Ricorderete sicuramente tutti le risate per via telefono di due imprenditori senza scrupoli che, dopo aver saputo del terremoto e dei crolli avvenuti a L'Aquila e dintorni nel 2009, si pregustavano gli affari in vista.
Penso che la stessa cosa sia capitata a molti fotografi di professione, perchè eventi clamorosi, eclatanti e (non troppo) unici come questo possono far vendere tante foto in tutto il mondo.
Per fortuna non è stato il mio caso. A me solo in questi ultimi mesi era presa la voglia di andare a vedere la situazione, non per vedere il dramma quindi, ma per documentare lo stato dei lavori e la vita nelle cosidette "new town", in realtà molto new e poco town!
Adesso è il turno dell'Emilia. Essendo più vicina a dove abito, avrei potuto andare lì subito e riprendere i crolli e la gente disperata. Neanche sta volta mi è venuta voglia di tutto ciò. E' proprio contro la mia etica, non riesco a riprendere la gente che soffre, così come fino a pochi anni fa non riuscivo neanche a fotografare la gente che lavorava.
Mi si potrebbe obiettare che il dramma va ripreso per risvegliare le coscienze, per mettere in moto una macchina umanitaria per aiutare i nostri simili che soffrono.
Ma io sto cercando di mettere assieme un po' di roba da inviare e proprio in questi momenti, senza alcuna fotografia dinnanzi a me, sento tutto il loro dramma. Chi ha bisogno di foto e/o video per immedesimarsi, non merita i miei sforzi per fargli comprendere la tragedia, la sofferenza, ecc.
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