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31 agosto 2010

Tutto è relativo

Ph: Gary Winogrand

Nel blog "Fotocrazia" di Michele Smargiassi, giornalista de "La Repubblica", lasciai questo commento sotto un post riguarda la “sfocatura differenziale” o “tilt-shift photography“:

"Sfocare significa reputare di scarso interesse quella data cosa o scenario. Mi chiedo l’utilità di questa tecnica (più che stile, mi pare proprio una tecnica). Uno stile unico (modo di relazionarsi col soggetto, di muoversi, di usare il mezzo fotografico), quindi veramente personale, è ravvisabile in pochissimi: fra questi cito William Klein e Bruce Gilden.
Venendo alla questione di questo interessante articolo, penso che non ci si possa stupire dell’acquisizione di una foto simile da un fotografo che ha copiato lo stile di Barbieri, poichè in siti internazionali come FlickR è pieno di gente che fa a gara a chi gli viene meglio.
Ormai è diventato un giochino per passare la serata
:)
La tecnica te la puoi fare col tempo, mentre lo stile…o hai idee ben chiare e una personalità abbastanza forte o rimani a quella."


Lo ripropongo qui perché ho notato, qualche giorno fa, la risposta di una ragazza, tale Vale74:


"@Danx: stai commettendo un grave errore
nella tua affermazione. In fotografia lo sfuocato ha moltissima importanza, quanto ciò che é a fuoco. In termini di peso visuale l’occhio é attratto prima da ciò che é a fuoco, ma poi cade inevitabilmente sullo sfuocato per riposare.
Ed é proprio lì che si vede la differenza tra una fotografia che tiene l’interesse dell’osservatore
ed una che ci fa venir voglia di passare alla successiva.
Questa tecnica di cui si parla nell’articolo é diventata molto popolare per via di tutorial su Photoshop (già vedo i così detti “puristi” contorcersi in una smorfia di dolore) apparsi su riviste specializzate (Practical Photography) e su internet.
Infatti seppure tale effetto “miniatura” sia possibile realizzarlo “in camera” mediante l’uso di lenti specifiche (tilt), richiede comunque alcuni accorgimenti, ad esempio nella saturazione dei colori, da effettuare nella darkroom digitale per accentuare l’effetto “plasticoso”.
Quanto all’affermazione secondo cui “la tecnica la puoi fare col tempo, mentre lo stile…” é proprio vero l’opposto: “impara la tecnica e poi dimenticala”.
Viceversa un pilota dovrebbe saper affinare la staccata e l’entrata in curva prima ancora di saper usare il cambio?"

A cui ho prontamente replicato:

"Vale, probabilmente abbiamo ragione entrambi, le tue affermazioni non fanno una piega, ma per quanto riguarda lo stile pensa a Winogrand che iniziò per puro divertimento, non certo perché pratico o appassionato di tecnica. Diciamo che l’esempio dell’autista centra poco, qui si discute di arte, non di uno sport dove devi avere tutto altrimenti rischi la vita.
Per quanto riguarda lo sfocato, come ho appena detto, puoi avere ragione come me, ti ricordo il gruppo F.64 e le foto dei New Topographers: non mi risulta che sfocassero, eheh"

In uno still-life ed in un ritratto, lo sfocato è importantissimo, ma le fotografie paesaggistiche riprese con la tecnica sopra menzionata non le capisco: possono attrarre inizialmente per via della novità, ma già dopo 10 foto sai già come vedrai il mondo: dall'alto e con una minima parte visibile. Non penso dia grandi soddisfazioni per il "lettore di fotografie".
E' di paesaggio che appunto si parlava, non a caso ho menzionato il gruppo di Weston e Adams e quello più recente dei new topographers che denunciavano l'urbanizzazione selvaggia del west americana, ma si può parlare anche di street photography: nelle foto ravvicinate di Martin Parr lo sfocato è importantissimo per attirare l'attenzione sui particolari di quella data persona, ma in quelle di Winogrand lo è di meno, infatti vediamo più soggetti, come nelle foto dello zoo di New York:

Perché mai si dovrebbe desiderare di passara alla foto successiva se quella che si sta visionando e leggendo non presenta elementi sfocati? Lo sfocato incrementa l'importanza che si da ad un oggetto e ad una persona, ma a volte è giusto voler mostrare chiaramente tutto l'ambiente circostante. Il desiderio di cambiare foto spunta a causa di ben altri fattori: composizione, angolazione, colore, tematica scelta dall'autore, comprensione del messaggio, etc.

Per quanto riguarda lo stile e la tecnica, come già scritto nel mio secondo commento, penso che debba prevalere questo se si vuole essere riconosciuti come autori unici o quasi, infatti le persone che si ricorderanno di te non lo faranno per la tua bravura tecnica (è pieno il mondo di perfezionisti rinchiusi negli studi) che rischia di mettere in secondo piano il tuo rapporto con la realtà, ma per come affronti la realtà. Molte volte una foto mossa ma sincera è molto meglio di una perfetta, così perfetta da risultare finta.

Per me saper fotografare significa inserire dentro un riquadro elementi che mostrino una propria idea, proprio come fosse un dipinto, per mefotografare è un atto soggettivo, ma purtroppo, e soprattutto in Italia, fotografare significa mettersi al servizio delle altre arti per mostrare la loro bellezza a più gente possibile, senza considerare la fotografia come un mezzo d'espressione.

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