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10 aprile 2012

Un modo per fotografare la città

Quando si fotografa la città, se si vuole andare oltre la mera documentazione, che è rispettabilissima essendo utile, si deve girare fino a che non si trovi uno scenario che ci trasmette qualcosa, anche un posto banale e con pochi s-oggetti, ma che appunto ci comunica qualcosa e solitamente ciò non avviene con i posti più famosi, rinomatici e visitati dai turisti.  Lasciate stare i monumenti, siano essi vecchi o contemporanei, lasciate stare le piazze più famose, ma girate, girate e girate dove nessuno si reca con la macchina foto. Non è una questione di originalità, ma di sentimento e di avere un giusto rapporto con la realtà odierna.

Solitamente una grande città è caratterizzata da ampie zone dove si ravvede l'inutilità dei nostri sforzi quotidiani per tirare a campare, perchè, specie nelle giornate grigie e di notte, vediamo ampie distese di terra (in realtà asfalto, con magari ciuffi d'erba o qualche patetico cespuglio - in realtà la pateticità non è del cespuglio, ma degli umani che per non sentirsi troppo contro natura, piantano qualcosa nel loro deserto grigio -) abbandonata che non può non dirci qualcosa come ad esempio: "Viviamo per i numeri dell'economia, viviamo per incassare e spendere, per accumulare..e poi dove stiamo? In un posto sempre più innaturale e disumano".

La differenza fra chi inizia a fotografare e chi vuole fotografare con sentimento, dando un po' di drammaticità alla propria fotografia, sta qui. Il primo è occupato a pensare ai problemi tecnici per riprendere in modo impeccabile un dato soggetto, che solitamente è piacevole per la vista di tutti quanti: il secondo, invece, cerca scenari in cui sia la città a dirgli qualcosa, qualcosa che solo lui sa cogliere e che poi cerca di trasmettere a tutti. Il primo trasmette informazioni, il secondo sentimenti. Non è facile, a volte è snervante.

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