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9 agosto 2010

L'attimo fuggente nel paesaggio


Tutti i fotografi concordano sul fatto che nella vita di strada ci siano degli attimi da riprendere perché unici (interazioni umane o fra uomo e animali, combinazioni di gesti, colori, eventi veri e propri), ma nessuno ha mai menzionato il paesaggio, col suo cambiamento, come fuggevole, probabilmente perché molti, soprattutto i dilettanti, sono degli inguaribili romantici e ricercano una sempiterna bellezza lontano dalle città, e forse perché Henri Cartier-Bresson è ritenuto il fotografo più famoso di tutti i tempi e la cui street-photography dà ispirazione (sicuramente il suo doppio cognome da aristocratico influisce sul suo fascino).

La fotografia nasce sia per riprendere i volti delle persone per farne dei bei ritratti, sia per riprendere il paesaggio, naturale e urbano. E tutto sembra immutabile e, nel caso non lo fosse, si pretende di immaginarlo così, forse per non cadere in depressione, infatti chi riprende una ristretta cerchia di persone lungo svariati anni viene ritenuto un artista.
Ma anche il paesaggio cambia e anche là dove non cambia da decenni, c'è sempre un qualcosa che spunta all'improvviso e che sempre all'improvviso svanisce o si deteriora. A me è capitato svariate volte di passare per zone urbane notando qualcosa di particolare, promettendomi di ripassarci dopo qualche giorno per riprenderle, ma purtroppo non sempre si ritrova lo stesso scenario, perché tutto può cambiare e ciò rende unico qualsiasi cosa.

Ultimamente me ne sono reso conto quando ho trovato una bella sedia abbandonata nel giardinetto del cortile del mio condomionio: al mattino una bella luce la tagliava a metà e il resto era adombrato da un albero; il giorno dopo però non c'era già più.
Un altro esempio sono i cartelloni pubblicitari che ben si adattano ad una certa zona, come quello con la pubblicità di un supermercato sito nell'estrema periferia che mostrava cibo ad un prezzo bassissimo per la gente che abita nei palazzoni posti dietro questo, ma che due giorni dopo non c'era già più, proponendo altre merci, ma non strettamente per clienti poveri.

Dobbiamo smetterla di ritenere l'attimo fuggente come prerogativa degli umani che camminano in città, siccome questi fanno e disfanno, hanno le mani dappertutto e quindi anche il paesaggio, sia nelle piccole cose (vedi sopra: sedie, pubblicità), sia nelle grandi (industrie in fase di demolizioni, nuove autostrade, nuovi complessi residenziali).

I fotografi urbani devono fare attenzione ai piccoli cambiamenti che avvengono in città e anche alle combinazione di cose che, messe assieme (per caso), ci forniscono spiegazioni sui comportamenti umani in generale.

Danx

31 luglio 2010

Il richiamo della foresta

Mi è rimasta impressa una serie di fotografie, di un artista tedesco di cui purtroppo non ricordo il nome, in cui venivano riprese automobili al limitare di boschi vari.

Ricordo vagamente qualche foto, mi pare ci fossero atmosfere di ogni tipo, estate e inverno, e ciò testimonia il concetto che invece m'è rimasto dentro, ovvero il ritorno alla natura di normali persone che, nonostante vivano in un mondo antropizzato, moderno, tecnologico, industriale nel quale si dimenano, tirano la cinghia, corrono e trovano nuove e sempre uguali code e pestiferi ingorghi, decidono un giorno la settimana o un giorno al mese di uscire via e di scappare in un mondo sempre uguale a sé stesso che presenza pericoli immodificati da tempi immemori che prendono il nome di animali o di tempeste.

Il mondo degli uomini cambia, il mondo della natura, a parte estinzioni e ritiro dei ghiacciai, possiamo dire che resta immutato e ciò ci affascina.

L'altro giorno ero in bici in montagna e quando ho visto sulla cima di un cucuzzolo un parcheggio non ci ho pensato due volte e ho voluto riprendere le automobili come abbandonate da umani che lasciano la sicurezza materiale e tecnologia per l'avventura naturale.

