Da fine maggio, comunque, a Cinisello Balsamo c'è una grande mostra (100 stampe) che lo vuole ricordare. Dove? Museo Fotografia Contemporanea.
Questa mostra mi ha spinto a riscrivere in questo mio blog.
Saluti.
Fu lui a spingermi, ovviamente in maniera indiretta, a cercare anfratti, luci, decadenze e spazi urbani, di giorno o di notte, molte volte da solo e raramente con un amico.
E' morto a metà febbraio, ma c'era poco da dire come anche ora, se non che non me l'aspettavo. Sembra che un male incurabile l'abbia colto quasi improvvisamente. Altri invece dicono che era malato da circa un anno.
Da fine maggio, comunque, a Cinisello Balsamo c'è una grande mostra (100 stampe) che lo vuole ricordare. Dove? Museo Fotografia Contemporanea.
Questa mostra mi ha spinto a riscrivere in questo mio blog.
Saluti.
19 novembre 2012
Fare soldi col sangue
Cos'è la cosa più eclatante che non può lasciare indifferenti?
Ma la guerra con i suoi scontri, le urla, la sua distruzione, i feriti, il sangue.. i morti.
E allora, se si vuole provare a vivere di fotografia, perché non andare in una bella zona di guerra per poi farsi notare/conoscere da qualche giornale?
Questo è ciò che chiaramente si evince dall'intervista realizzata da Il Post ad un fotografo italiano che da neanche 3 anni vuole sfondare in questo mondo.
"Venire in Siria mi sembrava un’occasione per fare il lavoro che amo: fare buone fotografie e avere maggiore visibilità, farmi conoscere."
Ma la guerra con i suoi scontri, le urla, la sua distruzione, i feriti, il sangue.. i morti.
E allora, se si vuole provare a vivere di fotografia, perché non andare in una bella zona di guerra per poi farsi notare/conoscere da qualche giornale?
Questo è ciò che chiaramente si evince dall'intervista realizzata da Il Post ad un fotografo italiano che da neanche 3 anni vuole sfondare in questo mondo.
"Venire in Siria mi sembrava un’occasione per fare il lavoro che amo: fare buone fotografie e avere maggiore visibilità, farmi conoscere."
16 novembre 2012
Calendari EPSON
Non li scopro solo ora, ma tornandoci questa sera, ho davvero goduto notando la presenza dei PDF di tutti i vari calendari Epson firmati da.. grandi firme della fotografie.
Cliccate qui per l'elenco
E cliccate invece qui per il calendario di Massimo Vitali, abilissimo nel ritrarre gli ampi scenari dei nostri spot italici più turistici dove si riversano masse quasi infinite di turisti.
Cliccate qui per l'elenco
E cliccate invece qui per il calendario di Massimo Vitali, abilissimo nel ritrarre gli ampi scenari dei nostri spot italici più turistici dove si riversano masse quasi infinite di turisti.
12 novembre 2012
La Fotografia come opera d'arte
Leggo da un po' di tempo che la Fotografia, che le opere fotografiche, costando meno di sculture e dipinti, attirano molti nuovi collezionisti.
Ma perché mai si dovrebbero realizzare fotografie per addobbare stanze altrui, per essere smerciate, per ricavarne sempre più profitto?
La fotografia la intendo in due modi: o come documentazione - quando è utile riprendere una cosa che interessa a terzi - o come ricerca e piacere personale - e anche qua può esserci documentazione così come ricerca di particolari cose, persone e/o atmosfere.
Se a qualcuno piacciono, ben venga venderle in singole copie affinché col tempo, proprio come dei dipinti, acquistino valore, ma puntare tutto sul collezionismo, che secondo me è un disturbo mentale, non ha senso, perché viene modificato il motivo per cui si fotografa e chi ora inizia a fotografare per fare la bella vita (LOL) grazie al proprio occhio (il terzo?) sarà costretto a sentirsi estraneo al mondo reale proprio come gli egocentrici poeti.
Mah, quasi quasi vado a fare i matrimoGNi.
Ma perché mai si dovrebbero realizzare fotografie per addobbare stanze altrui, per essere smerciate, per ricavarne sempre più profitto?
La fotografia la intendo in due modi: o come documentazione - quando è utile riprendere una cosa che interessa a terzi - o come ricerca e piacere personale - e anche qua può esserci documentazione così come ricerca di particolari cose, persone e/o atmosfere.
Se a qualcuno piacciono, ben venga venderle in singole copie affinché col tempo, proprio come dei dipinti, acquistino valore, ma puntare tutto sul collezionismo, che secondo me è un disturbo mentale, non ha senso, perché viene modificato il motivo per cui si fotografa e chi ora inizia a fotografare per fare la bella vita (LOL) grazie al proprio occhio (il terzo?) sarà costretto a sentirsi estraneo al mondo reale proprio come gli egocentrici poeti.
Mah, quasi quasi vado a fare i matrimoGNi.
9 novembre 2012
Photissima 2012: i fotografi che conosco
Non ve ne fregherà nulla, ma ecco un elenco dei fotografi che conosco da tempo e che saranno presenti con le loro opere a Photissima 2012 a Torino in questi giorni (ingresso 5 euro).
Bill Owens (Area Lina)
Maurizio Galimberti (Biasutti)
Robert Doisneau (Ikona Gallery)
Paolo Monti (I.K.)
Ferdinando Scianna (I.G.)
Franco Fontana (Sabrina Raffaghello)
PS: chiusura prorogata al 25 novembre, ingresso anche solo ad 1 euro previa registrazione on-line.
Bill Owens (Area Lina)
Maurizio Galimberti (Biasutti)
Robert Doisneau (Ikona Gallery)
Paolo Monti (I.K.)
Ferdinando Scianna (I.G.)
Franco Fontana (Sabrina Raffaghello)
PS: chiusura prorogata al 25 novembre, ingresso anche solo ad 1 euro previa registrazione on-line.
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