A queste due foto, ne aggiungo altre scattate lungo strade collinare da cui si diramano sentieri di giardini e parchi.

(bassa qualità: presa dal sito della mia agenzia)

29 luglio 2010

Carnevale di Venezia 2010

Leggerissimamente in ritardo, ecco alcune mie foto realizzate il 14 Febbraio 2010 a Venezia durante il Carnevale.


Un pò d'inquietudine:







Qualche particolare:







Qualche sorriso:







Qualche mascherina:






DANX

22 luglio 2010

Candido boschetto oscuro

Ops, mi sono appena reso conto di essermi dimenticato in tutti questi mesi di caricare queste foto di un boschetto innevato!

Spazi ampi e poi sempre più ristretti:

Non fate caso alla scritta danximage.com Era il mio sito, era!

PS: Ah, se soffrite il caldo non fate come vogliono i politici, ovvero non andate nei centri commerciali e non compratevi gli apparecchi per l'aria condizionata, per loro essenziale perché fa girare l'economica, bensì andate in un boschetto, così oltre al fresco vedrete anche un pò di vitale natura, no? E i posti di lavoro? Beh, ce n'è fin troppa di gente che lavora e il mondo si vede in che situazione si trova, quindi smettete di figliare innanzitutto, così si ridurrà l'inquinamento e il problema della disoccupazione :)

30 giugno 2010

Walldone

C'è un concorso troppo fikokrasto che finisce oggi e che si chiama Wall Done Contest in cui si cerca una fotografia da ingrandire per abbellire il muro della sede di un'azienda.

Ecco la mia foto inviata:

Ah, la foto è quella che sta virtualmente su quel bel muro bianco dietro quella fantastica bici single speed.
La foto fa parte di un mio progettino chiamato "Private Nature", ovvero la natura che si trova dietro muri, dentro proprietà private più o meno lussureggianti e la cui vista è molto spesso negata.

Danx

26 giugno 2010

Moderatamente Forza Italia

Questa bandiera ripresa prima della disfatta con la Slovacchia, mi sa che la sapeva lunga..

16 giugno 2010

2 giugno 2010

Colori sparati

Ok, allora nell'ultimo post di 15 giorni parlavo dei colori, del fatto che danno bellezza e senso anche a cose che non hanno alcuna di queste qualità e perciò bisogna andarci cauti, poichè..la realtà è in bianco e nero: se levassimo il colore dal mondo, noteremmo la banalità e lo schifo.

Cmq..eccomi finalmente caricare qui due foto che possono prestarsi a questo mio filone contemporanesistenzialistico :)


Ma questo è uno stile che approfondirò più avanti, ora devo completare una serie più documentaristica, in parte a colori, in parte b.n.

13 maggio 2010

Bianco e nero o colore?

Ad inizio 2010 ho scattato molto in bianco e nero riprendendo serie di costruzioni in periferia: complessi e blocchi di case e via dicendo, in una maniera molto rigorosa e fredda, diciamo.
Con l'avvento della primavera, invece, da questa periferia ho trovato stimoli dai colori, pur se provenienti da oggetti non belli, non artistici, cambiando anche tipo di ripresa, di inquadratura.
Un approccio completamente diverso, soprattutto se guardo gli ultimissimi scatti.

Io penso che la realtà debba essere guardata in bianco e nero, poichè i colori sono "specchietti per le allodole", sono finti abbellimenti che fanno accettare all'uomo della strada questo mondo distruttivo e devastato, però...sono necessari.
Probabilmente la mia ricerca continuerà nei prossimi mesi sul colore, perchè è anche compito di un determinato tipo di fotografo cercare di trovare vita laddove non è presente.
La si può trovare nei segni che gli umani lasciano con le loro attività e spostamenti e col colore si ingigantirebbe il loro impatto...

Chissà, forse..
Di sicuro penso che cercare colori sia un segno di ottimismo.

Sito personale

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